Ascoltare è un’azione particolare perchè è un’azione ricettiva. Per ascoltare qualcosa in noi deve fermarsi e focalizzarsi verso la fonte da cui proviene lo stimolo. È un’azione particolare anche perché possiamo farla verso l’interno e verso l’esterno. In più possiamo provare accettazione o avversione nei confronti di quello che ascoltiamo e quindi, nello stesso atto di ascoltare, proprio contemporaneamente all’ascolto, possiamo anche accendere una reazione o una risposta rispetto a quello che ascoltiamo. Quindi, per dirla con parole semplici, possiamo lottare contro quello che ascoltiamo e ascoltare sempre e solo la voce del padrone, ossia la voce dello stimolo che ci “parla” a volume maggiore.

Nel nostro caso la voce del padrone è, quasi sempre, la voce dei pensieri: commenti, immagini, spinte all’azione che passano in sotto-impressione dentro di noi, continuamente. Il corpo la sua voce la fa sentire poco: quando ci fa male qualcosa oppure quando, sfortunatamente, siamo talmente in ansia che abbiamo batticuore e sudori freddi, come succede negli attacchi di panico. Come mai la voce del corpo è poco udibile se non in casi “d’emergenza?”. La risposta in questo caso ce la fornisce Alexander Lowen. Succede perché le contrazioni muscolari croniche non ci fanno percepire i segnali del corpo. O meglio, se siamo sempre contratti in un punto specifico del corpo, quella parte ci manderà segnali intermittenti o confusi fino ad uscire dal nostro quadro percettivo. È così che possiamo ammalarci senza accorgercene. È così che possiamo escludere la percezione – salutare – dei segnali di fatica. In realtà, quindi, quando ci accorgiamo che siamo contratti, dal punto di vista bioenergetico, è un buon segnale. Vuol dire che la contrazione non è ancora riuscita a disattivare tutto il quadro percettivo. È un po’ come quando vai a giocare nella neve. Ad un certo punto non solo non senti più il freddo. Addirittura ti sembra di avere le mani calde. poi, quando ti “scongeli” inizi a sentire il freddo in modo intenso e doloroso. Ecco le aree di contrazione più vecchia e storica del corpo non le sentiamo più. Sentiamo solo le contrazioni recenti ma riprendere a sentire tutto il corpo è basilare. Anche perché, altrimenti, sentiremo solo quella gran chiacchierona della mente.

Qui mindfulness e bioenergetica si danno la mano perché una delle più grandi scoperte che facciamo, con il body scan, è relativa a quanta parte del nostro corpo riusciamo a percepire. Scopriamo così quante aree sono assenti e quanto siamo estranei da noi stessi. Mindfulness e bioenergetica ci aiutano a sincronizzare mente e corpo. A tenerli insieme nello stesso luogo: a casa, dove siamo noi. Non è un lavoro corporeo per essere più tonici, più magri, più belli. È un lavoro corporeo per essere più consapevoli e vitali: scusate se è poco!

Non si ascolta soltanto con l’orecchio esterno. Ascoltare è un processo che ha luogo all’interno. Se i sensi hanno dissipato l’energia, non possedete più il potere di ascoltare, non avete il potere di concentrarvi. La disciplina è come costruire un serbatoio che servirà a contenere l’acqua. la disciplina aiuta il corpo a conservare la sua energia. Gurumayi Chidvilasananda in “Lo Yoga della disciplina”

Pratica di mindfulness: Mindful bioenergetics (Oppure la classe video del mattino). Alle 8 sulla pagina FB una pratica di bioenergetica della serie “Back to basics”

© Nicoletta Cinotti “Back to basics”

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