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Perché l’amore fa bene alla salute

Quando pensiamo al sentimento dell’amore non abbiamo dubbi sul fatto che amare ed essere amati sia un’esperienza positiva che migliora l’umore e l’apertura nei confronti della vita.

Spesso sottovalutiamo – o non conosciamo proprio – che a questo si accompagna anche una serie di risposte fisiche che hanno un impatto importante sulla nostra salute.

Il coinvolgimento sociale

Alcuni anni fa il ricercatore Stephen Porges ipotizzò una teoria polivagale che, a partire dalla risposta del Sistema Nervoso Autonomo ci aiuta molto di più a comprendere l’interrelazione tra aspetti fisici ed aspetti emotivi. Questa relazione tra corpo e mente è mediata da tre elementi: le funzioni legate all’ossitocina, un ormone secreto dall’ipofisi; la funzione del nervo vago, il decimo nervo cranico che parte dal tronco dell’encefalo e regola la funzione del cuore, dei polmoni e di altri organi interni; e, last but not least, la funzionalità del cervello.

Questi tre elementi sono in continua interazione tra loro, prevalentemente fuori dalla nostra consapevolezza cosciente, e sono estremamente responsivi ai cambiamenti presenti nell’ambiente e alla nostra risposta nelle relazioni sociali. Possiamo addirittura arrivare a dire che forgiano motivazioni e comportamenti sociali in modo sottile, rafforzando le nostre relazioni o rendendole più complesse.

L’amore e il cervello

scuola-bambini_che_giocanoBambini-che-giocano_540Quando diciamo ” siamo sulla stessa lunghezza d’onda” usiamo un metafora che è anche una realtà. Le nuove metodiche di brain imaging ci hanno permesso di vedere che due persone che sperimentano una reciproca emozione positiva hanno una forma di sincronicità cerebrale registrabile. Uri Hasson e il suo team, un gruppo di ricercatori dell’università di Princeton, hanno misurato l’attività cerebrale di due persone durante una piacevole conversazione. Quello che è risultato evidente è che le immagini dell’attività cerebrale sono straordinariamente speculari e che c’è un relazione tra la specularità delle due immagini e la valutazione soggettiva di piacevolezza vs. spiacevolezza della conversazione. Questa specularità va oltre la funzionalità dei neuroni specchio e coinvolge aree del cervello molto più ampie e non strettamente connesse all’esperienza in corso. Sembra essere una vera e propria attivazione che, nell’affetto positivo accende le stesse aree di attività cerebrale. Mentre non si osserva questa reciprocità quando la situazione è percepita come spiacevole. Queste differenze sottolineano il successo o il fallimento della comunicazione e sono connesse a come avviene il passaggio delle informazioni. Quest’ultimo aspetto è così rilevante che è possibile valutare il successo della comunicazione proprio attraverso la valutazione del grado di specularità cerebrale registrabile.

perché l'amore fa bene alla saluteEsistono due modelli diversi di specularità: un primo modello riporta un’attivazione che parte da una delle due persone in conversazione e attiva, dopo pochi secondi, una risposta simile nell’ascoltatore. Ma esiste anche un altro modello di specularità in cui lo schema di attivazione è praticamente combaciante e non si potrebbe distinguere chi inizia lo stimolo e chi lo segue. Anzi, in alcuni casi sembra che esista una specie di anticipazione in diverse aree cerebrali. In questo caso il passaggio delle informazioni è ottimo. La comunicazione eccellente, quindi, non solo comporta una sincronicità ma anche una sorta di capacità di previsione, che aumenta in proporzione alla qualità della relazione.

Hasson, sulla base di questi dati, è arrivato ad affermare che la comunicazione – quando funziona, è un singolo atto portato avanti da due cervelli. Un atto che – nel caso della comunicazione tra due persone che sono in una relazione amorosa – ha anche una sede specifica: l’insula. Infatti maggiore è il coupling (ossia la specularità) in quest’area, maggiore è la sensazione di intesa e affetto che le due persone sperimentano soggettivamente. Questo coupling diventa, nell’esperienza soggettiva, lo sperimentare la stessa sensazione e una reciproca esperienza di comprensione che rafforza il legame, la cura e la sensazione di reciprocità del flusso positivo.

arrendersi al corpoSe immaginiamo la funzionalità del nostro cervello in una giornata qualunque, possiamo vederlo come momenti di funzionamento autonomi intervallati da momenti di sincronizzazione, quando condividiamo una conversazione, una risata, un contatto relazionale piacevole e sintonico. Le emozioni positive quindi hanno l’effetto di espandere la consapevolezza dall’attenzione abituale a noi stessi agli altri. Questa espansione della consapevolezza che include gli altri, ci rende “più intelligenti” e aperti mentalmente. Non solo in senso metaforico ma anche in senso reale perchè l’attivazione che produce l’altro stimola aree del nostro cervello che sarebbero silenti se dipendesse solo da noi.

Ma i dati interessanti non si fermano qui. Sempre attraverso il brain imaging una equipé di ricercatori di Taiwan ha dimostrato che immaginare il dolore di una persona cara o immaginare una situazione personalmente dolorosa, attiva le stesse areee di risposta cerebrale. Cosa che non accade se immaginiamo lo stesso dolore per un estraneo. A livello cerebrale le aree che si attivano quando immaginiamo qualcosa di doloroso che ci riguarda sono sostanzialmente indistinguibili da quelle che si presentano quando immaginiamo qualcosa di doloroso che riguarda una persona amata. Mentre si verifica una diversa attivazione quando immaginiamo che siano estranei a vivere questa esperienza dolorosa.

L’ossitocina ovvero la chimica dell’amore

L’ossitocina è un neuropeptide che ha un efficacia sia sulle risposte fisiche che cerebrali e gioca un ruolo chiave nello sviluppo delle relazioni sociali e nella relazione di attaccamento. La presenza di ossitocina, indotta chimicamente, nel cervello di un animale in presenza di un animale di sesso opposto, porta allo sviluppo di una duratura preferenza per quel partner. Un risultato confermato è l’influsso dell’ossitocina nello sviluppo dei legami sociali.

senso di colpaNell’essere umano l’ossitocina è prodotta durante il rapporto sessuale, durante il parto e l’allattamento e in molti momenti durante il giorno. L’ossitocina infatti ha un andamento di flusso quotidiano con dei picchi durante le attività piacevoli della nostra giornata. La ricerca sugli effetti dell’ossitocina ha utilizzato la somministrazione via spray nasale di ossitocina (Zurigo 2005)  a 128 uomini, per valutare l’effetto sui comportamenti sociali in un esperimento definito “trust game”. I risultati, ancora discussi, propendono per una riduzione della paura e un aumento della propensione al rischio connessa ad una maggiore fiducia, per il campione che era stato sottoposto ad una somministrazione di ossitocina. Il gioco prevedeva la simulazione di un investimento in cui l’investitore riceveva la fiducia di un trustee. L’unico a rischiare era l’investitore ma il semplice fatto di ricevere fiducia da parte di una persona aumentava la propensione al rischio e il rilascio di ossitocina.

A partire da questo studio sono state fatte ulteriori ricerche sull’effetto dell’ossitocina nei comportamenti connessi alla fiducia: il semplice fatto di condividere un segreto importante con un’altra persona aumenta il livello di ossitocina. Sembra che l’effetto sia comunque discriminatorio: ossia le persone con un più alto livello di ossitocina non sono più fiduciose perché diventano più ingenue ma sono più fiduciose perché sono maggiormente in grado di cogliere i micro segnali di apertura e positività da parte delle altre persone. Dal punto di vista fisiologico quello che accade è che l’ossitocina “spegne” le aree dell’amigdala che si attivano quando siamo in presenza di una minaccia, mentre si attivano quelle connesse alle opportunità sociali. Sotto l’influenza dell’ossitocina si abbassa il livello di cortisolo e l’abbassamento del livello di cortisolo comporta l’aumento dei comportamenti pro-sociali, aumentano i contatti oculari e i gesti amichevoli, inducendo una spirale virtuosa che produce ancora più ossitocina.

Generalmente parlando possiamo dire che l’ossitocina innesca emozioni sociali connesse con la calma e la relazione positiva e abbassa la percentuale di reazioni di attacco e fuga.

Il ruolo del nervo vago

Il nervo vago è il decimo nervo cranico che parte dal tronco dell’encefalo e regola molti organi interni. Stimola i muscoli facciali per aiutare il contatto visivo e sincronizza le nostre espressioni facciali con quelle del nostro interlocutore. Regola anche la funzione dei muscoli auditivi che ci aiutano a sintonizzarci con i suoni provenienti dall’ambiente e partecipa attivamente al processo di risonanza positiva.

La forza del nostro nervo vago può essere misurata tracciando la relazione tra il ritmo del respiro e il ritmo cardiaco: questo parametro è detto “tono vagale”. E’ il nervo vago che accelera il ritmo respiratorio durante l’inspirazione e lo rallenta durante l’espirazione e questa “differenza di velocità” è strettamente connessa con il tono vagale. Le persone con un più alto tono vagale sono più adattabili alle circostanze esterne e più in grado di regolare i processi infiammatori, i livelli di glucosio e anche la qualità degli scambi sociali.

Ci sono due elementi interessanti che riguardano il tono vagale: il primo è che un tono vagale alto si accompagna ad un livello più alto di scambi relazionali positivi e ad una migliore salute. La seconda notizia è che – contrariamente a quello pensato fino ad adesso – il tono vagale è suscettibile di migliorare attraverso stimoli sociali positivi. Potremmo concludere quindi che l’amore migliora il tono vagale e che un tono vagale alto aumenta la nostra possibilità di provare amore.

Mettendo insieme i dati

Se mettiamo insieme questi dati possiamo vedere che la risonanza positiva (il modo scientifico di chiamare l’amore) opera in un ampio sistema che include la salute fisica, i legami sociali, i tratti di personalità e la resilienza allo stress. Inoltre la risonanza positiva innesca un circolo virtuoso che rende più probabile lo sperimentare situazioni positive. Gli affetti positivi creano, infatti una circolarità dinamica e reciproca che innesca traiettorie di crescita. Più ci mettiamo in condizioni di provare amore più si alza il nostro tono vagale. Il tono vagale aumenta la flessibilità e l’attenzione e migliora la capacità di provare emozioni positive. Le emozioni positive aumentano il livello di ossitocina e questo porta una migliore sintonizzazione e una maggiore apertura connessa al fatto che l’ossitocina abbassa la nostra soglia di paura e aumenta la nostra capacità di cogliere segnali di amichevolezza negli altri. Quando sperimentiamo una emozione positiva si crea una coupling neurale che permette l’espansione dei nostri stati diadico di coscienza e la crescita del patrimonio delle nostre risorse personali.

I percorsi verso la risonanza positiva

Questi dati possono suscitare entusiasmo, così come possono produrre un doloroso senso di esclusione dal fortunato gruppo di persone che è sano e amato. In realtà la cosa straordinaria è che possiamo fare qualcosa per andare in questa direzione, ossia per innescare traiettorie di crescita basate sulla risonanza positiva. Nelle prossime settimane la newsletter sarà dedicata, passo passo, a questo argomento. Stay Tuned!

© Nicoletta Cinotti 2014

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