Seleziona una pagina

Nel 2001, due ricercatori dell’Università del Maryland fecero un semplice esperimento con due gruppi di studenti.Tutti i partecipanti alla sperimentazione dovevano risolvere un semplice gioco del labirinto che simulava l’uscita di un topolino dal labirinto. Un gruppo aveva, all’uscita, un pezzetto di formaggio come premio. L’altro gruppo, invece, aveva una civetta che minacciava la vita del topolino. Entrambe erano semplici simulazioni: nessun rischio reale, nessun premio reale.

Alla fine dell’esercizio del labirinto – che tutti gli studenti risolsero in pochissimi minuti – venivano intervistati in maniera casuale, come se l’esperimento fosse finito con l’esercizio appena fatto. Erano domande che valutavano la loro creatività. Il gruppo che aveva svolto l’esercizio sotto la minaccia della civetta dette risposte significativamente peggiori. Molto peggiori: del 50% più negative rispetto all’altro gruppo. Eppure tutti venivano da un successo: avevano appena risolto l’esercizio del labirinto.

Però averlo fatto sotto pressione, sotto la minaccia di un nemico naturale (la civetta mangia i topolini), aveva comunque bloccato per molti di loro il pensiero divergente, il pensiero creativo. Quindi è per questo che a volte, anche se abbiamo avuto un buon risultato, non riusciamo a gustarcelo. Perché l’abbiamo fatto sotto minaccia, sotto pressione. Perché lo stress che ci è costato è stato eccessivo. I nostri pensieri possono essere come la civetta: non sono reali ma ci spingono come se lo fossero. E rendono così amaragnolo anche il sapore di un successo. Allora la domanda è: ti aspetti un premio o un pericolo?

Sei più focalizzato sul onorare quello che hai fatto o sull’essere sfuggito ad un rischio? E, soprattutto, quante volte ci spingiamo ad agire come fuga da un pericolo immaginato, quello che creano i nostri pensieri? Siamo sicuri che motivarci così sia un buon sistema? A me sembra di no!

Come dice Alexander Lowen l’ansia nasce come reazione alla frustrazione provata in una condizione piacevole. Se, ripetutamente, quando siamo aperti, amorevoli e rilassati accade un fenomeno avverso – una frustrazione, una punizione o un rimprovero – è molto possibile che si strutturi una forma di ansia cronica che ci porta ad evitare la condizione piacevole che ha scatenato il rimprovero. Nicoletta Cinotti

Pratica di mindfulness: Il Panorama della mente

© Nicoletta Cinotti 2017 4 settimane per la creatività

 

Condividere questo articolo?