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Tre prospettive nella relazione di cura

Quando parliamo di relazione terapeutica spesso abbiamo in mente due persone in una stanza.

In questo breve articolo vorrei partire da un’altra prospettiva. Ossia che nella stanza della psicoterapia avvengano tre esperienze: quella in prima persona – sia del paziente che dello psicoterapeuta – quella in seconda persona, che avviene nel momento dell’ascolto – e la terza propsettiva, quella che nasce dalla costruzione di una nuova modalità relazionale.

L’esperienza in prima persona

carattereLowen e prima di lui Reich, con il coraggio degli innovatori, costruiscono il loro approccio e le basi dell’impianto teorico a partire dall’assunto basilare della verità e scientificità dell’esperienza in prima persona. Una affermazione nella quale Lowen si immerge con totale libertà. Se Reich cercava la dimostrazione scientifica di ciò che andava sperimentando, Lowen percorre la strada dell’affermazione di ciò che scopriva lungo il percorso.

Sono poche le sue citazioni bibliografiche. Tra queste, oltre Freud e Reich, il pioneristico lavoro di Jaynes sullo sviluppo della mente bicamerale (Julian Jaynes The origins on Consciuosness in the Breakdown of the Bicameral Mind  1976) e il lavoro del fisico quantistico Erwin Schroendinger “What is life?  Citazioni che testimoniano la consapevolezza dell’impianto teorico che, a partire dalla sua formazione reichiana, andrà successivamente a sviluppare. Citazioni che. con la differenza di qualche decennio, condivide con Allan Schore, che basa la sua ampia riflessione clinica sia sulla differenza di funzioni tra emisfero destro e sinistro che sulla teoria della complessità di cui la fisica quantistica è espressione.

La scelta e la maturazione del percorso in prima persona in Lowen è consapevole, e la esprime con una metafora: “Il mistico camminando con gli occhi spalancati ad ammirare il miracolo dell’universo non vede le pietre sul suo cammino e inciampa. Ma non importa. Il meccanicista, tutto intento a guardare le pietre che potrebbero farlo incespicare, non vede la bellezza del cielo. Non si può risolvere questo conflitto cercando di fare ambedue le cose – guardare in su e guardare in giù – (…) Bisognerebbe diventare degli acrobati e scalare continuamente il muro. L’unica soluzione è abbatterlo, eliminare la corazza e scaricare le tensioni: la bioenergetica è tutta qui (1975 p.275)”.

Più avanti declina l’assunto epistemologico del suo percorso. Partire da un pensiero che sia funzionale, connesso all’esperienza del momento presente, momento per momento (1);considerare la coscienza una funzione e non uno stato (2); affermare la stretta connessione tra coscienza e attenzione (3) e la relazione che entrambe hanno con il processo consapevole. 

La prospettiva costruttivista

GuscioLa prospettiva costruttivista che realizza il primato dell’esperienza in prima persona ha radici lontane (Armezzani 2004). Vico si potrebbe definire il primo costruttivista che afferma il processo della costruzione dell’esperienza in prima persona con grande incisività “Gli esseri umani prima sentono, poi avvertono con animo perturbato e commosso indi riflettono con mente pura “. Esprimendo così un processo e una sequenza che ci troviamo più volte a vivere. Kant sviluppa il passaggio successivo e nella “Critica della ragion pratica” afferma che se non ci sono dubbi che tutta la nostra conoscenza inizia con l’esperienza questo non significa che non sia necessario trascendere l’esperienza, aprendo il tema centrale del ruolo dei processi riflessivi.

Con Husserl e Merleau-Ponty il mondo viene definito da ciò che percepiamo nel flusso di coscienza momento per momento. Il successivo sviluppo dei modelli cibernetici e la loro attenzione verso gli organismi viventi permetterà poi lo sviluppo dei concetti di autonomia, autopoiesi, autoorganizzazione e costruzione soggettiva del significato accompagnando pienamente la riflessione sui percorsi soggettivi, esperenziali di conoscenza. Varela recupera in particolare una concezione enattiva della conoscenza in cui l’intera presenza vitale, inserita nel proprio ambiente, si esprime attraverso il concreto agire del soggetto.

Quella che viene a proporsi è, quindi, una scienza d’esperienza!

Restituire al corpo vitalità ed energia

Il lavoro corporeo, alla base dell’esperienza psicoterapeutica analitico-bioenergetica, ha lo scopo non solo di sciogliere i blocchi ma anche e soprattutto quello di offrire una diversa esperienza di sè che fornisca le basi di una diversa percezione della realtà presente . Il carattere non ha, in questo senso, tanto una funzione storica, quanto attuale: rappresenta, come dice Lowen, il modo in cui la persona organizza le proprie risposte nel presente, a partire da quelle che sono state le esperienza del proprio passato (Lowen 1985).

Restituire al corpo vitalità ed energia permette una modificazione complessiva della qualità delle risposte vitali della persona. E poichè la conoscenza è enattiva questo fa si che si attivino processi di cambiamento ecologici, rispettosi delle possibilità di autoregolazione e sostenibili.

La sostenibilità del cambiamento è un tema forte del pensiero di Lowen: le difese non vanno eliminate ma ne va compresa la qualità di autoregolazione. Non più quindi l’iniziale progetto reichiano di cambiamento caratteriale, un progetto che Reich stesso abbandonò negli ultimi anni, ma il riconoscimento delle qualità autoregolatorie delle difese.

Il ruolo della seconda persona

In questo panorama il ruolo della “seconda persona”, il ruolo dello psicoterapeuta è quello di “risuonare empaticamente”.  Una risonanza empatica che assomiglia alla validazione offerta da un genitore sintonico e che sottolinea l’elemento di novità che la relazione comporta per entrambi. Questa novità fa sì che il campo sia veramente bi-personale e che il cambiamento coinvolga – nel rispetto della diversità dei ruoli – anche lo psicoterapeuta. Una co-costruzione interattiva di una nuova esperienza di attaccamento che nasce dalla risonanza emotiva. 

Il ruolo della risonanza empatica della seconda persona è affermato anche nella ricerca neuroscientifica. Come dice Varela (Varela,Shear 1999) l ‘esplorazione in prima persona non deve condurci a “diventare parte della stessa tribù”. La seconda persona è chiamata a declinare una posizione empatica, radicata nella sensibilità agli indicatori sottili della comunicazione non verbale. 

contattoUn frasario costruito dal linguaggio corporeo, dall’espressività che trova radice nella condivisione della stessa esperienza, così come nella sua elaborazione. Questa qualità di incontro non è possibile senza la presenza di un mediatore esperto in ciò che il paziente sta esplorando.

La validazione intersoggettiva che ne deriva, toglie all’esperienza in prima persona il rischio narcisistico. 

Lo sviluppo di questa responsività corporea, della capacità di risonanza empatica, di quello che Varela chiama “la conoscenza del territorio” è uno degli elementi caratteristici della formazione analitico bioenergetica. Nessuna delle esperienze di lavoro corporeo che vengono proposte ai pazienti è estranea all’esperienza dello psicoterapeuta bioenergetico. 

Nulla di non condiviso è parte del bagaglio dell’esperienza che avviene nel setting psicoterapeutico. Una condivisione che non significa adesione ma capacità di risonanza empatica su base corporea. Le differenze individuali sono rispettate ma nessun aspetto del lavoro corporeo rimane non sperimentato: questo ridurrebbe l’esperienza corporea ad una “tecnica” da applicare, ad un trattamento da effettuare tradendo così il principio più volte affermato da Lowen “Non possiamo condurre nessuno in un territorio che noi non abbiamo esplorato in prima persona”(Intervista condotta da F Hadly The energetics of bioenergetics).

Risuonare empaticamente

imprevisto1In analisi bioenergetica e nella caratterologia reichiana è fondamentale il concetto di “identificazione vegetativa” che indica la capacità di sentire nel proprio organismo un processo energetico, emozionale, di eccitamento, di un’altra persona e di riconoscerlo come tale. Se c’è un contatto profondo c’è anche una risonanza energetica che permette di comprendere come esperienza interiore ciò che l’altro sperimenta. Ritengo che questo concetto sia il precursore  di quello che poc’anzi abbiamo definito “risuonatore empatico”

La capacità della madre di essere “in contatto” con il bambino  percepita come emozione nel proprio corpo, dipende dalla sua capacità di sopportare, senza paura, l’espressione emotiva del bambino. Questa risonanza rende possibile vivere nel proprio corpo l’espressione della persona con la quale si è in “contatto”. Questa capacità è fondamentale per permettere al bambino di imparare a modulare quello che Stern chiama il “crescendo degli affetti”. Una capacità che è strettamente in relazione con la capacità della madre di tollerare gli stati di eccitazione del bambino e strettamente in relazione con la capacità dello psicoterapeuta di tollerare gli stati affettivi primitivi del paziente. Una capacità che richiede consapevolezza corporea e identificazione vegetativa. 

La terza prospettiva

Così nella relazione terapeutica viene a svilupparsi una terza prospettiva: quella che nasce dalla relazione in corso, che disegna elementi di novità assoluta perché, essendo radicata nell’esperienza presente e nell’esperienza vissuta, si offre totalmente nuova a se e agli altri.

L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Cesare Pavese

© Nicoletta Cinotti 2014

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