La memoria, diceva un mio vecchio docente dell’università, è come i denti: entrambi danno problemi a tutte le età. In effetti, un po’ scherzosamente diceva una grande verità. Senza memoria perdiamo moltissime possibilità ma qualche volta il non riuscire a dimenticare è un problema perchè il passato diventa una specie di eterno presente. C’è un aspetto della memoria che è particolarmente significativo ed è la nostra memoria autobiografica. A volte tendiamo a considerarci più immobili e statici di come siamo davvero. Forse non siamo più quelli che avevano paura di volare ma il ricordo di questa difficoltà è così forte che la memoria riattiva le sensazioni di paura che abbiamo vissuto e le fa ritornare presenti.

Nel tempo la memoria ci porta a costruire delle storie cristallizzate su di noi: narrazioni che diventano parte integrante del nostro senso di identità e che ci impediscono di essere davvero presenti, nel presente. Entra in azione la storia prima che la nostra consapevolezza. È così ripetiamo all’infinito gli stessi racconti su di noi.

È qui che la pratica rivela la sua straordinaria possibilità: ci invita ad esplorare come siamo adesso: non some siamo stati. Ci invita a sentire se proprio ora proviamo un sentimento e non se l’abbiamo provato già in passato. In questo modo permette due azioni gentili e rivoluzionarie insieme: aiuta a lasciar andare e insegna a non aggrapparsi a false sicurezze. Aiuta a stare nel mare in continuo movimento della nostra vita con flessibilità. Questo all’inizio può sembrare molto faticoso: in realtà non è qui la vera fatica. La fatica è navigare nei mari di traverso; è fingere che siano mari calmi che mette a rischio. Che fa costruire l’illusione di false certezze. Navigare nei mari di traverso e non aggrapparsi a false sicurezze è l‘unica sicurezza possibile. E, con il tempo, diventa una vera risorsa.

Confida nell’emergere può aiutare a convivere con l’insicurezza e l’ambiguità del presente che evolve (…) Sottolinea il medesimo gesto interiore: lasciar andare la tendenza ad aggrapparsi a condizioni in continuo cambiamento, smettendo di fare riferimento a esse per orientarsi nel mondo. Èd è paradossale che prestare attenzione all’impermanenza finisca per darci una certa stabilità. Gregory Kramer

Pratica di mindfulness: Be water

Pratica informale di mindfulness: Entriamo in questa giornata senza essere condizionati da un fine preciso, da un risultato definito da raggiungere. Com’è questo invito ad aprirsi alle opportunità che emergono?

© Nicoletta Cinotti 2018 Radical self expression

Photo by Ameen Fahmy on Unsplash

 

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