Qualche anno fa Tara Brach scrisse forse uno dei suoi libri più intimi e personali True refuge. Un libro che nasceva sulla soglia della sua diagnosi per una malattia genetica che non ha cura. Può essere trattata solo con antidolorifici. In quel momento, nel momento della sua diagnosi, sorse in lei un invito di Metta “Che io possa amare la mia vita così com’è”

In questo libro condivide la sua personale ricerca di un luogo di pace, connessione e libertà interiore che rimanga saldo anche di fronte ai più grandi cambiamenti a cui andiamo incontro. Chiama  questo luogo “Il vero rifugio” perchè non è condizionato dalle situazioni esterne, dalle persone che ci circondano o da un particolare stato d’animo o emozione.

Questo desiderio di trovare un vero rifugio è universale. È ciò che sta sotto a tutti i nostri desideri e tutte le nostre paure. È il nostro desiderio di imparare ad affrontare le situazioni che ci troviamo di fronte. È il nostro bisogno di avere fiducia nella vita e in noi stessi.

Nella tradizione buddista “dukkha” è il termine che descrive il dolore che attraversa la nostra vita. Spesso viene tradotto come sofferenza ma in sé racchiude molti altri significati: può essere insoddisfazione, ansia, frustrazione, lutto, disagio nel vivere quotidiano. Quando soffriamo siamo, in una parola, scomodi nella nostra vita. Ci sentiamo disconnessi da un senso di appartenenza, irrequieti o insoddisfatti. oppure nella paura o nella morsa dell’ansia.

Ma se guardiamo in profondità, sotto la superficie sta una sensazione di solitudine e insicurezza come se nella nostra vita ci fosse qualcosa di sbagliato, qualcosa che non va. A volte pensiamo che sia qualcosa che non va in noi. A volte pensiamo che sia qualcosa che non va nel mondo. Mai come in  questo momento la sensazione che qualcosa di sbagliato stia nel mondo esterno può essere forte e destrutturante. Questa sensazione però non è eliminabile. Come esseri umani possiamo sentirci soli, isolati e condizionati da tutto ciò che accade. Ma abbiamo la possibilità di trovare un vero rifugio. Quel rifugio è dentro di noi. Nel nostro cuore e nella nostra mente, nel momento presente della nostra vita, senza bisogno di andare altrove. Il vero rifugio è nella presenza. una parola difficile da tradurre perchè  è qualcosa che possiamo sentire dentro di noi più che un concetto. È un senso di completezza che va al di là delle situazioni che ci troviamo a vivere. A volte, entrando in un luogo di culto, proviamo quella sensazione di essere al sicuro, in pace, parte di qualcosa di più grande di noi eppure anche appartenenti a noi stessi.

Nel suo libro True refuge, Tara Brach disegna tre cancelli d’ingresso per questo santuario interiore: l’amore, la consapevolezza e la verità del momento presente. Sono tre chiavi che ci portano oltre i nostri pensieri ossessivi, oltre le nostre convinzioni pregiudiziali, le nostre paure. Oltre i nostri traumi. Ci portano verso la compassione e l’intimità con noi stessi e con gli altri.

Una citazione per ognuna di queste chiavi.

La verità del momento presente “Non possiamo comprendere la natura della realtà fino a che non smettiamo di controllare la nostra esperienza”

L’amore ” La perfezione è un prerequisito solo per il dolore”

La consapevolezza “ Una regolare pratica di meditazione crea un nuovo percorso nella nostra mente che porta ad una condizione di chiarezza, apertura e presenza”

© www.nicolettacinotti.net Per la Rubrica “Addomesticare pensieri selvatici”

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