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Quello che ci unisce è più importante (forse) di quello che ci distingue

Adoro i quotidiani d’estate. Per un mese si dimenticano di economia e politica e si riempiono di cultura, arte, spettacoli.

L’estate scorsa El Pais mi ha permesso di conoscere Elisabeth Badinter, filosofa e scrittrice francese, che da 40 anni scrive saggi sull’amore materno, la differenza sessuale e l’identità maschile.

Una femminista con idee discutibili?

badinterDopo una prima lettura dell’intervista di Alex Vicente, ammetto di avere liquidato Badinter come una femminista con idee discutibili e troppo sicura di sé. In effetti alcune sue affermazioni mi hanno trovato al principio un po’ scettico, soprattutto perché sono sempre stato abituato a considerare le caratteristiche che distinguono gli uomini e le donne, piuttosto che quelle che li accomunano.

Sostiene Badinter: “Il nuovo femminismo, invece di spingerci a vivere come gli uomini, preferisce sottolineare i nostri particolarismi. Soprattutto la maternità, ma anche il pacifismo, la prossimità con la natura, o l’empatia”.

“…. non accetto che si parli della donna come una persona con maggiore attitudine a dedicarsi agli altri, più empatica di fronte al dolore o più generosa rispetto all’uomo. Chi crede che la donna metterà a posto quello in cui ha sbagliato l’uomo e creerà una sorta di nirvana femminile, si sbaglia. Dimentica che i nostri comportamenti sono molto simili”
.

“.. le donne sono capaci di fare tutto quello che fa un uomo, compreso il peggio, come la violenza o il terrorismo. Il separatismo tra i sessi deve terminare, o la pace tra uomini e donne non arriverà mai”.

Ad una seconda lettura, indotta anche dal viso tenero e al tempo stesso ironico di Badinter nella foto allegata all’intervista, mi sono ritrovato a cogliere altri aspetti delle sue parole.

Importanti interrogativi

Non credo che intenda negare le ovvie differenze genetiche, anatomiche, costituzionali e storiche che distinguono il mondo femminile da quello maschile. Mi pare invece che inviti a porci alcuni importanti interrogativi: innanzitutto, se vivessimo in un immaginario mondo privo di condizionamenti, stereotipi, influenze più o meno dirette della società a ricoprire certi ruoli e ad assumere certi comportamenti, quali e quante differenze rimarrebbero davvero tra uomini e donne?

E ancora: la consuetudine di sottolineare le peculiarità femminili, soffermandosi soprattutto su quelle qualità considerate universalmente positive e “femminili”, potrebbe esporci al rischio di considerare le donne come esseri umani speciali, in una illusoria compensazione di una autentica discriminazione?

Domande per le quali credo anche Badinter non possieda risposte.

© Maurizio Tuccio 2016 per la rubrica Sui Generis

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