Ieri c’era BookPride a Genova e girando tra le bancarelle ho trovato un libro che avrei voluto aver scritto io. Una raccolta di racconti – fatta ognuna da un autore diverso – che racconta il rapporto dell’autore con una parte del corpo. È la trascrizione degli interventi di un programma della BBC che sarebbe da copiare subito.Vorrei raccontarti la storia della mia colonna vertebrale: l’organo attorno a cui ruota tutta la mia crescita. Quando mi guardo in fotografia ancora mi sorprendo di quanto sono storta: credo che con gli anni lo sarò probabilmente ancora un po’ di più.

La mia colonna ha iniziato a cedere quando ero piccola. Io crescevo ma i muscoli non mi tenevano su e allora la colonna si ammucchiava, proprio come succede quando si fa una torre con materiale friabile. Me la rimettevano dritta – con attività molto dolorose e poco utili – e lei piano piano si ammucchiava di nuovo. Io lo so perché si ammucchiava. Si ammucchiava perché ero troppo debole per la pressione del crescere. Avrei voluto crescere sdraiata e invece bisogna crescere in piedi. Per tanto tempo non ho più pensato alla mia schiena. Poi, quando ho iniziato a meditare, ho capito quanto era fondamentale trovare un solido appoggio nella colonna vertebrale. E ho sentito tutto il senso di dignità ed elevazione che risiede nella mia colonna, anche se è storta. Eppure la mia colonna mi assomiglia: sono meno forte di quello che sembro. Sono cedevole ma mantengo un’anima resistente. Poi, qualche tempo fa, mi sono rotta una vertebra per aiutare una bambina che aveva paura. Ho capito che la sua paura era la paura che avevo avuto da bambina: una paura che non aveva nessuno a cui aggrapparsi e io mi sono offerta perché lei si aggrappasse a me. Le conseguenze non sono state piacevoli ma credo che, tornassi indietro, lo rifarei. Non bisogna lasciare i bambini soli con la propria paura. Se li lasci soli si arrangiano ma non fioriscono. Si arrangiano e basta.

Nel guardare alla storia di ogni parte del corpo mi sono accorta che stavo facendo un body scan affettivo che descriveva eventi importanti della mia vita. E così ho continuato a scrivere, a scrivere e a scrivere. Mettendo insieme le parole del corpo: quelle parole silenziose che il corpo racconta e che noi, distratti, non ascoltiamo. Non è medicina psicosomatica. È medicina umana: quella che nasce dall’ascolto. Io ascolto: mi ascolto e incontro così le parole del corpo.

Wilhelm Reich diceva che il linguaggio del corpo è il linguaggio delle emozioni. Non è un linguaggio simbolico ma un linguaggio diretto, espressivo in cui non c’è distanza tra le parole e l’esperienza. Quando ascoltiamo il suo linguaggio, qualunque sia la cosa che deve dirci, ne usciamo arricchiti.

Soltanto nel nostro corpo risiedono i nostri struggimenti, i nostri dispiaceri, le nostre gioie. Se il nostro cuore è a pezzi, si rintana dietro lo sterno, si accoccola nel pericardio battendo il suo ritmo giambico. È soprattutto nelle ossa che sentiamo la brama per un abbraccio altrui, o ciò che resta di vecchie ferite, vecchi traumi, battaglie ormai perse, oppure ormai vinte o finite in uno stallo. Lezioni di anatomia. Il corpo umano in quindici storie

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del corpo

© Nicoletta Cinotti 2019 Cambiare diventando sé stessi. Milano 9 Novembre

Photo by Laura Ockel on Unsplash

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