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Perché le illusioni causano problemi?

Abbiamo avuto bisogno di molto tempo per comprendere che il mondo non è immobile, come ci ricorda Copernico, in costante movimento all’interno del nostro sistema solare.

Uno dei problemi legati alle illusioni è proprio questo: creano un falso senso di sicurezza. Ci relazioniamo a questa sicurezza illusoria e definiamo noi stessi e la vita da questa prospettiva. Ma cosa succede quando uno di questi “punti fermi” crolla o cambia? Quando non raggiungiamo un obiettivo o quando non realizziamo un ideale? Cosa succede quando non vinciamo sulla base delle nostre idee ma perdiamo sulla base della realtà?

Il Sé solido e l’illusione

Le illusioni non distorcono solo la realtà esterna ma agiscono anche nei confronti della realtà interna. Per comprendere come questo accade pensiamo al Sé, la parte più antica e profonda di noi. Il Sè è formato da un insieme di pensieri, sentimenti, memorie ed esperienze che si sono integrate e solidificate fino a costituire una sensazione di identità. Questa sensazione che ci riguarda spesso viene percepita come se avesse una qualità di solidità, come se fosse un’entità fissa.

Per questa ragione, molto spesso, anziché modificarsi con le nuove esperienze che facciamo, finiamo per avere un atteggiamento, una posizione collisiva rispetto alla realtà: anziché modificarci e seguire il flusso di cambiamento, la direzione di trasformazione della nostra vita, cerchiamo di modificare la vita! Lo facciamo evitando quelle situazioni che ci spingono al cambiamento, oppure lottando contro la realtà o negando quello che non coincide con il nostro senso “solido” di noi.

Il problema è che questo riguarda non solo le nostre esperienze ma anche le esperienze degli altri con noi.

Quando cerchiamo di proteggerci dalle minacce alla nostra solidità, si crea una sensazione di disconnessione tra noi e gli altri, tra noi e il mondo.

Rimanere separati dalle esperienze della propria vita.

topini copiaSe le esperienze della vita che testimoniano nuove informazioni, o la necessità di un cambiamento, sono percepite come minacciose, finiamo per rimanere separati da queste esperienze, cercando di proteggercene eliminiamo anche i messaggi di cambiamento e le “informazioni utili”, tentando di sbarazzarci dei problemi, accumuliamo difficoltà che, quando superano la soglia critica, possono davvero farci male.

In questo modo rimaniamo separati dalle esperienze della propria vita e ciò che accade viene sottilmente percepito come una minaccia alla nostra integrità, attivando una reazione di attacco o fuga. Questo non fa che alimentare un circolo vizioso: il sentirci minacciati attiva una reazione. La reazione ci rende via via più sensibili a cogliere segnali di minaccia. E il tanto agognato senso di sicurezza diventa un complesso meccanismo di reazione a pericoli immaginari.

Aprirsi alla consapevolezza

La consapevolezza ci offre, in questo senso, non una via di fuga, ma una apertura alla bellezza e complessità della vita. Della nostra vita. Possiamo così permetterci di sviluppare un senso di presenza riguardo alle cose o alle nostre preoccupazioni. Possiamo fermarci e osservare a cosa stiamo reagendo, perché sviluppa in noi tanto rifiuto. Piuttosto che scacciarlo, possiamo provare ad esplorarlo per vedere se è davvero una minaccia al nostro senso di integrità o se non è, piuttosto, un messaggio di invito alla crescita e al cambiamento, creando lo spazio che ci permetta di ammorbidirci e di essere più aperti e pazienti.

Una visione chiara al di là della solidità

cadereUna visione chiara delle cose implica il guardare a quello che accade, non solo nel mondo esterno ma anche nel mondo interno, nei nostri pensieri, nelle nostre emozioni e nel nostro mondo interno.

Il processo della visione chiara previene questa solidificazione delle esperienze in un senso di Sè troppo ristretto e rigido e, con il tempo, previene un’attivazione superflua contro gli aspetti reattivi. Possiamo così sviluppare risposte, anziché reazioni. Apprendimenti, anzichè evitamenti.

Una visione chiara permette alla nostra reattività di acquietarsi e ci rende più attenti alla nostra esperienza e ai diversi livelli con cui questa entra in gioco. Ci rende innocenti rispetto ai nostri preconcetti, giudizi e pregiudizi, permettendo di esplorare le cose così come appaiono mantenendo la connessione con il flusso delle esperienze che avvengono, notando le illusioni che solidificano la realtà in preconcetti. Apprezzando la ricchezza dinamica del nostro vero Sé e del mondo in cui viviamo.

Una esperienza pratica

Proviamo a fare una esperienza pratica di quanto abbiamo presentato, portando alla mente una situazione difficile, in cui sentiamo minacciata la nostra sicurezza e la nostra solidità. Può essere utile farlo usando la mindfulness, ma soprattutto ricordando che, per non limitare la nostra consapevolezza, è necessario sviluppare nei nostri confronti un atteggiamento di non giudizio e di gentilezza. Iniziamo con una situazione moderatamente difficile, come se fossimo alpinisti alle prime armi. Non iniziamo da una parete di difficoltà 7 ma da una parete di difficoltà 3 o 4.

giocarePrendiamo qualche respiro lento, calmo e profondo, lasciando le tensioni nei muscoli del collo, delle spalle e della schiena. Rimaniamo connessi con il ritmo del nostro respiro e facciamo una pausa per sintonizzarci con il ritmo naturale, senza modificarlo. Poi mettiamo a fuoco la situazione che ci causa difficoltà e passiamo qualche minuto ad osservarla. facciamo attenzione a come reagiamo fisicamente. E man mano che facciamo questo vediamo se possiamo percepire i nostri aspetti di rigidità e di solidità in risposta a questa situazione. Guardiamo se la percepiamo come qualcosa di permanente e stabile o se ne cogliamo il fluire e il movimento.

Manteniamo un atteggiamento paziente, per permettere ai molti elementi che la compongono, di emergere. Proviamo poi ad osservarla come se fosse proiettata su uno schermo e noi fossimo seduti in prima fila. Dopo un pò proviamo a vedere la stessa scena come se fossimo seduti a metà del nostro cinema immaginario. Vediamo la scena sullo schermo, vediamo noi stessi in prima fila ma ci identifichiamo con una posizione maggiormente distante. Guardiamo se cambia qualcosa nella nostra percezione delle cose. osserviamo quali sentimenti proviamo per noi quando siamo dentro la scena, e quando la vediamo in prima fila.

Passiamo poi in fondo alla sala del nostro cinema immaginario. Vediamo la scena sullo schermo, vediamo noi stessi in prima fila, noi stessi a metà sala ma ci identifichiamo con una posizione maggiormente distante. Guardiamo se cambia qualcosa nella nostra percezione delle cose. Osserviamo quali sentimenti proviamo per noi quando siamo dentro la scena, e quando la vediamo in prima fila, quando la vediamo da metà sala. Registriamo come, guardandola con maggiore distanza, vediamo la situazione. Raccogliamo le diverse informazioni che una diversa distanza ci offre. raccogliamo come una diversa distanza modifica la percezione di minaccia e la tensione corporea. Accogliamo quello che abbiamo imparato dandoci maggior spazio di osservazione.

a cura di Nicoletta Cinotti

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