Credo che uno degli aspetti della bioenergetica più innovativi e utili per tutti gli approcci psicoterapici sia l’analisi del carattere. L’idea che il corpo riveli un aspetto della personalità non è certo nuova: ha radici nell’antichità classica e nella psichiatria lombrosiana. La bioenergetica offre però una chiave aggiuntiva e unica: ci insegna in che modo si forma il carattere e in che modo il corpo condiziona il processo di pensiero e, quindi, la formazione della mente. Ci permette di comprendere anche perchè un “cattivo carattere” – come diciamo nel linguaggio corrente – non sempre spinge ad entrare in psicoterapia mentre un sintomo sì. Il carattere infatti è quell’insieme di risposte automatiche e inconsapevoli che identifichiamo con la parola Io. È una risposta adattativa sulla quale siamo disposti a riflettere solo quando iniziamo a capire che comporta un limite. Altrimenti è, come si dice in termine tecnico, ego-sintonico: può non farci bene ma ci conviviamo decisamente bene.

E venne il giorno in cui il rischio di rimanere chiuso in un bocciolo divenne più doloroso del rischio di sbocciare. Anais Nin

Come si forma il carattere?

Ormai sessanta anni fa esce il libro che sta alla base della bioenergetica: Il linguaggio del corpo. É il libro più tecnico di Lowen scritto in un linguaggio molto diverso da quelli successivi perché Lowen, in quel libro, si presentava al mondo. Presentava al mondo la sua teoria è il suo approccio clinico e doveva dimostrare che era solidalmente fondato. La solida struttura del libro non gli evitò nessuno dei problemi che aveva temuto: non fu preso in considerazione dalla Società psicoanalitica – alla quale si sentiva idealmente debitore – e venne considerato un approccio di tipo comportamentista. In modo originale aveva inserito due importanti novità nella stanza della psicoterapia: il movimento e la posizione eretta.
In quel libro disegna appunto l’analisi del carattere in bioenergetica: la possibilità di leggere la psiche a partire dalla struttura del corpo. Si chiama analisi caratteriale perché raccoglie in alcuni caratteri ( in quel libro sono 7 caratteri con nomi diversi da quelli che utilizzò in seguito) le caratteristiche di personalità che possono darci una indicazione diagnostica. Malgrado l’utilità di questo approccio alla diagnosi e al trattamento, il linguaggio bioenergetico non diventò mai un linguaggio condiviso con gli altri approcci né viene citato nel DSM. Una vera perdita perché offre, con semplicità, sia elementi diagnostici che elementi utili per l’impostazione del trattamento psicoterapico
Il termine carattere é usato spesso anche nel linguaggio comune e lo intendiamo come la personalità, il modo specifico di rispondere di ogni persona agli eventi del mondo. Lowen lo definisce come il ponte tra psiche e soma.

L’Io è innanzitutto e soprattutto un Io corporeo e deriva in ultima analisi da sensazioni corporee principalmente da quelle che scaturiscono dalla superficie del corpo. Il linguaggio del corpo

L’io é un sistema percettivo

L’io é un sistema percettivo, come dice poeticamente, può essere paragonato al tronco e ai rami di un albero, mentre l’Es alle radici. Questa demarcazione tra Io ed Es non è rigida, proprio come non lo é la distinzione tra le radici e il tronco. Il fatto che la percezione sia alla base dell’Io fa si che i processi che lo riguardano siano sotto il dominio della consapevolezza. Se usiamo la parola Io é perché siamo consapevoli di qualcosa che sentiamo o pensiamo. Il punto è che alcuni aspetti – che una volta erano percepiti – consapevoli – diventano poi inconsci o preconsci. Come mai succede?

L’io è la parte dell’Es che è stata modificata dalla diretta influenza del mondo che agisce attraverso il sistema di percezione conscia

Qui comincia il bello

Qui comincia il bello: non tutti gli impulsi che provengono dell’Es sono accettabili. Molti vengono censurati dal nostro Super-io e questa censura avviene attraverso la muscolatura. Ogni muscolo infatti può essere utilizzato per esprimere o per trattenere gli impulsi che provengono dall’Es. Questa diversa risposta è dovuta al ruolo del Super-io che oppone, alla realtà percettiva dell’Io, la realtà delle risposte relazionali che incontriamo nella nostra vita. Il Super-io nasce con una funzione difensiva e possiamo dire che raccoglie quella parte dell’Io che è diventata inconscia. Crescendo quindi il nostro Io struttura una difesa contro impulsi che ci potrebbero – secondo la nostra esperienza – mettere nei guai e questa difesa si declina attraverso la contrazione muscolare oppure attraverso l’indebolimento della sensazione. Il Super io può impedire che un’attività diventi consapevole e, infatti, molte delle nostre contrazioni croniche non sono percepite.

Il Super-io è una parte dell’Io che è diventata inconscia e che usa l’energia dell’Io per bloccare gli impulsi dell’Es in un modo che impoverisce e limita l’Io

Una percezione relazionale

Quello che è considerato accettabile non è sempre lo stesso: è fortemente influenzato dall’ambiente in cui viviamo: ecco perchè non c’è un solo carattere. Forse potremmo dire che ogni carattere è unico ma, dal punto di vista diagnostico, ogni carattere può, in modo prevalente, aver incontrato un certo tipo di frustrazione. Una frustrazione che si esprime attraverso un ritiro dall’ambiente esterno, una modalità di risposta muscolare e la costruzione di una illusione difensiva che è alla base dell’interazione corpo-mente.

Se nell’infanzia una persona ha subito una perdita o un trauma che mina i suoi sentimenti di sicurezza e accettazione di sé, proietterà nella sua immagine del futuro l’esigenza di un rovesciamento delle esperienze del passato. Così l’individuo che da bambino fa esperienza del rifiuto si immagina il futuro come una promessa di accettazione e approvazione, la mente cerca di rovesciare la realtà sfavorevole e inaccettabile creandosi illusioni. Perde di vista la loro origine, che si situa nell’esperienza infantile, e sacrifica il presente alla loro realizzazione. Quanto più il trauma è grave tanto maggiore sarà l’investimento di energia nell’immagine o nell’illusione.L’energia dirottata sull’illusione o sullo scopo irreale non è disponibile per la vita quotidiana, per il presente. Alexander Lowen

La perdita percettiva

I muscoli cronicamente tesi, quelli che rimangono attivi per inibire l’espressione spontanea di un impulso “pericoloso”, non vengono più percepiti. Questa contrazione ha lo scopo di alimentare una illusione difensiva, una credenza di soluzione della nostra frustrazione originaria.

Quando l’illusione acquista potere, esige di essere realizzata, costringendo l’individuo ad entrare in conflitto con la realtà. Perseguire una illusione richiede il sacrificio dei buoni sentimenti del presente. Alexander Lowen, Il tradimento del corpo

Non siamo consapevoli delle nostre contrazioni croniche, come non siamo consapevoli delle nostre illusioni. La percezione si ferma alle contrazioni più superficiali che spesso sono solo la punta dell’iceberg. Quelle tensioni che danno forma al nostro carattere, invece, riducono la percezione globalmente e silenziosamente. In questo modo finiamo per percepire solo una quota ristretta della realtà. È qui che l’analisi del carattere passa dall’essere uno strumento diagnostico all’essere uno strumento del progetto terapeutico. Lo scopo della psicoterapia diventa, infatti, offrire al paziente strumenti per recuperare una percezione più ampia, una consapevolezza più grande e, in questo modo, promuovere un cambiamento che parte dal basso, che parte dal corpo. Cambiando la percezione andiamo a rimuovere quelle illusioni imperanti che hanno dato forma al nostro carattere e che rendono la nostra vita, ripetitiva.

I muscoli possono essere tesi senza che l’individuo si renda conto della tensione. Anche in questo caso un impulso è frenato ma il freno è inconscio. Questo è un fenomeno del Super-Io. Alexander Lowen

L’espressione personale

Uno dei temi più rilevanti in psicoterapia è come funziona il cambiamento e come e perchè il cambiamento non funziona. L’analisi del carattere nasce proprio dal tentativo di rispondere a questa domanda. Wilhelm Reich infatti si accorse che, per molti pazienti, l’aver perfettamente compreso quale fosse il problema e quale fosse la soluzione non comportava un cambiamento ma piuttosto la frustrazione della ripetizione. La risposta che trovò Reich e che Lowen portò avanti, stava alla base, nel corpo. Non basta comprendere qualcosa per cambiare perché la mente non ha il potere di cambiare le risposte involontarie corporee. Perché il cambiamento possa avvenire è necessario lavorare nel luogo in cui è nata quella modalità di risposta. Nel luogo in cui il Super-Io ha bloccato l’impulso “proibito” perché frustrato dall’ambiente: il corpo.

Il modello della tensione muscolare determina l’espressione dell’individuo e questa espressione è collegata alla struttura caratteriale. Alexander Lowen

Il movimento entra nella stanza dove stavamo seduti

Inevitabile che – a questo punto – il movimento entri nella stanza della psicoterapia. Non un movimento casuale o semplicemente espressivo: un movimento che offre l’esperienza di qualcosa che è rimasto fuori dalla consapevolezza. Una volta che è stata fatta una valutazione dell’aspetto caratteriale prevalente e dell’illusione ad esso connessa (Ho parlato di questo in una serie di articoli sui diversi caratteri: schizoide, orale,masochista,narcisista, psicopatico, rigido) è necessario costruire una esperienza corporea che permetta di recuperare ciò che si è perduto: non l’amore perduto ma l’esperienza corporea personale perduta. Dobbiamo abbandonare l’illusione di cambiare il nostro passato ma, forti del fatto che siamo sopravvissuti, riprendere la possibilità di percepire quello che allora abbiamo dovuto escludere dalla consapevolezza. Recuperando così la possibilità di percepire con pienezza le emozioni riprendiamo anche la possibilità di cambiare e ampliare la nostra visione del mondo e di noi stessi.

© Nicoletta Cinotti 2018

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Photo by Robert Collins on Unsplash

 

 

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