Sono molti i modi in cui l’evitamento si insinua nella nostra vita e diverse le ragioni per cui lo facciamo. Evitiamo per paura del conflitto. Evitiamo perchè non ci sembra il momento giusto. Evitiamo perchè non ci sentiamo sicuri.

In ogni caso ci pare che rimandare ed evitare non siano un grosso problema. Certamente hanno un effetto: nel momento in cui rimandiamo si riduce moltissimo l’ansia da prestazione e così diventa quasi dolce scivolare nell’evitamento, praticare la procrastinazione. Ci promettiamo che lo faremo e non importa se non è così vero. In quel momento basta la promessa a calmarci. Dietro c’è una spinta alla perfezione nascosta dalla paura di non essere all’altezza, di non riuscire.Meglio rimandare e aspettare il momento in cui saremo a posto

Funziona come un incantesimo: evitiamo e non ci rendiamo conto che il tempo è passato e che non torna indietro. Evitiamo e ci dimentichiamo che non si può rimandare sempre perchè la vita non ci aspetta e così cerchiamo di cancellare, senza farsi vedere, i segnali che ci ricordano l’urgenza della scelta. Li copriamo con il sonno dell’inconsapevolezza e dell’intangibilità del torpore, della distrazione. In fondo, dietro al nostro evitare sta un’unica grande ragione: cerchiamo il piacere e lottiamo per evitare il dolore. Come se questo gioco fosse possibile. Come se fosse in nostro potere controllare le sensazioni che arrivano. Come se, facendo un percorso pieno di deviazioni, potessimo assicurarci una vita anestetizzata da quel dolore che cerchiamo di evitare e che, come un ospite indesiderato, è sempre pronto a suonare alla porta. Perchè ciò che evitiamo ci tiene in pugno.

Questa è la ragione per cui amiamo la primavera. La primavera ci ricorda che possiamo osare, smettere di rimandare e far fiorire la nostra vita. Questa è la ragione per cui odiamo la primavera che con il suo fermento ci ricorda di uscire dalla stagnazione, di uscire allo scoperto. Di guardare in faccia la vita che abbiamo e i suoi luoghi polverosi.

Non c’è il momento giusto: non esiste. Esiste il momento in cui ci decidiamo a fare quello che abbiamo lungamente rimandato. E non importa se decidiamo di fare una cosa piccolissima. Un lungo cammino è fatto di piccolissimi passi. Grandi quanto la dimensione delle nostre gambe. Possono portarci molto lontano proprio un passo dopo l’altro. Come dice un insegnante di meditazione non iniziare a meditare pensando di farlo per un’ora. Inizia pensando di farlo per tre minuti. E poi scegli se farlo ancora per i tre minuti successivi. In questo modo lo avrai fatto per il tempo giusto per te. Senza rimandare perchè era troppo lungo.

Evitare non toglierà il dolore dalla nostra vita. Né toglierà quello specifico dolore, disagio, difficoltà che stiamo rimandando di affrontare.

Le persone a cui dovete mentire vi tengono in pugno; le cose sulle quali dovete mentire vi tengono in pugno” .Jack Kornfield

Pratica di mindfulness: Lo spazio di respiro di tre minuti

© Nicoletta Cinotti 2017 Risolversi a cominciare

 

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