Nella tradizione buddista si narra una storia che racconta bene cosa facciamo con le regole. C’erano due monaci che dovevano attraversare un fiume impetuoso. Trovano sulla riva del fiume una donna, anche lei in procinto di attraversarlo, molto spaventata dalla forza della corrente. In teoria un monaco non dovrebbe toccare una donna ma, in quel caso, uno dei due monaci, mosso a compassione della sua paura e dell’effettiva pericolosità di quel passaggio, decise di prendere la donna in braccio per aiutarla in quell’attraversamento, lasciando di stucco l’altro monaco per quella infrazione alle loro regole.

Qualche ora dopo, attraversati sani e salvi il fiume tutti e tre – i due monaci e la donna – il monaco che aveva aiutato la donna si rivolse al suo compagno, che appariva cupo e silenzioso, per chiedergli che cosa lo turbasse. “Hai toccato una donna” rispose il monaco, “hai rotto una regola senza mostrare il minimo rimorso“. “È vero”, rispose il monaco “ma io quella donna l’ho lasciata sulla riva del fiume tu, invece, la porti ancora con te!”.

Questa storia è un buon esempio di cosa vuol dire essere etico, Retto, nella tradizione buddista: vuol dire saper stare in una regola con compassione. Accettare che non tutte le regole possono essere sempre pedissequamente rispettate ma, una volta rotte con criterio, sapere che possiamo tornare a rispettarle senza per questo aver mutato la nostra fiducia nella bontà della regola.

È un comportamento etico e non moralistico che si basa sul fatto che possono esserci delle eccezioni che ci prendiamo la responsabilità di riconoscere senza per questo dover mettere definitivamente in dubbio una regola. Passiamo altrimenti dall’essere talebani all’essere senza limiti come se non ci fossero vie di mezzo.

Dev’essere per questo che la filosofia buddista viene definita la via di mezzo all’illuminazione: perché invita a fare scelte etiche e non moralistiche. Ora, in questa situazione, io vorrei mettermi nel mezzo e, senza moralismi, andare in giro con la mascherina. E tu cosa farai?

Il Retto pensiero include tutte le intenzioni e le aspirazioni che portano azioni salutari e promuovono il bene e la felicità nostra e altrui. Sono i pensieri di rinuncia, di benevolenza, di compassione. Joseph Goldstein

Pratica di mindfulness: Meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

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