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Ricette per chi cura

Anima-e-corpoMolte persone sono coinvolte, per lavoro, nei processi di cura. Moltissime altre lo sono per affetto, relazione o necessità. Curare è complesso in molte situazioni perché spesso la cura non ha la gratificazione della crescita. E’ una cura che non prevede guarigione ma solo e soltanto cura in se e per se.

Per questa ragione può essere enorme la quantità di stress e di burn out a cui vanno incontro le persone che lavorano nei processi di cura.

Saki Santorelli, attuale presidente del Center for Mindfulness, nel suo libro, Heal thy self, ha pensato ad una serie di meditazioni specificatamente dedicate a chi si occupa di curare. Un modo, gentile, per prendersi cura di se stessi, oltre che dei nostri cari o dei nostri pazienti.

LA CONSAPEVOLEZZA DEL CUORE PROTETTO

La prossima volta che vi sentite feriti o chiusi prendetevi un pò di tempo per dimorare nella consapevolezza del respiro e delle sensazioni che percepite nel vostro petto – la tensione, la contrazione o la sensazione di durezza.

Come iniziate a percepire queste sensazioni, portate l’attenzione a quanta morbidezza e trasparenza esiste dentro quella che sembra essere solidità. Quanto tempo desideriamo passare in questa esplorazione è una nostra scelta.

RISVEGLIARE IL CALORE DEL CUORE

psiconcologiaDopo aver preso del tempo per sostare nella consapevolezza del respiro, tornate con la memoria ad una situazione in cui ci siamo sentiti amati e curati da qualcuno. Anche se fosse stato tanto tempo fa, diamoci l’opportunità di sentire la qualità e profondità dell’amore che ci è stato offerto. Dimora in questa calda presenza sentendo come risponde il tuo cuore a queste sensazioni emotive di amore e cura.

Dai a te stesso il tempo per dimorare in queste sensazioni….

MANDARE GENTILEZZA AMOREVOLE

Man mano che diventi più familiare con la vita del tuo cuore, attraverso l’esperienza del ricevere affetto, puoi iniziare a desiderare di condividere questa sensazione anche con altri, desiderare così, non solo di essere un ricettore di affetto ma anche un trasmettitore.

Porta la tua attenzione a qualcuno che ami e tieni su di lui/lei la tua attenzione…lascia che l’amore che provi per questa persona fluisca verso di lui/lei. Non c’è bisogno di forzare. Semplicemente ascolta la naturale tendenza del cuore ad includere altre persone. Come questo sentimento si approfondisce e si allarga guarda se sei capace di mandare cura e gentilezza amorevole a persone della tua famiglia, parenti ed amici, pazienti o clienti, oppure le persone della città in cui vivi o i colleghi di lavoro.

Nota ogni volta che ti senti in grado di includere persone che ti sono estranee oppure nemiche.

Questo tipo di pratica può essere fatto ripetutamente nella nostra vita. L’intenzione è quella di portare più vicino a noi l’aspetto di calore ed affetto del nostro cuore piuttosto che rimanere coinvolti nella colpa o nell’autorecriminazione che può arrivare all’odio o all’avversione nei confronti di qualcuno.

Riconoscere questi sentimenti e queste intenzioni e lavorarci nell’arco del tempo è una espressione della consapevole comprensione nei confronti degli altri e di noi stessi.

DAL PUNTO DI VISTA ALTRUI

Spesso la sensazione delle differenze e della distinzione tra noi e gli altri è la prima lente con la quale guardiamo al mondo. Come caregiver, la nostra capacità di avvicinarci all’esperienza del paziente è una forma particolarmente ricca di pratica mindful. Questa pratica ci permette di comprendere la nostra interconnessione. Come ascoltiamo la storia dei nostri pazienti e dei loro sintomi possiamo iniziare a sentire come sarebbe per noi essere in queste situazioni. Come ci sentiremmo se la malattia modificasse attività che diamo per scontate come camminare, guidare o andare fuori a cena? Come questo condizionerebbe il tenore delle nostre emozioni e del nostro Sè? Osserva cosa succede nel tuo respiro, osserva le sensazioni del corpo, il flusso di emozioni e pensieri mentre mantieni il tuo impegno a rimanere il più vicino possibile all’esperienza che ti stanno descrivendo, così come la stanno descrivendo. Nota la tua intenzione e il tuo impegno man mano che il processo in corso tocca e cambia il tuo modo di ascoltare, osserva le tue domande e la tua capacità di sentire il dolore dell’altro e come l’empatia e la compassione si sviluppano.

Presta particolare attenzione all’assunzione implicita che hai fatto riguardo alla realtà. Puoi iniziare a notare che la realtà percepita dal paziente è spesso piuttosto diversa da quella percepita dal curante.

Saperlo, riconoscerlo e avvicinarsi a questo gap implicito, spesso sottaciuto, può iniziare a cambiare l’intero contesto della relazione di cura.

Ancora una volta ricorda che questa è una pratica che probabilmente non hai incontrato negli anni della tua formazione.Tenerlo presente può aiutarti a sciogliere le sensazioni di disagio rispetto all’essere perfetto.

LO STESSO PUNTO DI VISTA

essere amabiliMentre siedi in consultazione o sei a casa con i tuoi familiari, prova ad essere consapevole della realtà umana che condividiamo – senza parole –

In modo fondamentale al di là della diversità dei dettagli delle nostre storie, noi e gli “altri” non siamo separati.

Al di là degli elementi di separazione condividiamo qualcosa di più grande, qualcosa che potremmo chiamare “realtà condivisa”.

All’inizio la consapevolezza di questa condivisione può fare paura; poi può essere una fonte di gioia anche in mezzo alle difficoltà.

Ascoltando più profondamente possibile, tutto ciò che le persone ci dicono, entriamo in questo dominio della realtà, la realtà condivisa.

Sedere accanto, nel senso letterale del termine, può permetterci di cogliere quest’area di condivisione, questa comunione.

ESSERE SEDUTI NEL CUORE

Quando ascoltiamo un’altra persona possiamo farlo “sedendoci” nel nostro cuore. È come se cominciassimo a scoprire che il cuore ha i suoi sensi, sensi che ci permettono l’accesso al mondo che sta al di là delle apparenze. Il cuore può trasmettere e accogliere. Dare e ricevere. Proviamo ad imparare a coltivare e usare entrambe queste dimensioni – invisibili ma percepite – del nostro cuore.

Proviamo a riconoscere il fatto che possiamo trasmettere una corrente di cura e gentilezza senza parole dal nostro cuore. In alcune tradizioni meditative questa corrente è visualizzata come verde o oro. C’è poca differenza se la visualizziamo o semplicemente lasciamo che questa capacità emerga dentro di noi per muoversi verso l’altro. Non c’è bisogno di parlarne o di usarla per cercare di cambiare o “manipolare” l’altro. È sufficiente sperimentarla e silenziosamente riconoscerne l’esistenza .

© A cura di Nicoletta Cinotti 2014

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