identità fissaPer tanto tempo ho pensato a me stessa definendomi sulla base di ciò che facevo più frequentemente: ero una lettrice o una mangiatrice di frutta o una dormigliona.

Identificarmi in qualcosa mi dava un senso di identità e, anche la sensazione di essere speciale: come se nessun altro leggesse tanti libri quanto me. O mangiasse tanta frutta quanto me.

Questa fissità, con il tempo si è irrigidita attorno a pochi concetti e alla fine è diventata un vestito troppo stretto. Certo mi rendeva speciale ma mi toglieva un sacco di piacere. Cosa succedeva se per un mese non leggevo niente? Nemmeno i cartelli dell’autobus?

Cosa succedeva se entravano nuove abitudini o gusti diversi. Cosa succedeva se abbandonavo il mio ruolo e la mia identità fissa e prendevo una vacanza da tutto questo?

Succedeva e succede una cosa meravigliosa: mi sento libera e più mi sento libera più le piccole cose mi danno gioia.

Così ogni anno mi prendo un mese di vacanza dall’identità fissa. E ogni mese mi prendo una settimana. E ogni settimana un giorno. E ogni giorno un’ora. E ogni ora un minuto.

Così sono umana. E lascio alle star di Holliwood la fissazione per l’identità.

Pratica informale: La consapevolezza delle piccole cose

Pratica formale: La consapevolezza del respiro

La cosa su cui una persona riflette di frequente, quella a cui pensa spesso, diventa l’inclinazione della sua mente.

Il Buddha (Majjhima Nikaya, 19) 

© Nicoletta Cinotti 2014 Mindfulness ed emozioni

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