In fondo siamo più abituati a rilevare gli elementi spiacevoli che quelli piacevoli. Ci sembra che ciò che è spiacevole sia anche potenzialmente pericoloso e per questa ragione il nostro rilevatore di problematiche è spesso molto sensibile. Meglio intervenire prima possibile. Così rischiamo di passare le nostre giornate con un segnalatore di problemi che, come un salvavita, scatta non appena c’è qualcosa che non va.

Le emozioni accentuano la sensibilità del nostro rilevatore di problematiche: se siamo depressi diventa ancora più sensibile. Potremmo pensare che l’antidoto sia legato al fatto che ci accada qualcosa di positivo. Non è così.

Il rilevatore di piacevolezza e quello della spiacevolezza sono separati. Per questa ragione non è affatto sicuro che un evento piacevole metta il silenziatore al nostro rilevatore di difficoltà. Lui, ben allenato, continua a rilevare i problemi anche quando tutto va bene. Forte del volume più alto che, nella nostra vita, assumono i problemi rispetto alle gioie, può strombazzare il suo allarme anche nei momenti migliori. L’unica cosa che possiamo fare – per riportare un po’ più di equilibrio e realismo (la nostra vita non è così drammatica molto spesso) – è tenere attivo anche il rilevatore di piacevolezza.

Invitarci, ogni giorno, a gustare almeno un momento piacevole. Può essere il cappuccino della colazione. Le due chiacchiere con il giornalaio o il verduraio. Il piacere che si nasconde nelle piccole cose e che tralasciamo solo perchè non urla il suo volume. Ogni giorno riconoscere almeno un evento piacevole ci permette di allenare anche l’altro rilevatore – quello della gioia – un rilevatore che non accendiamo perchè la gioia ci sembra spesso un sentimento inutile.

Eppure la crescita più straordinaria della nostra vita, quella che avviene nel primo anno, quella che ci porta rapidamente a raddoppiare o triplicare in dimensioni, ad imparare abilità complesse come camminare, stare seduto, alzarsi in piedi, iniziare a parlare, avviene in quell’anno. Un anno in cui suscitiamo gioia e condividiamo gioia. Perchè la gioia non è un sentimento inutile: è il sentimento della concentrazione naturale e del sorriso. Non siamo più intelligenti ad essere preoccupati: mettiamo solo un macigno sul cuore e chiediamo alla mente di sollevarlo.

Se a volte ti senti scoraggiato e depresso, è importante ricordarti che puoi ancora provare gioia e piacere. Se coltivi questa visione più ampia di te stesso, la meditazione troverà un terreno molto più fertile per crescere e dare i suoi frutti. Jon Kabat Zinn

Pratica formale di mindfulness: La meditazione del fiume

Pratica informale: Cerca ogni giorno di gustare un piccolo evento – o grande evento – piacevole. Farlo insegna ad aver fiducia in ciò che impariamo dalla gioia

© Nicoletta Cinotti 2018 Il protocollo MBSR

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