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Perdersi: il carattere psicopatico

caravaggio 6

Le parti perdute di Sé

Quando facciamo un viaggio, man mano che passano i giorni, lasciamo alle nostre spalle gli affanni quotidiani e ci immergiamo sempre di più nei nuovi panorami. Spero che questa sia la sensazione che state ricavando da questo percorso nella caratterologia bioenergetica. Inoltre ci stiamo addentrando, con questo carattere, nelle strutture in cui l’aspetto dominante è quello di essere “appesi”, “tirati su”, dominanti o superiori. Questa caratteristica energetica delle struttura psicopatiche e narcisiste ha un ruolo centrale nella diagnosi. Molto spesso infatti il loro comportamento può trarre in inganno: è facile scambiare un narcisista o uno psicopatico per uno schizoide o un orale, visto che soffrono di una stessa mancanza di consapevolezza ma la qualità della carica energetica, forte e tirata verso l’alto, non lascia dubbi sull’organizzazione delle difese. In questi casi l’hangs up è molto evidente. Questa non è l’unica ragione di fascino di questa struttura caratteriale. L’altra grande ragione di interesse è che il tema emotivo dominante è come questa personalità ripara la sensazione, e la realtà, di aver perso parti di Sé. Spesso il carattere psicopatico si accompagna con atti antisociali, come il furto o atti delinquenziali, oppure, nelle situazioni più lievi, è particolarmente sensibile ai propri bisogni e insensibile ai bisogni altrui. Dietro a questo c’è l’aver perduto parti importanti di Sè, che tenta di recuperare con scelte vendicative e apparentemente solo crudeli. Dietro a questo c’è una disperazione sorda e devastante, senza la speranza di riparazione o recupero. Solo la vendetta acquieta momentaneamente e ristabilisce una sorta di equilibrio. Molto spesso usa la parola “mancanza di rispetto” per giustificare le sue azioni. La risposta, alla mancanza di rispetto, è spesso sproporzionata. Tutto questo, potremmo pensare, riguarda loro, gli psicopatici. In realtà, e questo è il fascino della caratterologia loweniana, il carattere è un’organizzazione delle difese che non è mutualmente esclusiva, tanto che Reich descrive la corazza come un frattale.img00128-20091107-0924 Questo significa che tutti noi siamo, in percentuali variabili, portatori di tutti i caratteri e che, questa organizzazione difensiva, è spesso quella che si attiva, rispetto alle parti perdute di noi. Quelle parti che ci sono state tolte, o che noi stessi abbiamo scisso perché incapaci di integrare l’emozione che portavano con sé.

La storia del carattere

Questo carattere non è presente fin dall’inizio nel pensiero di Lowen. Compare con Bioenergetica, un libro che Lowen pubblica nel 1975, ben diciassette anni dopo “Il linguaggio del corpo” che è il libro fondamentale per l’analisi del carattere bioenergetico. Successivamente il lavoro di Lowen darà la preferenza alla lettura delle emozioni dominanti, del movimento emergente e raramente parlerà ancora dell’analisi del carattere, temendo che questa classificazione possa far perdere la ricchezza e la complessità delle persone, la loro unicità e la variabilità presente nella relazione terapeutica. Ciò non toglie che il carattere, se visto come organizzazione difensiva coesistente con altre organizzazioni difensive, possa essere un’utilissima mappa, per muoversi all’interno del setting clinico.

Anche Wilhelm Reich non ha parlato del carattere psicopatico ma parlando degli attacchi di auto ed etero-aggressione, così presenti nel carattere psicopatico, sottolinea il ruolo cruciale che hanno le sensazioni fisiche che vengono esperite a livello degli occhi e della gola.

Per Reich è come se i pazienti, ad un certo punto cominciassero a sentire un’incredibile energia salire dalla regione diaframmatica su fino alla gola portando a una spiacevole sensazione di soffocamento”.images (3)L’immagine qui a fianco, di Caravaggio, di cui tutti conosciamo la storia psicopatica che lo condusse all’omicidio, esprime perfettamente questa situazione. Quest’energia negli occhi e nella gola, espressa nella mimica del quadro, viene avvertita in maniera “psicoticamente distorta”, come se la sensazione fisica non appartenesse all’esperienza auto-percettiva di chi la vive, ma fosse qualcosa di alieno. E’ proprio in questi momenti che emerge con forza il tema del rispetto e che possono compiersi gli atti aggressivi come attacchi al sé. Spesso, questi stessi attacchi sono portati esattamente verso quelle parti del corpo, proprio o altrui, in cui tali sensazioni, sono più forti: la gola e gli occhi. Il senso di terrore che accompagna queste sensazioni è poi evidente anche agli osservatori. In questo caso io ritengo che si possa utilizzare l’esempio proprio per comprendere la dinamica del carattere psicopatico, che non riconosce come interna la natura dei propri impulsi ma la sente come una legittima risposta agli attacchi esterni.

Le relazioni familiari

Anche in questo caso, come per il masochista, siamo spesso in presenza di una madre, forte, narcisista, poco sensibile ai bisogni della crescita del figlio. Una madre che, più che sostenerlo, lo fa sentire, insicuro, bisognoso, umiliandolo proprio quando è più in contatto con il proprio bisogno. Impara così ben presto a nascondere la propria vulnerabilità, le proprie emozioni, ponendosi al di sopra dei propri sentimenti, dominandoli.
La negazione dei suoi bisogni si accompagna alla richiesta, implicita, della madre , di realizzare i propri bisogni narcisistici, una richiesta che rafforza la sua tendenza a mettersi al di sopra e ad avere, nelle relazioni un ruolo di “salvatore” nei confronti di alcune persone e “punitore” nei confronti di altre. Per citare le parole di Bob Hilton”…attraverso ripetuti tentativi, l’Io ha trovato infine un ideale di comportamento che favorisce la sopravvivenza, a scapito della spontanea vitalità organismica”. La richiesta di base, così spontanea e naturale, “Ho bisogno di te, ho bisogno del tuo aiuto” non può più venir espressa e lo scopo dei blocchi muscolari è proprio quello di fermarne l’espressione trasformando questa spinta vitale in un controllo fortissimo dell’impulso a chiedere. Difficilissimo accettare di cedere nuovamente al proprio bisogno, tanto che ,nei casi estremi, può arrivare a distruggere l’oggetto d’amore che lo fa sentire bisognoso e rifiutato, come insegnano molti eventi di cronaca.

La lettura del corpo

Per Lowen il problema di fondo della struttura psicopatica è il diniego del corpo, delle sensazioni, delle emozioni. Questo diniego da parte dell’Io si accompagna ad un fortissimo controllo dell’espressione di Sèe ad una ridotta consapevolezza di Sé. La mancanza di integrazione emotiva che lo contraddistingue, viene vissuta come un vanto, un segno del suo essere speciale.foto4
Il solito diagramma a stella – che sarà poi usato anche per il carattere narcisista – mostra come la testa non sia energeticamente connessa con il resto del corpo: può essere una testa infantile su un corpo adulto oppure una testa adulta su un corpo infantile. Questa sproporzione tra la testa e il corpo è causata da un anello di tensione alla base del cranio.
Il corpo sembra sollevato da terra, cosicchè i piedi non portano il peso del corpo. Questa mancanza di grounding risuona nel blocco oculare e , insieme, lo portano a non avere un radicamento nella realtà esterna ma piuttosto ad essere in contatto con la sua realtà interna, rendendolo incapace di considerare gli altri nella loro realtà e nel loro diritto ad essere così come sono. Per lo psicopatico questo essere dell’altro è spesso vissuto come un attacco al Sé che merita vendetta o, manipolazione. Il contatto con i suoi occhi è un momento delicato del processo terapeutico. Solo se guardato con calma, con affetto pacato, senza fissarlo né “possederlo con lo sguardo” , ma aspettando che compaia la sua presenza interiore, può sperimentare la sensazione di piacere che c’è nel guardare e nell’essere visto.

Il carattere psicopatico ha due sguardi tipici (…)un primo tipo di sguardo che ha una qualità impellente o penetrante, molto attivo, sempre in guardia, che si può cogliere facilmente in quanti provano la necessità di controllare o dominare gli altri (…) e un secondo tipo di sguardo, morbido e seducente o enigmatico e tende ad indurre la persona a cui è diretto a consegnarsi all’individuo psicopatico“A. Lowen (The psychopatic eyes and feeling).
La tensione negli occhi è una difesa verso la madre, una madre che lo possedeva ma non era emotivamente disponibile ai suoi bisogni. Il suo desiderio di controllo attraverso lo sguardo nasce come orrore di fronte a questa difficoltà primaria.

La metà superiore del corpo è sovraccaricata, mentre la parte inferiore è sottocaricata, sottile e poco muscolosa.
Il bacino è sottocaricato e il piacere sessuale è più legato al possesso e al dominio che al contatto e all’affetto. L’energia sessuale è spostata a livello della nuca, del torace e delle spalle, tanto che spesso emerge un forte desiderio di proteggere l’oggetto amato.
Questo spostamento dell’energia verso l’alto è mantenuto attraverso un blocco nella zona del diaframma e nella tensione delle ginocchia, che vengono flesse con difficoltà. Il respiro è toracico, con un petto gonfio e prominente, per dare un’immagine di forza e di potere.

Raggiungere le parti perdute

Tutti noi perdiamo una parte di noi stessi nei nostri blocchi muscolari. Il blocco, proteggendoci, ci impedisce di sentire, esprimere e padroneggiare parti di noi. Lo scopo del processo terapeutico è, sempre, il recupero e l’integrazione di queste parti perdute. Un progetto terapeutico centrale e ardito, per il carattere psicopatico. La poesia conclusiva è l’augurio al recupero…per tutti noi il vero motivo del percorso terapeutico.

Amore dopo Amore
Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino.Offri pane.Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine. Siediti. E’ festa: la tua vita è in tavola.
Derek Walcott

A cura di © Nicoletta Cinotti

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