Seleziona una pagina

Pratica non significa ripetizione

Se c’è una cosa che può risultare difficile, almeno all’inizio, è l’invito che viene fatto nei protocolli mindfulness, a portare avanti la pratica a casa. Non è un invito insolito. Siamo cresciuti sentendoci dire che dobbiamo ripetere le cose per impararle, che dobbiamo allenarci per essere sportivi, che dobbiamo studiare per superare gli esami. Siamo abituati quindi a riconoscere che impegno e apprendimento vanno insieme. Sentirlo come un dovere, come un obbligo non aiuta per niente però. Anzi diventa una ragione per essere demotivati o che non siamo adatti alla pratica. Che appartiene quasi più agli altri – quelli bravi – che a noi stessi.

Tempo verrà in cui, con esultanza, saluterai te stesso arrivato alla tua porta, nel tuo proprio specchio, e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro e dirà: Siedi qui. Mangia. amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io. Offri vino.Offri pane.Rendi il cuore a se stesso, allo straniero che ti ha amato per tutta la tua vita, che hai ignorato per un altro e che ti sa a memoria. Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore, le fotografie, le note disperate, sbuccia via dallo specchio la tua immagine. Siediti. E’ festa: la tua vita è in tavola. Derek Walcott

Come mai è difficile praticare?

Anche se può sembrare strano non è la noia l’ostacolo principale. È fare i conti con una realtà diversa da come ce l’aspettavamo. Ci risulta difficile accorgerci che le cose sono diverse dall’ideale.Che siamo più distratti, più irrequieti o più assonnati. Che pensavamo di essere più portati per la pratica e, invece, incontriamo insospettate difficoltà. Questo però è il primo regalo della pratica: ci fa scendere nella realtà. Ci costringe ad avere una visione chiara delle cose. E, soprattutto, ci dice che andiamo bene così come siamo. Per davvero! Niente da correggere e nessun giudizio o critica rivolta verso di noi, come saggiamente esprime Jon Kabat Zinn.

Quando nella mente vi nasce il pensiero e la domanda «Sto facendo giusto?» e genera dubbio e confusione c’è un’altra risposta da dare, una risposta che proviene dalla natura non strumentale della pratica meditativa, dal fatto che la meditazione non consiste nell’andare da qualche altra parte ma semplicemente nell’essere dove vi trovate già e saperlo. Da questo punto di vista, se rimanete nella consapevolezza state andando bene qualunque cosa proviate, che sia piacevole spiacevole o neutra. Se vi annoiate e ne siete consapevoli state andando bene. Se siete spaventati e lo riconoscete, state andando bene. Se siete confusi e lo sapete, state andando bene. Se siete depressi e lo sapete, state andando bene. Se di colpo prendete consapevolezza che la vostra fabbrica dei pensieri non chiude mai per ferie e invece di lasciarvi trascinare nell’agitazione riuscite a «essere la conoscenza stessa», allora state andando bene. Jon Kabat Zinn “Riprendere i sensi”

Vedere dei risultati

L’altro ostacolo può essere il desiderio di vedere subito risultati tangibili. La pratica però non è strumentale: è efficace. Non sappiamo come ci cambierà: sappiamo solo che ci cambierà. Così, il secondo invito della pratica – dopo quello, fondamentale, di accettare le cose così come sono – è quello ad aver fiducia. Quella fiducia che ci permette di non rincorrere risultati immediati ma di saper aspettare che le cose fioriscano con il loro ritmo. Il cambiamento della meditazione è simile alla crescita. Non possiamo spingerlo o forzarlo. Possiamo però coltivarlo. Anzi abbiamo bisogno di coltivarlo. Ogni momento di consapevolezza è un modo per seminare. Ogni successivo momento di consapevolezza è un modo per coltivare il seme che abbiamo piantato.

Nella pratica della consapevolezza è importante coltivare il senso di fiducia, perchè se non confidiamo nella nostra capacità personale di osservare, essere aperti e attenti, riflettere sull’esperienza, crescere e apprendere dall’osservazione e dall’applicazione, ci riuscirà molto difficile sviluppare una qualsiasi tra queste capacità, che appassiranno e rimarranno allo stato latente. Jon Kabat Zinn, Dovunque tu vada ci sei già

Smettere di essere performativi

Quando pensiamo alla pratica spesso abbiamo in mente l’idea di una forma di miglioramento. Che, sottilmente, dichiara che non andiamo bene. La pratica di cui parliamo però ci invita a lasciar perdere la logica del miglioramento della prestazione per fare riferimento in modo prevalente al criterio della presenza a se stessi. La presenza però è uno stato mutevole e condizionato da elementi interni ed elementi esterni. Tutto il nostro lavoro è immedesimarci con quella mutevolezza in piena lucidità. Scopriremo così che non c’è niente di più variabile della presenza. In alcuni momenti tutto apparirà vivido come un film in 3D. In altri momenti tutto sarà così intenso che perderemo il senso del tempo e ci ritroveremo a non saper dire se è trascorso un attimo o un’ora.

Inoltre ci accorgeremo, sempre di più, che la vera pratica non è quella che facciamo ad occhi chiusi sul cuscino ma quella che portiamo nella nostra vita di tutti i giorni. Trasformando così la nostra vita in una continua occasione di pratica.

Lo spirito della consapevolezza è la pratica fine a se stessa, prendere ogni momento come viene, piacevole o spiacevole, buono, cattivo o brutto, e poi lavorare su quello perché è quanto abbiamo a disposizione in quel momento. Con questo atteggiamento la vita stessa diventa pratica. Dunque, invece di parlare del «fare pratica», sarebbe meglio dire che è la pratica a plasmarvi, o che la stessa vita diventa per voi una guida e un maestro per aiutarvi a meditare. Jon Kabat Zinn, Dovunque tu vada ci sei già

Conoscere le trappole

Alla fine la pratica ci porta ad acquisire un senso di calma e stabilità. Non come condizione statica ma come condizione dinamica che può essere scossa dagli eventi interni ed esterni. Siamo come un punging ball. Gli eventi ci scuotono ma se la nostra base è solida, non verremo travolti, solo un po’ scossi. Questa è la calma che offre la pratica: nessuna magia, solo una base sicura che ci rende vitali e flessibili in un mondo in continuo movimento.

© Nicoletta Cinotti 2017

Eventi correlati

Il protocollo MBSR

Ritiro di primavera: Risolversi a cominciare

Stepping Mindfulness Spring

 

 

Share This

Condividere questo articolo?