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Svegliare il corpo, ammorbidire il cuore, aprire la mente

La meditazione è accogliere come siamo, con la nostra confusione e la nostra salute. Questa completa accettazione di noi stessi, che chiamiamo maitri, è un relazione semplice e diretta con noi stessi

Pema Chodron

Il punto di partenza

ascoltoIl punto di partenza per un ascolto sincero degli altri, parte dall’ascolto di noi stessi, nel presente, nel corpo, nelle emozioni e nella mente. La mindfulness è un mezzo importante per essere in grado di farlo perché offre uno strumento per prestare attenzione al flusso dei pensieri piuttosto che finirne catturati. Le nostre parole infatti sono un’espressione dei nostri pensieri e si nutrono reciprocamente: fare una pausa per diventare consapevoli di quello che costituisce il nostro panorama mentale ci permette di iniziare a comunicare con una visione chiara dei limiti e degli obiettivi comunicativi. Invece che iniziare dalle proiezioni sul futuro o dalle rimuginazioni sul passato, possiamo semplicemente sederci e abitare il momento presente, sintonizzandoci con il flusso del nostro sistema naturale di comunicazione.

I nostri sistemi comunicativi operano dal livello della consapevolezza, dove si verifica l’esperienza iniziale. Per ricevere le informazioni a questo livello abbiamo bisogno di procedere attraverso 3 elementi: riprendere il contatto con il corpo; fidarci delle nostre emozioni; avere una mente aperta e flessibile.

Riconnettersi al corpo

Molto spesso usiamo il nostro corpo senza esserne veramente consapevoli. Siamo un corpo – come dice Lowen  e invece ci comportiamo come se fosse un nostro possedimento, una macchina che deve funzionare con regolarità. Per questo è importante iniziare dalla nostra postura. C’è un proverbio che dice che dovremmo avere una schiena solida e una parte anteriore morbida. “Strong back, soft front” : cosa significa? Significa che abbiamo bisogno di saper tenere la nostra posizione – una schiena solida – ma anche di essere aperti agli altri e comunicativi. Purtroppo molto spesso facciamo l’inverso. Teniamo una posizione di chiusura nei confronti degli altri per nascondere una sostanziale difficoltà a tenere la propria posizione.

Il nostro sistema è un sistema corpo-emozioni-mente, che necessita di un passaggio comunicativo fluido, in modo da poter caricare e scaricare le tensioni mantenendo la sostanziale capacità di comunicazione. Per fare questo lo stato di rilassamento – inteso come flessibilità fisica – è fondamentale. Sappiamo infatti che uno degli effetti del prolungarsi della tensione è proprio quello di ridurre l’ampiezza percettiva consolidando modalità ripetitive di risposta. Essere rilassati non significa però entrare in uno stato di torpore: è piuttosto una delle condizioni di un giusto grado di presenza.

Riconnettersi alle emozioni attraverso il respiro

corpo che senteDurante la pratica mindfulness usiamo la consapevolezza del respiro. Il respiro è il legame vitale che esiste tra corpo ed emozioni. E’ grazie all’ampiezza del nostro respiro che le nostre percezioni sono ampie, flessibili e vitali. Ed è sempre grazie al respiro che le informazioni tra il corpo, le emozioni e la mente circolano nel nostro sistema.

Come sappiamo dall’esperienza reichiana e bioenergetica, tagliare il respiro è un modo per diminuire la percezione delle emozioni. Riportare la consapevolezza al nostro ritmo del respiro, così com’è ci permette di riportare, gentilmente, l’attenzione all’emergere delle sensazioni fisiche e delle sensazioni emotive ad esse connesse.

Spesso le emozioni che non vengono chiaramente percepite strutturano il flusso dei nostri pensieri. Molti dei nostri pensieri non esprimono infatti idee ma piuttosto danno ragioni alle emozioni che percepiamo e che rimangono nascoste nelle pieghe della nostra inconsapevolezza.

Non sbarazziamoci dei pensieri

A volte possiamo credere che la meditazione mindfulness significhi eliminare i pensieri dalla propria mente. In realtà l’obiettivo non è questo. E’ piuttosto essere consapevoli di ciò che passa per la mente, senza farci trascinare. E’ essere consapevoli della qualità dei nostri pensieri e delle emozioni che li alimentano.

Spesso i nostri pensieri sono raccolti in 5 categorie: pensieri che anticipano il futuro, rimuginano sul passato, dialoghi immaginari, pensieri connessi a sensazioni fisiche o pensieri di fuga. Possono essere sia piacevoli che spiacevoli o neutri. La vera differenza sta nella nostra personale capacità di osservarli o di farci trascinare, lasciando che siano loro a dare la direzione alle nostre azioni.

Con la mindfulness apriamo una pausa che ci permetta di osservare ciò che sta accadendo, nel momento in cui accade, senza esserne trascinati o rimanerne invischiati. La distrazione o la smemoratezza avvengono proprio per questo: siamo in contatto con i pensieri ma non con ciò che stiamo facendo e questo produce un gap, uno scalino, tra noi e la realtà delle cose. Imparare a ritornare all’oggetto attuale della nostra attenzione riduce questo gap e ci riconnette con la freschezza del presente. Una volta che abbiamo imparato ad educare la nostra attenzione alla focalizzazione e alla consapevolezza, possiamo usare queste abilità durante le nostre comunicazioni. E’ come se vedessimo le cose attraverso un grandangolo: invece che rimanere focalizzati sui nostri dialoghi interiori, iniziamo a notare i nostri schemi di pensiero. Non ci sbarazziamo dei pensieri ma li notiamo, magari nominando il tipo di pensiero che attraversa la nostra mente, come abbiamo definito poco sopra, attraverso queste 5 categorie.

Stabilire una relazione con l’irrequietezza

non-ascoltareMolte delle nostre comunicazioni falliscono trascinate dal vortice dell’irrequietezza, dal desiderio di arrivare ad un risultato definito in tempi rapidi. In genere consideriamo l’irrequietezza un fastidio o qualcosa che ci spinge al movimento. In questo caso cerchiamo invece di stabilire una relazione con la nostra irrequietezza, per connetterci alla nostra salute e bontà, attraverso il contatto con la nostra confusione, incertezza e difficoltà di non sapere cosa fare. Facciamo semplicemente spazio a quelle parti della nostra esperienza che abbiamo rifiutato. L’irrequietezza è solo un segnale della nostra tendenza ad essere assorbiti in se stessi; una tendenza rafforzata dalla nostra difficoltà a riconoscere i segnali di stress. La mindfulness ci insegna come rimettere in contatto le sensazioni fisiche, emotive e i pensieri e , a partire da questo ascolto di noi, come aprirci all’ascolto nei confronti degli altri.

Le interruzioni positive

Proprio perché il rischio è quello di essere trascinati dal flusso dei pensieri – e dal flusso delle nostre comunicazioni – uno degli strumenti che possiamo utilizzare è fare delle interruzioni costruttive, delle interruzioni positive. E’ un modo per aprire uno spiraglio di consapevolezza, sparso qua e là, per tornare alla consapevolezza del momento presente.

Questo permette al silenzio di interrompere deliberatamente le nostre conversazioni e attività, ci riporta al corpo, a quello che stiamo effettivamente provando nel momento presente, lasciando che la nostra certezza di “avere ragione” entri in dialogo con la possibilità che il punto di vista altrui sia altrettanto interessante. Questa pausa ci permette di riconnetterci con l’obiettivo della nostra comunicazione, separando le parole con spazi di consapevolezza, e di ascolto, di noi stessi e degli altri.

Il silenzio protegge la nostra consapevolezza, riportando l’attenzione al momento presente, all’ambiente che ci circonda e ci permette di sintonizzarci in quel flusso che sta al di sotto della nostra comunicazione verbale e che qualifica la vera struttura della nostra comunicazione. Il silenzio permette inoltre al corpo di far sentire il proprio messaggio comunicativo. Un messaggio che troppo spesso rimane nascosto o coperto.

In questa pausa possiamo poi trovare l’empatia che ci mette in relazione con il nostro interlocutore e il suo punto di vista.

Lo spazio “misto”

paura2I passi precedenti migliorano la nostra sensibilità e ci permettono di riconoscere con maggiore facilità quel “territorio misto” dove non esiste più una precisa demarcazione tra “io” e “te”. Spesso nella comunicazione la preoccupazione per le proprie ragioni è tanto forte da produrre una separazione troppo evidente tra noi e gli altri. Per questa ragione è importante imparare a leggere il campo emotivo che ci circonda. In questo caso potremmo dire che facciamo “interruzioni altruistiche” che ci permettano di prenderci cura anche delle ragioni degli altri.

Iniziando a praticare la comunicazione mindful ci rendiamo conto di quanti drammi sono creati dalle narrazioni che popolano la nostra mente. A volte queste narrazioni premono per una realizzazione proprio tramite le nostre comunicazioni. Portiamo un discorso fino a realizzare il dramma che avevamo costruito e rischiamo così di essere proprio noi i veri responsabili di questo dramma.

Un esercizio Prova a riportare alla mente una serie di situazioni in cui la tua comunicazione è stata guidata dalla storia che ti eri costruita al riguardo. Qual è stato l’esito di queste comunicazioni? Prova adesso a ricordare situazioni comunicative in cui sei stato empatico con il tuo interlocutore. Davvero non hai realizzato qualche buon esito anche per te?
Imparare ad interrompersi

Imparare ad interrompersi per considerare la direzione che la comunicazione sta prendendo è centrale, anche per lavorare sulla rigidità delle nostre idee. Se ci rendiamo conto che tutto ciò che ci accade rientra in una o due categorie di spiegazioni, potremmo cominciare a pensare che forse le cose funzionano così perché abbiamo delle idee rigide, più che perché le cose stanno davvero in questo modo. La complessità della vita è troppo ampia perché tutto sia spiegabile con le nostre versioni ripetitive. Interromperci può darci la possibilità di raccogliere nuove informazioni dal presente e può aprirci alla possibilità che la nostra lettura della situazione sia viziata dalle nostre esperienze precedenti. Se proviamo ad abbandonare le nostre posizioni difensive possiamo anche accorgerci che la qualità delle relazioni viene rivitalizzata.

In qualche modo inseriamo la possibilità del fallimento – inteso come cambiamento delle proprie idee e convinzioni – come opportunità comunicativa. Molte comunicazioni falliscono proprio perché uno degli interlocutori non può esimersi da “avere ragione” ossia dal trovare la propria posizione confermata dall’altro.

Riassumendo

Riassumendo possiamo operare delle interruzioni positive durante la nostra comunicazione mindful, a partire da 4 oggetti di attenzione:

  •  Possiamo aprire spazi al silenzio, inteso come parte della comunicazione e non come interruzione
  •  Possiamo tornare al corpo e alle sensazioni fisiche per cogliere i segnali di tensione, stress o agio
  •  Possiamo fare pausa per lasciare emergere empatia nei confronti del nostro interlocutore, indirettamente o chiedendogli direttamente di spiegare meglio il suo punto di vista
  •  Possiamo fare pausa per cambiare qualcuna delle nostre idee fisse, dei nostri significati pre-costituiti

Un esercizio

Prova a tenere un diario di quando fai una delle precedenti interruzioni per valutare il loro effetto e quali sono le difficoltà che incontri nel farle. Prova a lasciar andare la tua posizione nel mezzo di un conflitto e osserva cosa accade dentro e fuori di te.

La guarigione nella comunicazione

Qualsiasi sia la pratica che useremo, il fatto che si verifichi una guarigione nelle nostre comunicazione testimonia che ci siamo riconnessi con l’altra persona. Il primo effetto della guarigione comunicativa è, infatti, a livello della relazione. Una volta imparato a riconoscere il segnale di verde, ossia il momento adatto per comunicare, potremo smettere di identificarci con la falsa protezione costruita dalle nostre difese e guadagnare il coraggio per esplorare i nostri dubbi e la nostra paura.

In questo processo cambiamo prospettiva. Passiamo da una prospettiva che mette se stessi prima di tutto, ad una prospettiva che ci inserisce nell’ampio panorama delle relazioni.

© Nicoletta Cinotti

 

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