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Respirare bioenergeticamente

Per tutti è chiaro quanto il respiro sia essenziale alla nostra vita.E conosciamo molti modi diversi di dare attenzione a questa funzione vitale.

Proprio perchè possiamo percorrere molte strade diverse, penso che possa essere utile definire cosa si intende, in bioenergetica, per lavoro sul respiro.

Il respiro e gli esercizi

In bioenergetica la tendenza è a non concentrarsi con un lavoro eccessivamente diretto sul respiro. Piuttosto la richiesta è quella di diventare consapevoli del respiro naturale, inteso come il respiro che sta avvenendo, nel momento in cui viene richiesto di portare l’attenzione.

Lo scopo di questa richiesta è di fornire un sostegno per aprire i blocchi e le contrazioni che limitano il fluire naturale del respiro mantenendo la consapevolezza di ciò che accade nel momento in cui accade.

Le tensioni che limitano la nostra respirazione sono frutto dei conflitti emotivi che si sono sviluppati durante la crescita e lo scopo diretto degli esercizi, come dice Lowen in “Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica” non è tanto quello di ridurre la tensione, quanto di comprendere la qualità del flusso naturale della respirazione per riconoscere dove e come sentiamo il nostro respiro interrotto e comprendere cosa ha prodotto quell’interruzione.

Il movimento del respiro

Respiro e movimento sono strettamente collegati, in molti modi diversi. Non esiste solo il movimento addominale o toracico ma anche un movimento che riguarda tutto il corpo e che accompagna l’atto della inspirazione e della espirazione. Durante l’inspirazione il movimento del corpo va verso il basso e leggermente all’indietro per accompagnare la discesa del diaframma che permette l’estensione dei polmoni, nella direzione in cui si verifica minore resistenza. L’abbassamento del diaframma solleva le ultime costole, muovendo i muscoli intercostali. Il petto si apre, anche se, nella respirazione naturale, l’inspirazione produce maggiore movimento nell’addome. Questo tipo di respiro porta alla massima quantità di aria con il minimo sforzo.

Anche la pelvi partecipa all’inspirazione, ruotando leggermente all’indietro, in modo che la cavità addominale sia spaziosa. E, con l’espirazione, si muove leggermente in avanti, in modo che tutta l’espirazione sia resa efficace dalla risalita del diaframma nell’addome. Questo spostamento del bacino è accompagnato dall’azione dei muscoli addominali, anche se l’espirazione è un movimento più passivo che attivo.

Le onde del respiro

Zemanta Related Posts ThumbnailIl respiro e il movimento che l’accompagna sono molto simili a onde. L’onda inspiratoria inizia profondamente nelle pelvi e risale verso l’alto. L’onda espiratoria inizia dalla bocca e scende fino alle pelvi attraversando le grandi cavità toraciche e addominali e anche la cavità della gola.

La gola è molto importante per una respirazione naturale. Se non si espande con l’inspirazione è impossibile avere un respiro sufficientemente ampio. Per molte persone la gola è una cavità ristretta e poco elastica a causa delle tensioni nei muscoli del collo, tensioni che spesso sono connesse al trattenere le lacrime o le urla, o anche, semplicemente, le parole che abbiamo paura di dire.

Per questa ragione molto spesso il piangere o l’urlare, oppure il singhiozzare lasciano poi una sensazione di maggiore libertà nel respiro.

Quando l’onda espiratoria raggiunge la pelvi, muovendola leggermente in avanti, si ha un rilassamento di tutto il corpo. In quel momento tutte le tensioni muscolari legati al trattenere hanno una pausa. E’ per questo che molte persone temono di espirare fino in fondo. Temono quel rilassamento dal trattenere che può far emergere ciò che è stato tenuto nascosto per così tanto tempo.

Una espirazione insufficiente

Una espirazione insufficiente lascia il petto sempre un pò espanso, come se ci fosse il timore di rimanere senza aria. La misura di questa insicurezza è strettamente legata alla quantità di aria di riserva che possiamo osservare. E’, ovviamente, una sicurezza illusoria, eppure tanto difficile da abbandonare.

Una inspirazione insufficiente

Anche la condizione di una inspirazione insufficiente esprime qualcosa. spesso è la difficoltà a raggiungere pienamente il mondo, una difficoltà che può materializzarsi con la sensazione della pienezza dell’inspirazione nella gola. Come se troppa aria potesse soffocarci. Ma il vero punto, in entrambe le situazioni – di una insufficiente inspirazione così come di una insufficiente espirazione – non è quello di modificare attivamente il nostro respiro ma piuttosto di prendere consapevolezza del punto in cui lo chiudiamo. Quello è, come dice Rashani Rea, il punto in cui emerge il nostro vero suono: “C’è un grido più forte di qualunque suono,i cui bordi seghettati tagliano il cuore e mentre rompiamo ciò che è indistruttibile, impariamo a cantare.”

Il respiro paradossale

Alternative View - 2013 Milan Design WeekQuando le condizioni esterne, per esempio una maggiore attività muscolare, richiedono una migliore ossigenazione può avvenire una sorta di “imposizione respiratoria” che ci costringe ad aprire di più il respiro. Se esistono però delle condizioni di blocco – inspiratorio o espiratorio – avviene una “frattura” corporea che rende la respirazione paradossale. Ossia anziché respirare verso l’interno ed espirare verso l’esterno si inspira verso l’alto e si espira verso il basso con una espansione minima delle cavità respiratorie. Spesso questo avviene attraverso un ampio movimento delle costole e una rigidità sia superiore che inferiore.

Per alcune persone questo significa che, malgrado un considerevole sforzo per espandere il torace, si ottiene poca aria in più perché l’espansione polmonare è ridotta dalle tensioni addominali e toraciche.

Spesso le contrazioni addominali hanno lo scopo di contenere le sensazioni di tristezza e i sentimenti che potremmo definire viscerali. Se temiamo questi sentimenti tenderemo a sopprimerli attraverso una tensione addominale.

“Le lacrime sono come pioggia che scende dal cielo e così un buon pianto pulisce l’aria come una buona pioggia” dice Lowen. Piangere è una delle forme primarie che abbiamo per rilasciare la tensione e visto che nel nostro cuore rimaniamo anche bambini, non dovremmo temere di piangere. Considerando il dolore della nostra vita e le frustrazioni che incontriamo, non dovremmo davvero biasimarci per il fatto che piangiamo: piangere cura il respiro e gli restituisce un’ampiezza che spesso le parole non riescono a catturare.

Il respiro e la voce

Il respiro è connesso alla voce proprio perché, per emettere un suono,l’aria deve attraversare la laringe. Emettere un suono ci rassicura rispetto al fatto che stiamo effettivamente respirando, anche se siamo davvero abituati a “zittirci”. Un mettere a tacere noi stessi che è profondamente diverso da un silenzio di buona qualità. Quello che proviamo quando siamo in pace con noi stessi e tace il chiacchiericcio della mente.

Per questa ragione, sia nelle classi d’esercizi che nella psicoterapia, in bioenergetica viene chiesto di accompagnare con un suono l’emissione del respiro. Un suono che non viene “Recitato” ma che è l’espressione dellla nostra naturale presenza e vitalità.

Comandamenti?

dolore (1)Lowen dice che in bioenergetica esistono solo due comandamenti: il primo è non trattenere il respiro ma lasciare che fluisca così com’è. Se è vero che non viene forzato un respiro più profondo, è anche vero che chiediamo attenzione ai momenti in cui non respiriamo. E in quei momenti basta fare un sospiro. Con un piccolo suono.

L’altro comandamento è proprio questo: fare un suono, nel senso di dare voce alla nostra voce interiore.

a cura di Nicoletta Cinotti

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