È possibile “abitare poeticamente il mondo” come dice Bobin? È possibile proprio in questo momento in cui tutto sembra così crudo e duro? E, soprattutto perché vale la pena farlo?

La poesia non è fiocchi e balocchi

Ci sono delle false convinzioni che riguardano la poesia. La prima è che sia un modo edulcorato e romantico di descrivere il mondo e i sentimenti

In realtà poesia significa parlare attraverso una metafora – visiva o sonora – che permette di entrare dentro l’esperienza in modo diretto. È la matrice attraverso la quale un bambino impara a parlare. Poi perdiamo – quasi sempre – questa capacità e la perdiamo proprio come perdiamo altre qualità della nostra mente bambina e proprio come “impolveriamo” le qualità della nostra mente originaria. Le perdiamo a favore della nostra efficienza e della nostra capacità di fare e agire. Niente di male quindi.

Il punto – come ripetiamo spesso nella pratica di mindfulness – è coltivare non solo la nostra modalità del fare ma anche la modalità dell’essere, quella capacità contemplativa che esprime la nostra creatività. A cosa serve, direte voi? Tanto più siamo in un momento difficile, tanto più abbiamo bisogno di un pensiero laterale, creativo.  Potrei raccontarti diverse storie di persone che, in questo momento, hanno trovato modi creativi di organizzarsi. Ma forse, queste storie le conosci e le vivi anche tu. Sono le piccole storie quotidiane in cui troviamo soluzioni semplici per cose che sembrano difficili

Poesia è un atteggiamento, una pratica di relazione con il mondo che consente alle cose, alle persone, agli eventi, di mostrarsi a noi, come se nascessero ogni volta. Sara Costanzo dall’introduzione di C. Bobin

La poesia è per poeti oppure per artisti

Abbiamo una cultura che insegna l’iper-specializzazione. Non sempre è la soluzione migliore. Oltre a questo molti grandi poeti erano, realisticamente, impiegati di banca o comunali. Non è solo perché è estremamente difficile vivere e, come lavoro, fare i poeti.  Succede perché la poesia è un modo di guardare alle cose e al mondo che può prescindere dal lavoro che facciamo. Un modo di assoluta verità. Questa non è una qualità esclusiva degli artisti. La creatività è una dotazione che abbiamo tutti e che coltiviamo nel nostro lavoro ogni volta che facciamo qualcosa con attenzione non divisa e con passione. La “cosa poetica” non è un dato concettuale ma qualcosa di vissuto intensamente, qualcosa che rompe la noia, dove la noia è proprio l’assenza della realtà e l’iperbole della ripetizione

Dopo aver pubblicato la sua opera più importante – La terra desolata – Tomas Stearn Eliot continuò a lavorare in banca ancora per tre anni. Aldous Huxley lo definiva “il bancario più bancario immaginabile”. E quando si licenziò infine dalla banca lo fece per iniziare a lavorare in una casa editrice – lavoro che fece per altri 40 anni – scriveva poesie nel tempo libero. Che spreco – potremmo pensare – oppure che saggezza! Sentirci sicuri in un ambito – in questo caso nell’ambito economico – ci lascia la libertà di essere originali in un altro.

arriva il treno e taglia la neve

scoperchiando improvvisamente la lucentezza dei binari

l’uccella altissima vede la velocità. Annamaria Farabbi

La base poetica della mente

James Hillman, clinico junghiano internazionalmente noto, definiva la base poetica della mente Il linguaggio primario dei modelli archetipici di cui sono un esempio il discorso metaforico dei miti, che possiamo considerare i modelli fondamentali dell’esistenza umana. Per studiare la natura umana, secondo Hillman,  bisogna rivolgersi alla mitologia, alla religione, all’arte, dove questi modelli sono rappresentati.

La qualità̀  e lo sviluppo del nostro linguaggio e della memoria è globale. Impariamo e ricordiamo attraverso la percezione. Anche le parole vengono apprese sulla base di caratteristiche percettive oltre che di significato. L’amore per le storie, la passione per “leggere i libri” ha una ragione neurobiologica: la nostra mente impara che le cose accadono per una ragione, che c’è un prima e un dopo. Che le sequenze danno ritmo e l’insieme della storia diventa un ricordo. Impariamo così come organizzare la memoria autobiografica, con una disciplina dell’ascolto mediato dalla voce degli altri. la voce delle persone che amiamo.

Accanto alla memoria delle esperienze, attiva fin dalla nascita, arriva così anche la memoria autobiografica e semantica. Questi due stili di apprendimento e memorizzazione rimangono attivi tutta la vita. Abbiamo una mente sensoriale e una mente narrativa; una memoria procedurale e sensoriale e una memoria semantica e narrativa.

Quando stiamo bene la mente sensoriale parla a bassa voce. Non per questo è meno importante. Non per questo non è significativa. È significativa e importante ed è la rete su cui costruiamo significati. Parla attraverso metafore. Cos’è una metafora? La metafora, a partire da una esperienza, trasporta il significato in una forma linguistica, la metafora è la forma linguistica base della poesia. Ecco perché potremmo dire che la poesia è ricordare e curare.

Ricordare e curare

La parola cura – colere – deriva da cultum e condivide l’etimo con la parola cultura. L’agri-coltura era prendersi cura del campo. La poesia cura perchè rivolge l’attenzione al nostro campo interiore e gli offre strumenti ed espressione. Ci ricorda – parola che ha dentro di sé l’etimo della parola cuore – che non possiamo davvero ricordare senza tornare al cuore delle cose, all’impatto percettivo e sensoriale che hanno su di noi, poeti distratti e dimenticanti, trascinati dal nostro pilota automatico più che dalla poesia.

La poesia ci ferma perché ci tocca profondamente e ci rende presenti. A volte le persone mi dicono che non capiscono la poesia. Questo – le rassicuro – è perfettamente normale. Non c’è bisogno di capire una poesia. Basta sentirla. È per questo che possiamo rileggere infinite volte una poesia, ascoltare infinite volte la stessa musica: perché entrambe ci permettono di ricordare, evocano una sensazione che abbiamo conosciuto e perduto.

Meditazione e poesia

Così da una parte non è stata una sorpresa che molte persone abbiano raccolto l’invito per “Meditazione e poesia”: intuitivamente o consapevolmente sapevano tutte che questi due linguaggi sono nello stesso registro e che la meditazione ci chiede, come la poesia, lo stesso sforzo: quello di sospendere il giudizio, di ascoltare e di farsi toccare, accettando l’inevitabile distrazione, la noia, la lungaggine del viaggio per tornare a casa e, infine, arrivare a casa.

Lavandomi interiormente

fino a diventare acqua potabile. Annamaria Farabbi

Le poesie dell’evento “Meditazione e poesia” citate da me o inviate dai partecipanti saranno raccolte in un piccolo libretto: sarà il mio, nostro regalo di Natale a sostegno della Caritas diocesana di Chiavari – Diocesi di Chiavari- IBAN IT65N 05034 31950 000000006386 Causale: Donazione Fondo Diocesano di Prossimità – perché conosco bene il buon uso che ne fanno e il numero di famiglie (numerose e a volte monoparentali) che hanno sostenuto non solo con la spesa ma anche con il pagamento delle bollette. La raccolta fondi che è stata fatta lo scorso marzo/aprile, attraverso la pratica di meditazione, è arrivata a € 8000. Un grazie di cuore a tutte le persone che hanno partecipato.

Puoi vedere informazioni guardando sul sito le info su “Il fondo di prossimità”. Ognuno può scegliere se donare – e a quale associazione eventualmente donare – perché nessun dono può essere un obbligo!

Il nostro piccolo libro “Meditazione e poesia” arriverà il giorno di Natale!

© Nicoletta Cinotti 2020 Meditazione e scrittura

 

 

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