Siamo animali sociali e, come tali, ognuno di noi svolge nella società molteplici ruoli. A casa sono un marito, un padre e un nonno; quando esco di casa sono un vicino; quando entro in un caffè sono un avventore; nella mia comunità spirituale sono un insegnante; e, nelle mani del mio chirurgo, sono un paziente.

I ruoli non sono né buoni né cattivi; sono essenzialmente delle funzioni che forniscono regole predefinite, soprattutto nelle relazioni interpersonali. Sviluppandoci, i nostri ruoli cambiano. Fino alla mezza età, generalmente ci focalizziamo sulla nostra realizzazione, sulla creazione della nostra identità, sulla ribellione, sulla carriera, sulla costruzione di una famiglia e delle strutture che ci sono necessarie per prosperare.

Quando, nella seconda metà della vita troviamo il coraggio di cambiare, guardiamo spesso dentro di noi. Le capacità che abbiamo sviluppato nella prima metà dell’esistenza non sono più sufficienti o appropriate a sostenerci nel successivo stadio del viaggio. In questo periodo, ci dedichiamo di solito a esplorare il significato della vita, a riflettere sul mistero, a coltivare la saggezza e a rilassare i nostri sforzi: è il comportamento adatto a tale età. Ogni ruolo arriva completo delle sue regole di comportamento, delle sue funzioni e delle sue responsabilità (batterie non incluse). Ma la situazione si complica quando un ruolo entra in conflitto con un altro.

I ruoli sono una scelta quando ne scegliamo uno, scegliamo di non svolgerne un altro.(…) Se nel mio ruolo di avvocato penso sia importante proiettare un’immagine di uomo forte e ben preparato, calmo in situazioni di crisi, trovo difficile poi svelare la mia debolezza. Quando ci identifichiamo troppo con un ruolo, esso ci definisce, ci confina e riduce la nostra capacità di compiere scelte consapevoli. Ci poniamo delle aspettative su come la vita dovrebbe essere. Questo significa più frammentazione, più comportamenti obbligati, più credenze fisse e minor accesso alla nostra innata saggezza.

Noi non siamo i nostri ruoli, non siamo ciò che ci condiziona in un certo momento. Possiamo avere il cancro o essere bipolari, ma non siamo la nostra malattia. Possiamo essere nati nella ricchezza o nella povertà, ma non siamo né ricchi né poveri. Possiamo essere felici o tristi, giovani o vecchi, nella condizione di chi aiuta o in quella di chi è disperato, ma non siamo nessuna di queste cose.

Siamo innanzitutto esseri umani, con tutta la complessità, la fragilità e le meraviglie della nostra condizione. Quando guardiamo il mondo attraverso le lenti del nostro ruolo, restringiamo la nostra prospettiva. Frank Ostaseski

©www.nicolettacinotti.net per la Rubrica Addomesticare pensieri selvatici

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