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Quando ti senti vivo?

Tempo fa, parlando di un qualche sport estremo, un amico disse: “Io lo proverei, una volta, per sentirmi vivo.” C’era una ragazza con noi, lo guardó colpita, e disse semplicemente: “Io mi sento viva anche quando mi lavo la faccia alla mattina.”

Un’esperienza soggettiva

La percezione della propria vitalità, questo ‘sentirsi vivi‘, é una questione estremamente personale. Qualcuno si sentirà più vicino al mio amico, in cerca dell’adrenalina di una situazione estrema, qualcun altro alla ragazza. Inutile dirlo, é facile che a molti sia venuta in mente una circostanza ancora diversa, legata ad una personale esperienza sensoriale.

Abbiamo tutti le nostre ancore alla vita, i nostri intimi risvegli, più o meno frequenti.

Se il più delle volte siamo in realtà ‘sovrappensiero’, ci sono invece momenti in cui i nostri sensi si affinano, siamo connessi con il nostro corpo, con la certezza di trovarci propriamente nel posto giusto e al momento giusto. Momenti in cui tutto diventa opportuno.

Di sicuro ci ricordiamo questi attimi con un buon livello di dettaglio: siamo in grado di rivivere quelle sensazioni visive, tattili, sonore ecc. Semplicemente perché ci trovavamo davvero nel nostro corpo, più che persi nei nostri pensieri.

Allenarsi alla vita

Quando accadono questi risvegli, non importa se sei in cima all’Everest o se stai camminando in mezzo al traffico: anche l’aspetto più ordinario può diventare importante e avere valore. Che tu sia in un posto lontano o dietro casa, il mondo é degno della tua viva attenzione.

Praticare la mindfulness é una ricerca costante di questo stato mentale.

Alla consapevolezza ci si può allenare, ci si può allenare alla vita.

Un’esperienza in prima persona

É un’esperienza in prima persona, esattamente come lo sono i nostri piccoli risvegli. É una pratica che non ti porta per forza a fare bungee-jumping: ti permette di sentirti vivo esattamente dove sei.

Se inizi a praticare, infatti, non cambiano le circostanze della tua vita, cambia piuttosto la maniera che hai nel sperimentarle, il modo in cui ciò che succede ti influenza. E il modo in cui tu influenzi ciò che succede.

Solo lo stupore conosce”. S. Gregorio

Una tecnica di mindfulness consiste nell’allenarsi ad osservare da un punto di vista alieno, come se vedessimo qualcosa per la prima volta. 

Che non significa guardare con ingenuità: significa provare a lasciare da parte le nostre strutture concettuali (come secondo noi dovrebbe essere quella cosa) e la nostra memoria (come pensiamo che sia in base alle esperienze passate).

Come un allenamento verso un continuo stupore, verso un’osservazione delle cose nella loro autenticità, filtrate il meno possibile dal nostro pensiero. Il pensiero si sposta continuamente tra le rimuginazioni del passato e le preoccupazioni per il futuro, spesso dimenticando il presente.

Questa qualità di mente ‘aliena’, o per meglio dire ‘originaria’, viene ricercata nella pratica meditativa così come nella pratica che viene portata nei contesti di tutti i giorni. Infatti, la mindfulness non resta qualcosa di circoscritto, diventa piuttosto parte integrante delle nostre abitudini di vita.

Delle abitudini che si trasformano in qualcosa di cui non siamo più schiavi, nella strada verso la consapevolezza.

Non solo per vivere, ma per accorgersi il più possibile della vita e di tutto ciò che vive.

Un piccolo esperimento per avvicinarsi alla mindfulness

Cambiare strada da casa al lavoro, soffermare lo sguardo su qualche particolare mai guardato, o comportarci in un modo diverso da quello che noi stessi ci aspettiamo può aiutare a spostare la prospettiva, facendo rinascere quello stupore che pareva congelato in una ferrea abitudine.

www.nicolettacinotti.net 2016

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