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Scrivere come terapia dell’anima

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Scrivere come terapia dell’anima

Ci sono momenti in cui abbiamo voglia di parlare con qualcuno in grado di ascoltarci. Un interlocutore attento, presente, che dia attenzione alle nostre parole attraverso le quali trasmettiamo emozioni. Le parole descrivono l’intensità di uno stato d’animo, ne raccontano l’aspetto positivo o negativo, che traspare dal racconto e dal modo in cui esso viene veicolato attraverso la gestualità, il tono della voce, il respiro. Spesso non abbiamo nessuno con cui dialogare proprio nell’istante esatto in cui l’ansia non ci fa respirare oppure una gioia immensa ci inebria. L’Uomo ha bisogno di raccontare e raccontarsi, aprendo porte su se stesso anche per sentirsi “meno solo”. Un foglio di carta e una penna diventano ottimi interlocutori cui affidare i nostri segreti più profondi, le nostre immediate emergenze del cuore: scrivere è una forma di sollievo dell’anima, come Jung sottolineò “…scrivere equivale a creare, ed il processo creativo risulta terapeutico in sé”. La scrittura come terapia è intesa in senso rigenerativo, in quanto facilita l’auto-conoscenza e la riscoperta di una rinnovata intimità con se stessi. Mentre si scrive un’emozione, la si oggettivizza, diventando spettatori esterni disidentificati, secondo la visione psicosintetica, così, nella rilettura, la prospettiva cambia, è più lucida e generosa di “calmanti mentali” che, pochi istanti prima, non erano neppure immaginabili. Affidare l’impeto dell’Anima all’inchiostro di una penna che scorre veloce e non lascia tregua e disegna strani simboli, mentre ci si prende una pausa in cui si  rimugina, si pensa, si riflette, è un gesto di scrittura1grande aiuto. Nell’atto di depositare sfoghi, sogni, visioni, intuizioni, dubbi, estraiamo parti importanti dal “nostro scrigno” più profondo, concedendoci la libertà di dire quello che non osiamo esprimere a voce, di interrompere e ricominciare, di cancellare e riscrivere un finale differente. La scrittura diventa una forma di auto-esplorazione, in cui emergono vissuti, intrisi di ricordi e riformulazioni personali, interpretazioni e immagini di un passato che sembra quasi più simpatetico e meno ostile. Il diario giornaliero su cui prendere appunti di vita è un compagno di viaggio davvero affidabile: ascolta i nostri pensieri, ci rimanda verità a volte scomode, ma autentiche, non ci tradisce mai e, soprattutto, non cambia idea. Semmai la conserva per le “migliori occasioni”.

Lascio che i pensieri si succedano sotto la penna nello stesso ordine in cui i temi si sono presentati alla mia riflessione: così potranno rappresentare meglio i moti e il cammino della mia mente.
(D. Diderot)

© Maria Cristina Caccia 2014

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