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Piccole considerazioni sulla diagnosi in bioenergetica (e non)

Fare una diagnosi, e soprattutto una buona diagnosi, è spesso un compito arduo. La diagnosi infatti, se fatta troppo presto, rischia di essere più d’intralcio che d’aiuto e, nello stesso tempo, lavorare senza una ipotesi diagnostica rischia spesso di essere molto frustrante.

L’analisi del carattere

imagesIn bioenergetica spesso la diagnosi viene identificata con l’analisi del carattere, possibile attraverso le lettura del corpo del paziente. Una lettura del corpo che permette di individuare facilmente gli elementi di maggior rilievo. Nello stesso tempo sappiamo benissimo che nessuno di noi può essere definito attraverso un solo tipo caratteriale. Siamo piuttosto un insieme di diversi elementi combinati tra di loro e spesso siamo anche molto di più della somma di questi elementi. Inoltre la diagnosi caratteriale rischia molto spesso di essere troppo statica e di rinforzare l’identificazione con i propri aspetti patologici, anziché con le proprie risorse.

La diagnosi in movimento

Per essere buona una diagnosi deve considerare gli aspetti dinamici e non fermarsi ad una valutazione statica relativa ad un preciso momento. Deve assomigliare più ad un filmato – che registri lo scorrere temporale – che ad una fotografia, in modo da poter considerare i cambiamenti, le aree di rigidità e quelle in cui la trasformazione è più semplice e fluida. Come possiamo quindi costruire una diagnosi abbastanza flessibile da considerare i cambiamenti e abbastanza profonda da permetterci di impostare il proprio lavoro?movimento_estroboscopico_mulher_nua_312

Il Sè corporeo

Per Lowen il nostro Sè corporeo si forma a partire da tre esperienze fondamentali: la consapevolezza di se, la capacità di esprimersi e la padronanza di se e della propria autoespressione. Questi tre aspetti subiscono, nella vita di ognuno di noi, alterne vicende. Il fatto di essere molto consapevole non significa che ci sia facile esprimerci o che ci sentiamo padroni di noi stessi e delle nostre azioni. Inoltre se abbiamo avuto molte esperienze traumatiche possiamo aver perso la consapevolezza di noi stessi, come conseguenza dei traumi subiti, senza rendercene veramente conto. Nello stesso modo se siamo soggetti spesso ad emozioni intense, come la rabbia o la paura, possiamo avere difficoltà a rimanere padroni di noi stessi, indipendentemente dalla nostra capacità di esprimersi e di essere consapevoli.

Questi tre elementi – consapevolezza, autoespressione e padronanza – forniscono un quadro abbastanza chiaro e ampio della nostra personalità e possono offrire una prima rete in cui inquadrare la persona che incontriamo da poco tempo. In genere in ogni colloquio è possibile valutare quanto e in che modo questi elementi sono presenti e quale aspetto rischia di essere trascurato o sottovalutato. Il mettere a fuoco quale delle tre colonne del sè è carente, inoltre, può fornirci un orientamento nella organizzazione del lavoro corporeo. Probabilmente è ridondante offrire esercizi espressivi a chi è molto adeguato espressivamente ma poco consapevole o padrone di se stesso e delle proprie emozioni, mentre se l’aspetto espressivo è bloccato è importante dare la possibilità, con un lavoro corporeo progressivamente strutturato, di ampliare questa capacità. Ovviamente questi sono solo esempi ma la stessa logica può essere applicata anche alla qualità della consapevolezza corporea ed emotiva e alla padronanza di sè. In questo modo, facendo riferimento a questi tre semplici aspetti, possiamo avere immediatamente una griglia di lettura diagnostica e di impostazione clinica del colloquio e del percorso terapeutico.

Il sè corporeo è anche un Se sociale

Quando Lowen, e prima di lui Reich, hanno pensato alla lettura del corpo sono partiti dalla considerazione di un movimento di base: il movimento di espansione e ritiro delle amebe. Su questa pulsazione primaria è nata la teoria originaria della bioenergetica, anche se spesso questa domanda di base viene dimenticata. Cosa significa che il nostro movimento di base è quello di protensione e ritiro? Significa che lo sviluppo del nostro Sé corporeo è orientato alla relazione con il mondo esterno. Un mondo che, se percepito positivamente favorisce i movimenti di espansione, se percepito negativamente favorisce i movimenti di ritiro. Questa alternanza di apertura e chiusura all’esterno è alla base del nostro movimento vitale e delle nostre relazioni. Nessuno di noi riesce ad essere sempre aperto – né sarebbe fisiologico – nessuno di noi riesce ad essere sempre chiuso ma possiamo imparare molto guardando come le persone si aprono e come si ritirano nella loro vita. E ancora di più possiamo imparare guardando quanto è fluido il passaggio da una condizione all’altra. Se inseriamo quindi le domande sul Sè corporeo all’interno della vita relazionale abbiamo ancora un altro livello di informazioni. In quali situazioni l’espressività o la consapevolezza di una persona risultano inadeguate? Quando perde la padronanza di se stesso? In quali ambienti riesce a muoversi adeguatamente e dove, invece, agisce in modo massiccio le sue difese e i suoi schemi abituali di risposta?

Una rete abbastanza ampia

In questo modo le nostre prime osservazioni possono essere inserite in una rete sufficientemente ampia e flessibile che permette però di avere un orientamento di base e una mappa. Questo orientamento può entrare in dialogo con le intuizioni cliniche che tutti noi abbiamo e che, a volte, sono come un faro nella navigazione notturna, a volte come un flash che ci abbaglia escludendo qualsiasi altro elemento. Mettere in dialogo la parte intuitiva con una mappa ci fornisce quella sorta di spazio critico, “quell’area non colonizzata” dal nostro paziente, che è la migliore guida per iniziare il percorso della terapia.

La riflessione sul percorso diagnostico proseguirà nelle prossime settimane con un breve corso online. Se sei interessato a partecipare e ad avere il materiale del corso in pdf, invia una mail a nicoletta.cinotti@gmail.com. Costruiremo così una comunità diagnostica online in progress!

a cura di Nicoletta Cinotti

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