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Postura e classi d’esercizi bioenergetici

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Il tema della postura è un tema che nelle classi d’esercizi viene affrontato primariamente come lavoro sulle contrazioni muscolari.
Il primo passo diventa quello di sciogliere le tensioni, al fine di permettere le tre azioni principali di una buona postura: allineamento, appoggio a terra (grounding) e respiro.

Una buona respirazione nasce infatti da una buona possibilità di allungamento dell’atto respiratorio stesso, una possibilità che non può realizzarsi se il nostro corpo è attraversato da aree circolari di tensione e da blocchi che riducono il grounding: i cosiddetti hangs up.

Nello stesso tempo possiamo dire che in bioenergetica non si lavora per una postura ideale ma piuttosto per raggiungere la postura che è possibile per noi, in quel preciso momento della nostra vita.

Il corpo infatti cambia e subisce modifiche, soprattutto legate all’età ma non solo e quindi la postura buona per noi è un concetto fluido molto legato al preciso momento in cui viviamo e alle azioni più frequenti nella nostra vita. Con il passare del tempo inoltre, tendiamo a limitare il numero di movimenti quotidiani, fatto che, indubbiamente, contribuisce al processo d’invecchiamento.

Come riconoscere una buona attività fisica

Non tutte le attività fisiche hanno lo stesso impatto sulla salute del nostro corpo. Potenzialmente esistono alcune caratteristiche di base che rendono i movimenti più adeguati per il nostro benessere.
Potremmo elencarli brevemente:
1) I movimenti dovrebbero coinvolgere più distretti corporei ed essere il più possibili, “globali”.
2)L’attività fisica non deve essere esageratamente stressante, altrimenti si aumenta la produzione di radicali liberi. Perché non sia stressante i momenti di carica devono essere seguiti da momenti di scarica, in modo che ci siano cicli di attività, anche intensa, seguiti da cicli di riposo;
3) I movimenti rettilinei, ripetuti – come sono per esempio molti dei movimenti del fitness – sono potenzialmente dannosi perché il nostro sistema muscolo scheletrico non è pensato per movimenti di ripetizione lineare ma per movimenti di ripetizione dinamica, a spirale.

Il nostro corpo è una struttura tensegrettiva

Il nostro sistema muscolo scheletrico può essere immaginato come una struttura tensegrettiva
Il termine inglese “Tensegrity”, coniato nel 1955 dall’architetto Richard Buckminster Fuller nasce dalla combinazione delle parole “tensile” ed “integrity”, che caratterizzano la capacità di un sistema di stabilizzarsi meccanicamente tramite forze di tensione e di decompressione che si ripartiscono e si equilibrano fra di loro. La tensegrità è presente anche nel corpo umano: le ossa costituiscono i montanti resistenti a compressione, i muscoli ed i tendini quelli resistenti a trazione.

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Se pensiamo in questo modo al corpo, possiamo comprendere come il movimento non influenza solo il nostro sistema muscolo scheletrico e circolatorio ma tutta la globalità dei processi neurochimici del nostro corpo che vengono sollecitati a rispondere in maniera diversa, a seconda delle sollecitazioni che ricevono dal movimento.

Fluidità ed energia nelle classi

Idealmente i movimenti del corpo umano riflettono la sua fluidità e quindi il primo tratto che caratterizza una buona postura è proprio la possibilità di avere movimenti fluidi e aggraziati. Ovviamente blocchi e tensioni sono i primi ostacoli alla fluidità del movimento: nella classe gli esercizi – che coinvolgono sempre più distretti corporei – hanno proprio lo scopo di permetterci di prendere contatto con gli ostacoli alla fluidità. Quasi sempre queste aree sono tese ma, qualche volta, possono anche non essere proprio percepite. Le braccia, per esempio, pendono spesso con poca propriocezione lungo il corpo e per integrarle nella fluidità del movimento il primo passo è proprio aumentarne la consapevolezza. Anche i fattori emotivi contribuiscono alla nostra perdita di fluidità: molto spesso ci vergogniamo di compiere certi movimenti e certi gesti e quindi il nostro movimento diventa conseguentemente goffo.
Anche l’energia è importante nella classe. Per energia si intende la capacità di fare i movimenti che corrispondono ai nostri bisogni più profondi e di farli in maniera che siano espressivi del bisogno che sottendono. Spesso la mancanza di energia è espressa dalla mancanza di movimento e dalla scarsa profondità del respiro: per questa ragione, nella classe si cerca di riportare una mobilità di base in tutti i distretti, “rispolverando” vecchi movimenti espressivi ormai sepolti nella memoria e accompagnandoli con il ritmo di carica e scarica del respiro.

Movimento e assenza di movimento

Se pensiamo alla classe in termini di movimento possiamo immaginare, come prima cosa, che una classe debba riportare il movimento là dove manca e farci guidare dalle seguenti domande:
Quali movimenti sono trattenuti e bloccati dalle tensioni presenti in questo momento?
Quali movimenti sono più appropriati per recuperarli?
Se riporto energia, ossia mobilità, quali emozioni possono emergere e quali brevi parole possono accompagnare quelle emozioni?

Corpo e parole

Durante la classe spesso poche e brevi parole accompagnano il movimento. Questo perché riportare alla fluidità il blocco non può prescindere dalla liberazione dell’aspetto espressivo corporeo. Non sono mai discorsi: sono poche parole che esprimono le emozioni che stanno dietro ai nostri bisogni di base. La consapevolezza di se si accompagna così all’espressione di sé: due elementi che nella loro integrazione offrono una vera padronanza di noi stessi..

Riassumendo possiamo quindi dire che la classe lavora sul riportare fluidità ed energia ai movimenti, perché il nostro corpo possa essere percepito consapevolmente ed espresso con padronanza di se stessi…se sei interessato l’argomento verrà approfondito la prossima settimana….con la pagina “Sviluppare i nostri sensi

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© Nicoletta Cinotti 2015

 

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