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Oltre la felicità

BY OMID SAFI (@OSTADJAAN),  COLUMNIST

I lunghi viaggi sono il momento per me di qualche piacere proibito: libri che altrimenti non riuscirei a leggere, lunghe lettere a carissimi amici e, bisogna dirlo, film. Mi è giunto uno di questi, un film Disney chiamato Inside Out.

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Un film adorabile, sulle emozioni che noi tutti ci portiamo dentro. Gioia, tristezza, rabbia, paura, disgusto. Ognuna è personificata: “gioia” ha un aspetto luminoso, tristezza è una ragazzina “blu”, la rabbia un omino tozzo che spara fiamme d’ira dalla testa, e così via. Le emozioni vogliono che la ragazzina (“Riley”), la protagonista, sia felice. A un certo punto del film mandano addirittura via “tristezza”, in modo che Riley possa avere una possibilità per essere Felice. Poi vedono che non è possibile essere un tutt’uno se mandiamo via una qualsiasi parte di noi. Ogni emozione ha un suo ruolo in questa storia di redenzione. Alla fine, si trovano ad essere d’accordo sul fatto che Riley possa essere “intera” solo accettando il ruolo di ciascuna di loro.

Io voglio essere oltre la felicità

Da qualche parte nel mezzo della visione del film, mi sono trovato a pensare a qualcosa di molto più significativo. Io voglio essere oltre la felicità. Ciò che ciascuno di noi desidera è di essere “intero”.

Girando per librerie, si trovano – spesso a fianco agli scaffali delle religioni, di spiritualità e, purtroppo, anche di business – gli inevitabili scaffali dell’”aiutare sé stessi”. L’aiutare se stessi è un grandissimo business. Amazon conta qualcosa come 1635 titoli di libri sull’ “aiutare se stessi per la felicità”. Vengono spesi miliardi sulla promessa della felicità.

Libri, podcast, workshop, seminari e ritiri promettono moltissime cose. Attingono da molte tradizioni religiose diverse, insegnamenti spirituali, e alcuni senza una tradizione distinguibile. Essenzialmente, hanno una cosa in comune: c’è un segreto per la felicità. Segui questo insegnamento e troverai la felicità.

Non è nuova la promessa di un sapere segreto, esoterico. Ce l’avevano i Greci, i Persiani, gli Indiani. Alcuni testi attribuiti sia a Gesù che a Maometto li rappresentano salire sulla cima di una montagna con i discepoli più meritevoli e sussurrar loro all’orecchio il segreto dei segreti. Quando scendono dalla montagna, il resto dei discepoli chiede al discepolo prescelto cosa è stato detto.  Lui risponde semplicemente: “Se te lo dicessi, mi lapideresti.”

Un segreto così importante

C’è un segreto così importante, così bello, così riempito di misteri, che quei discepoli riempiti di saggezza potrebbero essere lapidati, non da una banda di infedeli ma dai discepoli di Gesù e Maometto. Sì, la saggezza esoterica può essere pericolosa.

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Sì, i segreti mistici sono presi molto seriamente. L’atto di condividere questi segreti può creare un senso di comunità, di intimità, di “appartenenza”.

Al giorno d’oggi sembra esserci ancora un mercato per i sentieri segreti verso la felicità.

Sembra che tutti siano venditori ambulanti di un segreto per la felicità. Fai questo. Compra questo. Ripeti questo mantra. Spalma quell’olio. Posiziona questa pietra. Prega con queste parole.

Forse c’è molto che non capiamo. Forse c’è una stanza per ciascuna di queste cose. E se la felicità fosse un obiettivo troppo piccolo? E se non fossimo fatti per la felicità?

Non intendo dire che tutti quelli che parlano di felicità siano dei falsi o dei ciarlatani. Maestri come Sua Santità il Dalai Lama hanno libri con titoli come L’Arte della Felicità. L’ultimo grande ricercatore musulmano Al Ghazzali ha un famoso libro chiamato Alchimia della Felicità.

Una ricerca evasiva di felicità?

Voglio invece esaminare questa ricerca evasiva della felicità. Mi domando, non  facciamo ancora i conti con qualcosa di troppo facile? Mi chiedo se questa “felicità” non sia in qualche modo evitare il naturale essere alle prese con la sofferenza, con la rabbia, con la tristezza, con ciascuna emozione che ci rende umani? E se in questa facile ricerca di felicità individuale perdessimo la vera forza della vita, con cui tutti a un certo punto ci confrontiamo?

on being - happiness - aikawa ke-compressedPassiamo attraverso questo mondo in mezzo a entrambi, gioia e dolore. In una bella vita, anche la partenza dal mondo (e l’inizio della vita oltre) è sempre un pacchetto di entrambi, gioia e dolore. Speriamo. Se la felicità fosse semplicemente un ospite nel caravanserraglio* del nostro cuore, e fosse previsto di accogliere tutti gli ospiti?

*Il caravanserraglio (/kærəˈvænsəri/;[1] Persian: کاروانسرا‎‎; TurkishKervansaray) era un punto a lato della strada, in cui i viaggiatori (Caravaners) potevano fermarsi e trovare ristoro dal viaggio della giornata. I Caravanserais, specialmente lungo la Via della Seta, erano luoghi che favorivano il commercio, lo scambio e l’informazione.

Se il Dio che ci manda la felicità ci mandasse anche la tristezza? Se il Dio dell’alba ci portasse anche il tramonto? E se ci battessimo per qualcosa al di là della felicità? Come sarebbe puntare a una vita che sia intera?

Intera. Completa.

Inside Out

Tornando a Inside Out. Sospeso sopra le nuvole, ho pensato al significato della morale del film. Non siamo stupidi. Non tutte queste emozioni sono ugualmente belle, ugualmente luminose. La rabbia tende a trascinarci giù, e la gioia ha una connessione intima e profonda con la gratitudine.

Sono cosciente del male che può farci la tristezza, e ho visto talmente tante — non solo persone, anche famiglie — fatte a pezzi dalla tristezza, quando diventa distruttiva. Lo stesso, e forse anche di più, dalla rabbia.

Immagino l’essere interi, la nostra vita come un piatto che ha bisogno di un po’ di sale che metta insieme tutti i gusti. E accettare ciò, accettare che siamo fatti per essere oltre la felicità è, paradossalmente, la chiave della felicità?

Niente paura, non c’è e non ci sarà nessun workshop o seminario legato a questo. E’ semplicemente un percorso che noi, ognuno di noi, deve fare da sé. Anche se abbiamo bisogno di non attraversarlo da soli.

Questo per una vita, ordinaria e spirituale,
Sia personale che sociale,
Meditativa e rituale,
Che abbracci tutte le emozioni che ci rendono uomini,
Per portarci alla felicità,
E oltre la felicità.

Per essere
e diventare
interi.

Pubblicato su On Being, traduzione autorizzata di Silvia Cappuccio

Omid Safi ha una rubrica settimanale su On Being. His column appears every Thursday.

È direttore del Centro Studi  Islamici della Duke University’s. Nel 2009 l’ University of North Carolina gliha conferito un premio per il suo impegno con gli studenti delle minoranze e ha vinto, nel 2010, il Sitterson Teaching Award come Professore dell’anno.

Omid è editor di un libro Progressive Muslims: On Justice, Gender, and Pluralism, che offre un comprensione rispetto alle radici islamiche della giustizia sociale, dell’uguaglianza di genere e del pluralismo etnico e religioso. Sta preparando un libro sul mistico Rumi che affronta i temi sull’islam contemporaneo in Iran e negli Stati Uniti. Pubblica su TimesNewsweek,Washington Post, PBS, NPR, NBC, CNN e altre riviste internazionali. Ogni anno organizza un tour educativo in Turchia, aperto a partecipanti di tutte le religioni, per studiare la molteplicità delle tradizioni religiose di quel paese. Maggiori informazioni su Illuminated Tours.

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