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Tre passi per amare se stessi – per davvero!

Da questo Marzo 2016 abbiamo iniziato la collaborazione con due riviste internazionali: On Being e Elephant Journal. Un modo per aprire la mente, per rendere più interessante la Newsletter e per ricordare che – anche se distanti – siamo tutti interconnessi e condividiamo le stesse passioni, gli stessi desideri e gli stessi dolori. Un modo per festeggiare il mese della gentilezza! Enjoy it!

Probabilmente ti hanno detto che dobbiamo amare noi stessi prima di poter veramente amare un’altra persona.Elephant Journal

O addirittura che dobbiamo amare noi stessi prima di poter essere completamente amati da qualcun altro.

Io mi sono chiesta:

Come amo me stessa, esattamente?

Devo davvero guardarmi negli occhi allo specchio e pronunciare stupide frasi lette sui giornali?

Come faccio a sapere che mi amo abbastanza? Quando questo varca il confine dell’egoismo o addirittura del narcisismo?

E’ vero che devo imparare ad amare me stessa per guadagnarmi un rapporto sano?

Da quando ho sentito per la prima volta questa idea, ho fatto un intenso lavoro di esplorazione. E sì, sono riuscita anche ad amarmi di più.

1. Ho scoperto che il primo passo per amare me stessa è quello di “sentirmi”.

Cosa significa? E’ un discorso che riguarda le mie emozioni, come si manifestano nel mio corpo come sensazioni. Se ho paura, per esempio, potrei accorgermi di avere un nodo o  una strana sensazione nell’addome. Se sono arrabbiata, potrei accorgermi di avere la mascella rigida o le mani serrate.

Queste manifestazioni fisiche delle emozioni attraverso il corpo non sono irrilevanti; di fatto sono talmente importanti che se inizio a sentirle con costanza e senza giudicarle, il mio rapporto con me stessa cambia completamente. Il trucco è stare continuamente con me stessa (con le mie emozioni e le mie sensazioni corporee) con gentilezza, in special modo nel dolore, nella sofferenza o quando provo odio per ciò che sto vivendo.

L’ho capito davvero, per la prima volta, quando io e mio marito abbiamo fatto un percorso in bus di un’ora mentre eravamo nel mezzo di una discussione. Avrei voluto continuare a dirgli tutti i modi in cui aveva sbagliato e spiegargli il mio punto di vista – ancora e ancora. Invece ci siamo seduti uno a fianco all’altro, in silenzio: è stato straziante. Dopo un po’ di tempo, mi sono accorta dell’inutilità di continuare la discussione nella mia testa e ho iniziato invece a fare attenzione a me stessa. Ho notato la mia mascella serrata, il groppo in gola, la contrazione del torace e il modo in cui il mio respiro entrava a fatica nel corpo. Ho rivolto l’attenzione verso queste sensazioni, le ho sentite veramente. Sono diventata curiosa della loro natura. Mi sono accorta che la mia mascella era anche calda e rigida, oltre a essere serrata. La mia gola era come se avesse dentro una massa di carbone con spigoli appuntiti.

Se devo essere onesta, non è stato affatto piacevole. Poi ho iniziato a notare qualcosa di strano. Più mi concentravo e portavo l’attenzione al corpo, e esploravo le sensazioni senza giudicarle o provare a cambiarle, più mi accorgevo che mutavano da sole.

Dopo un po’ alcune erano persino diminuite e sparite. La cosa più sorprendente è stata che, la volta dopo che ho avuto uno scontro, mi sono accorta che le sensazioni corporee erano diventate un po’ meno intense. La mandibola era meno tesa, la mia gola meno bloccata, il torace più aperto, il mio respiro più facile. Con questo esercizio, nel tempo, tendevo a progredire.

Ora ho un atteggiamento molto più comprensivo verso il conflitto, non mi preoccupo così tanto quando i miei rapporti con le persone non sembrano andare bene. Questo mi aiuta ad ascoltare e capire cosa potrebbe davvero aiutare a migliorare le cose per l’altra persona.

Invece che essere egoista, far scivolare l’attenzione dall’altra persona a quello che sento io nel corpo mi aiuta a prendermi la responsabilità di quello che riguarda la mia esperienza. Riservare il 50%, se non di più, dell’attenzione, alla mia esperienza interna è ciò che di più onesto, utile e produttivo posso fare per migliorare le mie relazioni con gli altri.

Riservare il 50%, se non di più, dell’attenzione, alla mia esperienza interna è ciò che di più onesto, utile e produttivo posso fare per migliorare le mie relazioni con gli altri.

2. Il secondo passo per amare me stessa è cambiare il modo con cui parlo a me stessa dentro la testa.

“Non dovrei sentirmi così, sto esagerando.”

“Sono troppo sensibile, dovrei far finta che non mi tocchi.”

“Nessun altro pensa che sia un grande problema, cosa c’è di sbagliato in me?”

Suona familiare? Amare me stessa significa accettarmi come sono, considerare valide le mie emozioni e reazioni. Non significa che debba agire su di esse. Piuttosto, riconosco il diritto di sentirmi nel modo in cui mi sento (non importa quale sia il modo). Può talvolta confondere, perché posso provare diverse sensazioni contemporaneamente, ma alla fine, tutte hanno bisogno di essere accettate da me.

Per esempio, su quel bus del destino, una parte di me avrebbe voluto gridare a mio marito, una parte piangere ed essere consolata da lui e un’altra far bella figura davanti agli altri e non far sapere a nessuno cosa stava succedendo. Ho scelto di sedermi in silenzio e sono felice di averlo scelto, ma non significa che le altre due parti di me stessero sbagliando. Per sostenere la parte di me che voleva urlare a mio marito, dentro di me ho affermato la mia rabbia, dicendomi “E’proprio un idiota, non mi ascolta mai, vuole sempre aver ragione, voglio solo che mi ascolti.”

Lo senti come suona immatura questa parte di me?

L’uso delle parole “sempre” e “mai” sono un segno evidente che quella era una parte giovanile di me che tirava fuori i ricordi delle precedenti relazioni. Questo mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con un’esperienza nuova, mai avuta durante la mia crescita. Così ha risposto una parte di me adulta ed empatica: “sono qui, sto ascoltando, sento la tua follia, dimmi com’è difficile questo momento, voglio sapere come è per te”.

Quindi ho realmente ascoltato questa parte di me e mi sono assicurata di aver sentito tutta la mia agitazione e la mia rabbia. Questo non vuol dire che abbia detto a mio marito quanto fossi matta (già lo sapeva!) o che abbia messo in atto la mia rabbia. L’ho semplicemente ascoltata e ho affermato me stessa nei miei pensieri e immaginazioni. Nello stesso identico modo mi sono voltata verso la parte triste di me, quella che cercava conforto, ascoltandomi e offrendo me stessa come sostegno.

Un’importante lezione che ho imparato in questo processo è che, sia che ne siamo coscienti sia che non lo siamo, in ogni momento insegnamo alle persone come trattarci. Se dentro ci stiamo annullando, le persone se ne accorgono e possono iniziare a trattarci allo stesso modo in cui noi stessi ci trattiamo.

Sia che ne siamo coscienti sia che non lo siamo, in ogni momento insegniamo alle persone come trattarci.

3. Il terzo passo per amare me stessa è agire in un modo che la mia autostima possa crescere anziché diminuire.

L’autostima non è pensare positivo per mettere una pezza sulle crepe del nostro essere. E’ piuttosto una profonda consapevolezza interiore del mio valore e un senso di connessione con la mia più intima essenza.

Per aumentare l’autostima posso:

Ascoltare i messaggi del mio corpo e le mie emozioni e condividerle con le altre persone.

Affermare cosa è vero per me e prendermi la responsabilità della mia esperienza.

Agire attraverso modalità che siano coerenti con i miei valori.

Dall’altro lato, se faccio e dico ciò che immagino che le altre persone vogliano, finisco per sentirmi falsa. Logoro la mia autostima quando:

Controllo costantemente quello che pensa la gente di me, cercando di compiacerli.

Mi comporto in modo incoerente rispetto a quello in cui credo, in modo da piacere agli altri.

Dico “sì” quando preferirei dire “no”.

Mi comporto da vittima e incolpo gli altri per i miei sentimenti.

Mento per cercare di evitare i conflitti.

Chiedo scusa per il fatto di avere delle opinioni diverse dagli altri.

Non tengo conto dei miei principali bisogni, come il nutrimento, il sonno, il movimento.

Se faccio e dico ciò che immagino che le altre persone vogliano, finisco per sentirmi falsa

Essenzialmente, quando abbandono me stessa, mi sento come quel tipo di persona che merita di essere abbandonata e i miei rapporti rifletteranno questo. Quando mi prendo cura della mia interiorità, divento quel tipo di persona che attira verso di sé attenzione e amore.

In generale, con l’esercizio costante del sentire le mie emozioni e sensazioni corporee, nel dare valore all’esperienza di tutte le mie diverse parti e nel comunicare in modo autentico ho trasformato la relazione con me stessa e con il mondo intero.

Quindi sì, guardarsi allo specchio è un optional, ma vale la pena imparare ad amarTi, per poter amare ed essere amata completamente!

traduzione di Silvia Cappuccio autorizzata da Elephant Journal   “3 steps to loving Myself – for real” di April Pojman.

Fonte: Elephant Journal

Foto: Soren Bo Steendahl

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