Quando ci ammaliamo, molto spesso, sorge un senso di sottile inadeguatezza. Come se la salute fosse lo standard e la malattia una deviazione dalla norma.

Questo succede per il disagio fisco quanto per il disagio emotivo. Anzi, forse il disagio emotivo, ha suscitato, negli anni, moltissima vergogna. Alimentando l’idea che avere ansia, tristezza, agitazione sia un segno di inaffidabilità personale e professionale. Molto spesso, ormai iniziamo a saperlo, il disagio – fisico od emotivo – è un punto di presenza importante, significativo. Offre un segnale forte che spinge a vedere le cose sotto una diversa prospettiva. Forse attraverso la lente di ciò che è davvero importante. Ci permette di mettere a fuoco le nostre vere priorità. E, soprattutto, spinge ad accorgersi che non siamo invulnerabili.

La migliore definizione di salute, in tutti questi anni, l’ho sentita attribuire a Wilhelm Reich, il padre della psicoterapia corporea. Reich affermava che la salute non è l’assenza di malattia: è normale ammalarsi. Sappiamo che prima o poi accadrà perché fa parte del nostro essere umani. La salute è piuttosto indicata da quanto tempo ci mettiamo a guarire. Perché questo è una indicazione della nostra vitalità. Adotterei questa definizione anche per la salute emotiva: non è l’ansia o la depressione un segno di scarsa salute emotiva. Possono accadere cose per cui è normale provare queste emozioni, questi sentimenti. È quanto tempo rimaniamo in una condizione di disagio emotivo che fa la differenza. Se la nostra difficoltà si trasforma in una stagnazione: questo fa la differenza.

E, credo, se considereremo normale “ammalarci” nel corpo e nella mente, e se considereremo salute e malattia come due vicende delle alterne sorti della nostra vita, sarà molto più facile uscirne. Perché non ci sentiremo in colpa di non essere perfetti. Ci sentiremo fieri di essere umani.

Perché ad ammalarsi non è solo la nostra anima ma anche le nostre idee, che quando sono sbagliate intralciano e complicano la nostra vita rendendola infelice. Paul Watzlawick

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBCT

Foto di ©F. Linkerhand

 

 

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