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Portare la gentilezza sul luogo di lavoro

Un paio di anni fa, durante la scrittura di Destinazione Mindfulness 56 giorni per la felicità, ho conosciuto Anna Maria Palma.

È stato un incontro virtuale che, con momenti più intensi e altri più leggeri è continuato fino ad oggi. Quando ho “scoperto” che Anna Maria, insieme a Lorenzo Canuti  avevano scritto un delizioso libro “La gentilezza che cambia le relazioni” per portare la gentilezza sul luogo di lavoro. Le connessioni e i punti di contatto mi sono sembrati allora ancora più chiari. Il libro è semplice e pratico e disegna un percorso per portare la gentilezza sul luogo di lavoro. Devo ringraziarli perchè sono stati molto generosi con me nelle loro citazioni ma, ancora di più, perchè ci permetteranno di festeggiare insieme la Giornata internazionale della Gentilezza di quest’anno.(Stay tuned)

In che modo siamo scortesi sul luogo di lavoro?

Giustamente Anna Maria e Lorenzo ci raccontano qualcosa sulla mancanza di gentilezza. Una mancanza che può assumere tante forme ma la più dolorosa e pervasiva è la disconferma. Ma cos’è la disconferma? Ogni persona cerca un territorio di condivisione all’interno dello scambio relazionale, perchè la condivisione è un elemento di conferma. Possiamo anche pensarla diversamente ma se c’è condivisione questa diventa una forma – gentile – di conferma. Nella disconferma non si nega solo il contenuto della comunicazione: si nega il valore della persona. Esprime, implicitamente “Tu non esisti, non conti nulla”. Ovviamente è un messaggio ancora più difficile se arriva da qualcuno che ha un ruolo di autorità e direzione nei nostri confronti.

La disconferma si realizza nella correzione continua dei messaggi, oppure attraverso la censura ma, soprattutto, si realizza attraverso una serie di “atti mancati” di cui, molto spesso, l’autore non è consapevole.

Alcuni esempi di disconferme

  • C’è una riunione che mi riguarda ma non vengo invitato
  • Scrivo una mail e non ho risposta
  • Scrivo una mail e ho una risposta generica che omette di rispondere sulla questione centrale che è stata posta
  • Parlo al telefono con qualcuno e continuo a scrivere al computer (come se l’altro non sentisse)
  • Sono nominato in una mail ma non sono tra i destinatari: ne vengo a conoscenza per caso
  • Stringo la mano ad una persona che guarda altrove
  • Il mio intervento non viene preso in considerazione

Gli esempi, sul libro sono molti. Alcuni, ne sono sicura, ci vedono sia nel ruolo di vittime che di “carnefici”. Quante volte, rispondendo, ho omesso di dire una parola su una parte della richiesta per evitare un conflitto? Quante volte ho scritto e la mia mail è sparita nel vuoto virtuale? In effetti le occasioni in cui possiamo disconfermare sono davvero molte e vengono ben espresse da tutte quelle interruzioni relazionali che viviamo, quasi senza accorgercene.

E gli antidoti?

Gli antidoti che gli autori suggeriscono partono da una scelta di fondo: vedersi come un contributo e non come un ostacolo. Essere un contributo non significa essere accondiscendenti ma, piuttosto, essere proattivi, fluidi, disponibili a cercare vantaggi per se stessi e per gli altri. Essere un ostacolo significa creare dei ma, dei però che interrompono e rendono meno fluida la relazione. Rispetto alle disconferme che abbiamo elencato prima essere un contributo significa aiutare l’altro ad essere consapevole dell’esclusione che ha prodotto in modo collaborativo, non colpevolizzante.

Alcuni esempi? Viene indetta una riunione su qualcosa di tua competenza e non vieni invitato? Appena ne vengo a conoscenza mi informo su come mai è successo. Qualcuno entra nella mia stanza a cercare un collega e, non trovandolo, esclama”Qui non c’è nessuno? Puoi rispondere gentilmente “ci sono io, forse non sono la persona che stavi cercando ma ci sono”. Non ti rispondono ad una mail? Provo, gentilmente, a chiedere per telefono.

Alla fine, per tutto esiste un unico grande antidoto: comunicare, esplicitare, passare dall’evitamento alla presenza, nell’ottica di co-costruire, nello spirito win – win, senza dimenticare la gentilezza e l’educazione.

Ogni volta che avvertiamo una disconferma in onda prendiamoci cura della relazione e proponiamoci di collocarla subito al meglio, per evitare un crescendo di tensione.

La comunicazione virtuale

Negli ultimi dieci anni la nostra comunicazione si è spostata prevalentemente sui canali virtuali, attraverso i social, whatsapp o telegram. E, indubbiamente, usare diversi canali comunicativi ha modificato il galateo della comunicazione. Da un certo punto di vista abbiamo iniziato un comunicazione ad occhi bassi, quelli sullo schermo. Dall’altra abbiamo molto più velocità nello stabilire contatti e intimità con gli altri. Grazie alla loro velocità abbiamo modalità di interagire ricche e interattive ma, frequentemente, povere di spessore relazionale.

Quali possono essere le accortezze per far sì che il virtuale diventi un fattore potenziante la comunicazione e non un diluente?

Accorgersi che il destinatario della mail è una persona, accorgersi che la comunicazione virtuale può perdere facilmente in gentilezza ed educazione, ricordarsi che la comunicazione è la base su cui si costruiscono le relazioni, anche quelle virtuali. Ricordarsi che c’è una netiquette ossia un galateo della comunicazione in rete nato per ricordarci che il mezzo è virtuale ma il mittente e il destinatario della comunicazione sono, invece, persone reali.

La gentilezza non richiede tempo

La giustificazione che diamo, più frequentemente, alla mancanza di gentilezza è che non avevamo tempo. Sentiamo una urgenza di rispondere, come se dovessimo sposare la velocità della rete. In effetti la velocità raramente è gentile, perchè contrae i tempi e i modi della relazione. La gentilezza in sé e per sé però non richiede tempo. Proviamo ad elencare cosa richiede:

  • Richiede comprensione della diversità: non siamo uguali e quello che per me può essere scontato per te può essere totalmente nuovo.
  • Richiede attenzione per le piccole cose.
  • Mantenere gli impegni.
  • Chiarire le aspettative
  • Essere coerenti
  • e, infine, chiedere scusa perché, sbagliare capita a tutti!

© Nicoletta Cinotti 2017

Anna Maria Palma, Lorenzo Canuti, La gentilezza che cambia le relazioni, Franco Angeli Ed.

 

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