Ormai quasi 85 anni fa due bombe atomiche vennero gettate su Hiroshima e Nagasaki. Morirono 90000 persone; i sopravvissuti furono pochissimi. Scelsero di non usare la parola sopravvissuti per rispetto nei confronti delle persone che erano morte. Non volevano che venisse considerato un valore essere sopravvissuti e un dis-valore essere morti. Coniarono così una parola nuova hibakusha che si potrebbe tradurre con “coloro che sono sopravvissuti all’esplosione“. Non sopravvissero in molti ma la storia incredibile è come sopravvissero non solo le persone ma anche le piante. La pianta più vicina al luogo dell’esplosione che ha ripreso a germogliare è un salice piangente che si trovava a circa 500 metri dall’epicentro esplosivo. Altre piante si trovano a 1300 metri e portano le tracce e le ferite dell’esplosione. Un gruppo di piante che copriva la facciata di una scuola salvò 4 bambini, proteggendoli dagli effetti dell’esplosione. Ogni tanto i giapponesi vanno a salutare quelle piante – che sono state tutte identificate con dei cartelli – le abbracciano, le accarezzano oppure si siedono lì vicino per onorare questa forza della vita, nonostante tutto. Queste piante così amate vengono chiamate hibaku jumoku e i loro semi sono diffusi in tutto il Giappone come simboli della rinascita.

Come hanno fatto quelle piante a sopravvivere (170 piante di 32 specie diverse)? Le piante sopravvivono perchè non sono un organismo unico, come potrebbe sembrare. Hanno una struttura modulare. Assomigliano più ad una colonia di insetti che ad una struttura unitaria. L’essere composti di micro parti le protegge dalla predazione e ne migliora le possibilità di sopravvivenza anche nelle situazioni più difficili. Anche noi siamo una struttura modulare dal punto di vista psicologico. Anche se abbiamo un’unica identità in realtà, dal punto di vista dinamico, siamo un insieme di sotto-identità che, nel corso della nostra vita, sono nate nelle diverse condizioni. Io ho una parte guerriera e una parte bambina, una parte mistica e una profana. Una parte giovane e una vecchia. Una intellettuale e una casalinga sull’orlo della crisi di nervi. Una montanara e una ricamatrice di Firenze. Ho anche un paio di parti molto maschili e forti e una parte Freddy Mercury con gli stessi denti e lo stesso amore per i vestiti esagerati! E così via in un ricco condomino a volte ordinato e ben gestito, a volte pieno di vicini litigiosi che stendono i panni sulla facciata della casa. Nelle situazioni di stress salta alla ribalta la parte guerriera pronta a fare a pugni con la vita. Le sono grata per avermi difesa ma devo stare attenta a non lasciarle scena libera perchè so bene quanto può esagerare!

Tutti noi funzioniamo così. Le parti più difficili spesso sono parti esiliate che tornano sulla scena quando risorgono vecchie difficoltà. Allora ci arrabbiamo con noi stessi perchè vorremmo essere sempre la versione più smart e moderna possibile (anche perchè ci dà fastidio quando le nostre parti esiliate tornano in patria). Tutte queste identità modulari sono importanti: sono quelle che hanno garantito la nostra sopravvivenza. In alcuni casi, francamente, ci hanno salvato la vita. Abbiamo solo bisogno di saper fare il regista (o l’amministratore di condominio) per non permettere che una prenda il sopravvento e diventi un dittatore. Così, ogni volta che qualche parte tenta il colpo di stato, ogni volta che tenta di diventare il dittatore del nostro stato libero, guardala negli occhi. Falla parlare, ascolta le sue ragioni, ringraziala per il suo affetto e rassicurala. Dille che sarai tu ad occuparti del problema ma che, senza il suo aiuto, non ne saresti in grado. Scoprirai così che questa collaborazione è più ricca di qualsiasi altra cosa. La modularità della nostra vita è la sua forza, quella che ci rende resilienti di fronte a mille diverse possibilità.

Le piante sentono meglio degli animali. Perché gli animali, e noi tra loro, risolvono quasi tutto col movimento. Una pianta invece deve risolvere il problema, non può scappare. Stefano Mancuso

Pratica di mindfulness: Riportare a casa parti rifiutate di sé stessi (Meditazione registrata durante un ritiro) Sabato 4 Luglio alle 8 meditazione live sul mio Canale Youtube in preparazione del ritiro Reparenting ourselves

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

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