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Troppo intelligenti per essere felici

Abbiamo una straordinaria fiducia nell’importanza della stimolazione precoce. i nostri bambini ricevono giochi intelligenti fin dalla nascita.

Cerchiamo di offrire più opportunità e spesso sottovalutiamo l’effetto che ha il puzzle di impegni a cui li sottoponiamo.

L’economia dell’attenzione

L’economia dell’attenzione di un bambino è diversa da quella di un adulto: è meno capace di dare delle priorità e di escludere gli stimoli secondari o irrilevanti. Basta poco per distrarlo anche se sappiamo che può essere capace di grande concentrazione. Inoltre c’è una relazione stretta tra la sovra-stimolazione e la disattenzione. I bambini vengono esposti, fin dalla nascita, ad un ambiente iper-stimolante. Questo può essere un vantaggio per una mente flessibile e in crescita ma può diventare anche una fonte di stress e una inclinazione ad una attenzione divisa e troppo labile.

Troppo intelligenti per essere felici

Il risultato di questa sovra.stimolazione spesso è una attenzione frammentata e, accanto a questa frammentazione, un crescente senso di insoddisfazione e noia anche per i nostri bambini. Certamente l’uso e l’abuso della tecnologia non aiuta. Li sottopone estesamente ad uno schema di premio e frustrazione e si ritrovano così coinvolti in giochi che li attraggono per la varietà di stimoli. Che li fidelizzano per il sistema di premio che li accompagna e che li lasciano ben presto frustrati e stressati.

Spesso i bambini sono agitati proprio perché sono stressati. Non hanno sufficienti spazi vuoti per la fantasia. Oppure non hanno sufficiente possibilità di esplorare la loro natura contemplativa. Educhiamo i bambini all’attività e, senza rendercene conto, li indirizziamo verso un fare eccessivo che alimenta l’iperattività e influisce negativamente su aspetti rilevanti per l’apprendimento.

Come funziona la mente dei bambini

La mente dei bambini si struttura a partire dalle emozioni più frequenti che prova, alle quali tende a dare più importanza rispetto ai pensieri. I suoi pensieri sono magici oppure operativi, poco giudicanti, talvolta anche poco valoriali. I bambini imparano con il tempo a costruire un elenco di priorità, a dare attenzione alle diverse esperienze sulla base dell’importanza e a non lasciarsi trascinare dall’intensità delle emozioni che provano. L’integrazione tra gli aspetti emotivi e quelli cognitivi è delicata e centrale perché disegnerà la facilità con cui il bambino affronterà i processi di apprendimento scolastico e di vita. Una buona integrazione tra la mente e le emozioni – tra lo sviluppo emotivo e quello cognitivo – lo sosterrà nel percorso scolastico al di là degli aspetti strettamente legati al quoziente intellettivo. Bambini estremamente intelligenti ma con difficoltà di regolazione cognitiva o emotiva possono avere percorsi scolastici molto più insoddisfacenti di bambini con quoziente nella norma ma con una buona maturità della funzione esecutiva.

Cos’è la funzione esecutiva?

Le funzioni esecutive sono quelle capacità che entrano in gioco nell’apprendimento di nuovi compiti, quando usciamo dalla routine consueta e ci viene chiesto di imparare qualcosa di nuovo: la facilità con cui impareremo dipende dalla maturità delle nostre funzioni esecutive. Sono le funzioni alla base della pianificazione, della creazione di strategie e, più in generale, sono quei processi cognitivi alla base del problem solving: quello che ci fa avere idee nuove e creative.

La funzione esecutiva è strutturata attorno a tre elementi: inibizione della risposta, aggiornamento della memoria di lavoro e flessibilità cognitiva. L’inibizione è la capacità di inibire deliberatamente gli impulsi ed escludere  le informazioni irrilevanti.

La memoria di lavoro riguarda l’abilità di mantenere in memoria informazioni per usarle per brevi periodi di tempo e la flessibilità di risposta è la possibilità di attuare comportamenti diversi in base al cambiamento delle regole o del tipo di compito.

Sappiamo come regolare le emozioni e come regolare la mente?

Alla fine, come genitori, siamo molto impegnati a rendere i nostri figli intelligenti e ad offrirgli il più possibile le condizioni perché siano felici. Ma siamo proprio sicuri che stiamo facendo le scelte giuste? Sempre di più infatti i bambini sono felici ma instabili emotivamente. Intelligenti ma con difficoltà scolastiche.

Cos’è che non funziona?

Manca la regolazione ossia una educazione che non si occupi solo di procacciare stimoli intellettuali e condizioni di felicità ma che insegni anche ai bambini come regolare le proprie emozioni e come regolare le proprie funzioni cognitive. Perché l’intelligenza non basta se non sappiamo usarla adeguatamente.

Cosa vuol dire regolazione delle emozioni

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare regolazione emotiva non significa darsi delle regole: significa essere consapevoli delle proprie emozioni e capaci di consolarsi o attivarsi se necessario. Un bambino poco consapevole delle proprie emozioni o incapace di consolarsi sarà molto spesso in difficoltà e questa difficoltà influenzerà anche l’aspetto cognitivo perché quando le emozioni che proviamo sono troppo intense la nostra capacità di riflessione va “in blocco”. E agiamo impulsivamente oppure possiamo dire che “non ragioniamo”.

Insegnare ai bambini a riconoscere le emozioni e dare loro strumenti per regolarle non è solo un intervento di educazione emotiva. È anche, e soprattutto, un intervento di regolazione con risonanza sulle emozioni e sulle funzioni esecutive.

© Nicoletta Cinotti 2017

Bibliografia di riferimento

Bernard Baudouin Medito e sono felice. (Piccolo manuale di meditazione per i bambini in vendita dal 20 Aprile)
Jeanne Siaud-Facchin, Troppo intelligenti per essere felici

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