L’equilibrio tra il tempo condiviso e il tempo solitario non è un equilibrio facile e nemmeno scontato. Per alcune persone stare sole con sé stesse è una sfida. Per altre è un rifugio. Eppure il momento in cui un bambino impara a stare da solo è un momento fondamentale per la sua crescita: vuol dire che è diventato autonomo nella possibilità di confortarsi e consolarsi, di attivarsi e di calmarsi. Perché, se non siamo autonomi in queste capacità di attivazione e conforto, dipendiamo dagli altri per la nostra serenità. A volte anche per la nostra felicità.

La casa della mia infanzia aveva due giardini. Uno sul retro della casa e uno sulla parte d’ingresso. Io avrei voluto giocare su quel giardino davanti alla casa che era però vicino alla strada. Mia madre non voleva: preferiva che stessi nel giardino sul retro, più sicuro, secondo lei, e più protetto da sguardi indiscreti.

Così la mia infanzia è passata in quel giardino nascosto. Ancora oggi sono in bilico tra il mio desiderio e il mio bisogno di essere vista e il mio desiderio e il mio bisogno di stare nascosta. Credo di amare la rete per questo: ti permette di mostrarti e di essere nascosta nello stesso tempo. Accanto a questo rimane in me un sapore – caldo e amaro insieme – un sapore inconfondibile: il sapore di quelle lunghe ore passate a giocare da sola. A inventarmi un mondo che non esisteva se non dentro di me. Era un mondo che mi faceva tantissima compagnia.

Troppa compagnia perché diventava un rifugio sempre accessibile in cui andare a nascondermi quando era troppo difficile stare con gli altri. Stare con gli altri ci costringe ad un continuo lavoro di misura: dobbiamo lasciare spazio, rispettare, avvicinarsi ma non invadere, senza regole di costruzione perché ogni persona è diversa. Stare da soli è smisurato. Libero. Ogni giorno, con la pratica, torno nel mio giardino sul retro della casa. Ogni giorno scrivendo porto i miei giochi sul giardino antistante la casa.

Mia madre mi ha regalato l’autonomia: bene prezioso per tutti. Preziosissimo per una donna. Oggi vorrei dirle che sono troppo autonoma e che a volte perdo la strada per il giardino davanti con troppa facilità. Lei non capirebbe. Per lei il giardino davanti è solo un pericolo. Per me è l’amore, la condivisione, l’incontro. È il luogo in cui ti incontro ogni mattina. Ci diamo appuntamento lì. Sul bordo della nostra vita – ancora a casa ma non più solo casa – per camminare verso le nostre destinazioni sconosciute.

Alla fine per me, la solitudine apre sempre la stessa domanda di quando ero bambina: come passare dal giardino dietro, nascosto, al giardino davanti, esposto? Come passare dal claustrum, luogo nel quale ci incontriamo intimamente, alla relazione? Nicoletta Cinotti in Scrivere la mente

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2019 Scrivere la mente nel territorio dell’amore

Presento Scrivere la mente a Genova, domani 18 Ottobre alle 18, al Mondadori Bookstore di via XX Settembre 27r, con Cinzia Pennati

Sabato, a Milano, allo Yoga Festival, in Via Piranesi 14, alle 11.45 con Guido Gabrielli

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