Non so se ami viaggiare o se lo fai perchè costretto dalle necessità quotidiane. Io non sono una viaggiatrice in senso tradizionale: non faccio viaggi organizzati, non viaggio tanto per viaggiare però sono sempre in movimento. C’è sempre un posto dove sono stata e un altro dove sto per andare. A volte sono posti poco distanti, altre volte molto lontani. In mezzo preparo le cose necessarie: a volte scrupolosamente e a volte un po’ a caso perchè quel posto lo conosco bene e per visitarlo non mi occorre molto.

Non faccio solo esplorazioni esterne: mi piace diventare esperta nella geografia di casa, nei panorami interiori e trovo che il viaggio – fuori o dentro di noi – abbia sempre caratteristiche simili. Porta ad incontrare una dimensione sconosciuta. Anzi, apre la porta a questa dimensione sconosciuta. È la stessa porta che chiudiamo quando abbiamo paura. Con il viaggio la apriamo e ci apriamo verso il cambiamento.

La porta che si apre sullo sconosciuto

Ho imparato, per esperienza personale, che sono molto più pericolosi i luoghi familiari di quelli sconosciuti. Per cui viaggiare non mi fa paura. Apro la porta del viaggio con felicità, senza paura.

Mio marito è diverso da me. Abbandona la sua poltrona della lettura con leggerezza solo quando deve fare passeggiate attorno al luogo in cui viviamo. Il viaggio per lui è faticoso e pericoloso. In fondo rispondiamo diversamente per via della porta che si apre sullo sconosciuto. A me eccita, a lui spaventa: il mondo si divide spesso in queste due categorie: chi ama viaggiare e chi ama sostare.

Il più grande ostacolo alla scoperta non è l’ignoranza ma l’illusione della conoscenza.Estelle Frankel

Calmare gli spiriti ansiosi

Gli spiriti ansiosi amano ciò che li rassicura, ciò che è conosciuto. E scelgono sempre quale panorama esplorare: quello interno o quello esterno. Quello familiare o quello straniero. Poi ci sono le macchine volanti. Cosa sono? Sono le parole. Le parole sono macchine volanti perché ci portano in luoghi – interiori o esteriori – anche molto lontani. Mio marito parla poco ma viaggia molto con queste macchine volanti e con la pila di libri che è sempre a fianco della sua poltrona. Lui legge per viaggiare. Io scrivo per viaggiare. Lì ci incontriamo: nelle parole e nella loro capacità di farci volare in luoghi sconosciuti. Perché le parole possono aprire la porta dello sconosciuto senza farci paura.

Quando il conosciuto supera lo sconosciuto abbandoniamo la nostra vita infinita per un’esistenza contraffatta e finita. Estelle Frankel

Il destino del viaggiatore

Tutti i viaggi richiedono una mente aperta, che ha conosciuto ma che non viene troppo condizionata da ciò che conosce. Una mente, direbbe Rilke, che ama le domande più delle risposte. Che rimane nello scenario aperto dalla domanda senza la fretta di passare a trovare la risposta giusta. Questa è la mente del viaggiatore. La sua curiosità lo porta ad approfondire e a non accontentarsi di panorami guardati con superficialità.

È per questo che amo avvicinare la meditazione alla scrittura. A volte la pratica è come un bagliore di luce sullo sconosciuto della nostra mente: scrivendo ciò che emerge rimaniamo nella domanda. Non siamo i passeggeri di un autobus ma esploratori che seguono una traccia, che esplorano qualcosa che era, fino ad un attimo prima, sconosciuto. Quell’esplorazione ci rende capaci di considerare alternative che, fino a quel momento, sembravano impossibili e trovare quindi strade di cambiamento e novità insospettate.

Fino a che non siamo in grado di immaginare un’altra possibile realtà non siamo davvero liberi. Estelle frankel

Il viaggio dell’amore

Pochi viaggi hanno la possibilità di mettere insieme panorama interno e panorama esterno. Tra tutti uno è il più importante per il nostro desiderio di felicità: il viaggio nel territorio dell’amore. Una felicità autentica infatti richiede che la realtà esterna e la realtà interna abbiano punti di contatto. Questo chiediamo all’amore: che assomigli alla nostra mappa interiore del desiderio. Siamo disponibili a cambiare la mappa interna. Non siamo disponibili a rinunciare a questa esperienza di sintonia. L’esperienza in cui mappa interna e mappa esterna combaciano. In quel momento il territorio dell’amore compare in tutta la sua vastità. Quando ci innamoriamo abbiamo una intuizione, seguiamo un sogno, entriamo in una destinazione sconosciuta. Fallire nell’esplorazione del territorio dell’amore è uno dei dolori più grandi che possiamo provare.

Bioenergetica, mindfulness e scrittura

Impariamo ad amare da bambini, prima ancora di imparare a parlare guardiamo con occhi innamorati nostro padre o nostra madre. Sono loro che ci insegnano i rudimenti dell’amore. Spesso mamma e papà sono le prime parole. Anche una volta diventati adulti le parole dell’amore nascono dal corpo, dal desiderio di intimità e contatto e poi diventano un modo di entrare in relazione. Diventano azioni, movimenti, gesti che scrivono una storia. Attraversiamo molti confini, superiamo noi stessi molte volte in questo territorio in cui le parole dette e le parole agite portano a nuove destinazioni. Eppure, malgrado le nostre intenzioni, spesso il passaggio dall’innamoramento all’amore diventa difficile. E nessun video o tutorial su YouTube può risolvere il problema. Per alcuni è difficile innamorarsi, per altri è difficile amare. E la soluzione a questi dilemmi non può stare nelle parole degli esperti ma nella nostra ricerca nel territorio dell’amore.

Dobbiamo imparare a muoverci in questo territorio con le nostre abilità di esplorazione. A volte abbiamo molta paura a farlo, altre volte lo facciamo con superficialità e ne usciamo con le ossa rotte. In ogni caso tutto inizia dal corpo e da come il nostro corpo sa rispondere al bisogno di amore. Per questo parto dal corpo per arrivare alla mente ed esplorare le intuizioni attraverso le parole. Parole scritte, associate, raccontate o ascoltate. Perchè anche l’amore ha un linguaggio.

Il linguaggio dell’amore

Se l’innamoramento è senza storia, è un’esperienza in cui ci sembra di essere in paradiso e che niente e nessuno potrà toglierci da quel luogo meraviglioso, nell’amore sappiamo che accadono cose incomprensibili e che il linguaggio condiviso nell’innamoramento non è più così efficace.

Perché innamoramento e amore hanno lingue diverse. Ci innamoriamo con il corpo, con la nostra mente sensoriale, ma poi amiamo con la nostra storia a farci da guida e, a volte, da intralcio.

Gary Chapman dice che è questa la causa della fine di molte relazioni. Se nell’innamoramento parliamo la stessa lingua nello stesso momento, quando passiamo dall’innamoramento all’amore iniziamo a parlare linguaggi diversi. Per alcuni il linguaggio dell’amore sono le parole di incoraggiamento. Per altri si nutre di momenti speciali, esclusivi; altri ancora hanno bisogno di doni particolari e sorprendenti oppure di semplici gesti di aiuto, servizi quotidiani che nutrono come un ricostituente. Per altri senza sesso non può esserci amore e, all’opposto, per alcuni l’amore e il sesso sono due esperienze divise. Una cosa è certa: abbiamo bisogno di conoscere il nostro linguaggio dell’amore e di riconoscere il linguaggio dell’altro perché solo così le nostre parole possono incontrarsi e diventare una vera storia d’amore.

© Nicoletta Cinotti 2019

Scrivere la mente nel territorio dell’amore

La bellezza delle parole: il viaggio interiore, il percorso professionale

 

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