Siamo sempre immersi in un panorama, interno ed esterno. A volte percepiamo il panorama interno come uno sfondo tranquillo e siamo attirati in maniera prevalente dall’esterno. Altre volte succede il contrario: l’esterno è solo uno sfondo e siamo attirati da quello che succede dentro di noi.

Può essere una sensazione di disagio fisico o emotivo che cattura la nostra attenzione; in genere, quando succede, è accompagnata da un flusso di pensieri e ipotesi.

Quello che non consideriamo però è come il panorama interno e quello esterno siano continuamente in relazione e si influenzino reciprocamente. Cerchiamo segnali di tranquillità esterni e proiettiamo fuori – molto spesso senza accorgercene – quello che abbiamo dentro. Così se siamo tesi, stressati o nervosi anche il minimo contrattempo può diventare un problema che percepiamo fuori di noi, anche se la sua radice è interna.

Ecco perchè facciamo riferimento alle sei porte dei sensi: vista , udito, tatto, odorato, gusto e, infine l’ultimo senso, la mente. Se sappiamo percepire ciò che bussa alla porta dei sensi ci sarà più facile sapere quello che è interno e quello che è esterno a noi. Ci sarà più semplice distinguere le proiezioni della mente dalla realtà. Cogliendo ciò che accade nella sua basilare semplicità riusciremo così a lasciar emergere risposte nuove, soluzioni alternative, perchè ogni cosa apparirà nella sua natura originaria. Usciremo, in una parola, dai soliti binari: quelli che ci fanno dare significati ripetitivi a ciò che accade.

Che effetto farebbe prendere dimora nel proprio corpo, nella sensazione di essere vivi e basta, anche se per pochi attimi, diciamo per cinque minuti alla fine della giornata, sdraiati a letto o seduti da qualche parte, la sera o all’inizio della giornata, persino prima di mettere già i piedi dal letto? Che effetto farebbe? Potete scoprirlo, naturalmente, se solo incontrate voi stessi evitando deliberatamente di riempire il momento presente di qualcosa (…) E anche se non siete agitati potete sempre ricordare, quando fate la doccia, di controllare se davvero vi trovate nella doccia o se la vostra mente sia da qualche altra parte a riempirsi fino all’orlo dimenticandosi di fare una capatina nel «qui e ora»: nell’acqua che vi scorre sulla pelle. Jon Kabat Zinn

Pratica di mindfulness: Il panorama della mente

© Nicoletta Cinotti 2016 Tornare a casa

Foto di © littlenelly (rare but there)

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