The only way out is down. Alexander Lowen

Qualche tempo fa ho seguito una persona cinquantenne, un uomo, che soffriva di attacchi di panico e ipocondria: con lui le parole non funzionavano. Mi stava a sentire per educazione ma il corpo lo richiamava così fortemente che faceva fatica a rimanere seduto. Non è così solo per lui. Per molte persone la psicoterapia è un salto che non permette risposta al malessere provato. Il corpo grida e chiede parole corporee e non teorie, interpretazioni, ipotesi. Era così per lui, è così per moltissime persone: l’inquietudine fisica può avere una risposta solo verbale? Macché, non è possibile! È per questo che il cambiamento che nasce dal corpo sta ricevendo sempre più attenzione. Attraverso il radicamento al corpo, diventa molto più semplice capirsi e parlarsi a partire da qualcosa che, benché intangibile, è percepito come concreto. In questo processo mindfulness e analisi bioenergetica si incontrano sul terreno della consapevolezza corporea: corporiamoci, scorporiamoci, ancoriamoci al corpo che l’abbiamo per questo!.

Il primo passo: corporiamoci

Il corpo, con il fluire delle sensazioni fisiche, indipendenti dalla qualità positiva o negativa che possono avere, è centrale nel nostro stare al mondo e dare significato agli eventi. Per qualche ragione però crediamo che debba farlo silenziosamente, che se fa più rumore del solito sia pericoloso. È perchè abbiamo una visione senza corpo che quando il corpo ci parla diventa spaventoso. Allora il primo passo è riportare l’attenzione al corpo per imparare a riconoscere l’intensità dei segnali fisici non sempre e solo come un elemento di pericolo. Abbiamo bisogno di imparare a riconoscere che a volte sono le emozioni che ingigantiscono quello che proviamo. Il corpo sarebbe più mite se non avessimo paura. Per capire le emozioni è necessario passare dall’effetto che producono sul corpo, sennò si fa solo tanta teoria.

Quando siamo consapevoli, la nostra attenzione è focalizzata sull’esperienza e abbiamo meno bisogno di sfuggire o reagire alle esperienze spiacevoli. Per fare questo è necessario dare alla nostra mente, che per sua natura è abituata ad essere molto sensibile agli stimoli, un ancoraggio. Questo ancoraggio, utile sempre, è indispensabile quando siamo occupati o preoccupati da troppi pensieri, ed è il corpo, la base della nostra stessa esistenza, sempre a nostra disposizione. Il corpo offre una possibilità di esplorazione, un’esplorazione che ha il vantaggio di aumentare la nostra consapevolezza. Il corpo è il punto esclamativo che risponde alle nostre domande.

L’ancoraggio al corpo

L’ancoraggio può avvenire attraverso la consapevolezza del respiro o delle sensazioni fisiche. La consapevolezza del respiro è uno strumento eccellente per focalizzare l’attenzione e portarla nel momento presente ma in alcuni casi può risultare difficile. Persone con preoccupazioni ipocondriache o con difficoltà di concentrazione, possono fare molta fatica con la consapevolezza del respiro. Allora la bioenergetica offre una strada efficace: quella che, a partire dalle aree di tensione, permette di esplorare e sciogliere l’emozione trattenuta nel corpo. Ogni muscolo contratto, dice Lowen, è un muscolo arrabbiato. La consapevolezza ottenuta attraverso i movimenti di bioenergetica permette di capire come mai il nostro corpo si è “arrabbiato” o collassato o come mai ci mette paura. In questo caso il fluire delle sensazioni in una parte definita del corpo – con una mindfulness orientata – può avere la funzione di stabilizzazione dell’attenzione. Ovviamente la distrazione è parte integrante del processo di focalizzazione: ogni momento in cui riconosciamo la nostra distrazione dobbiamo congratularci, perché, di fatto, siamo appena tornati presenti. Ancorarsi vuol dire riconoscere l’esperienza di quando siamo focalizzati, come quella in cui vaghiamo….l’attenzione infatti non insegue un modello ideale ma semplicemente esplora ciò che c’è, nel momento in cui accade…difficile sbagliare quindi!

In questo caso un approccio morbido alla bioenergetica, come può essere una classe di Mindful bioenergetics ha il vantaggio di permettere una regolazione dello squilibrio energetico e facilitarci nella pratica di consapevolezza.

L’attenzione

Ancorare un’attenzione affettuosa al respiro, reso più ampio e aperto attraverso il lavoro corporeo bioenergetico, permette di osservare come funziona la nostra mente, incluso come e quanto giudichiamo la nostra esperienza. Possiamo fare una prova attraverso il Body Scan. In questo file audio proviamo a scannerizzare le sensazioni di tutto il corpo. Lo scopo non è il rilassamento ma piuttosto l’osservazione delle sensazioni, piacevoli, spiacevoli o neutre, incluso l’assenza di percezione di intere parti del nostro corpo. Questo file audio, con lunghe pause di silenzio per permettere alle sensazioni di arrivare alla coscienza, ci può permettere di avere una mappa realistica del “corpo percepito”. Possiamo usare questa mappa come punto di partenza per un successivo lavoro corporeo, mirato ad aumentare la pienezza della consapevolezza.

Consapevolezza corporea ed emozioni

cambiare dal bassoOgni emozione ha una radice corporea, aumentare la consapevolezza del corpo quindi ci può aiutare a essere maggiormente in contatto con l’emozioni, fornendoci una base sicura per non lasciarci travolgere dalla loro forza. Questo radicamento nel corpo aiuta sia a mantenere dentro la finestra di tolleranza le emozioni che sperimentiamo.

La relazione tra corpo ed emozioni è espressa bene dallo schema di Lowen: i nostri processi di pensiero sono alimentati dalle sensazioni fisiche e dalle emozioni, insieme strutturano il nostro carattere. La dimensione delle aree della piramide esprime lo spazio che dessere in altodovrebbero avere in un funzionamento naturale. Purtroppo, moltissime volte, organizziamo la nostra vita in modo da invertire lo spazio e il valore che diamo ad ognuno di questi aspetti. E ci ritroviamo con una dominanza dei processi di pensiero e delle imposizioni della nostra immagine e del nostro Io ideale, in una piramide invertita come questa che propone Lowen.

In questo caso tutto viene schiacciato dalle richieste di performance e lo spazio della consapevolezza corporea diventa sottile e non in grado di offrirci sostegno nelle nostre scelte.

Vivere nel corpo

Noi viviamo nel nostro corpo: affermazione banale ma per niente scontata. Aspettiamo l’estate per mostrarlo, viverlo all’aria aperta, goderne la pienezza delle sensazioni che il movimento ci offre. Perché non rendere la cura una specie di estate del corpo? Possiamo farlo partendo invece che dalle parole dagli esercizi di bioenergetica, invece che dalle emozioni raccontate come personaggi delle nostre storie, dalle emozioni espresse attraverso i movimenti: il flusso delle sensazioni fisiche, relativamente lento rispetto alla velocità delle parole e dei pensieri, facilita la percezione.

Se davvero vogliamo nutrire la nostra crescita abbiamo bisogno di partire da dove inizia il processo, cioè dal corpo. Le sensazioni fisiche producono pensieri, i pensieri producono parole, le parole diventano azioni, le azioni diventano abitudini e le abitudini formano il nostro carattere. Immaginiamo questo processo che parte dal basso, cioè dal corpo: ogni livello, poiché riceve sostegno dal precedente, ha bisogno di maggiore energia perché si verifichi una trasformazione. Se vogliamo cambiare a partire dal nostro carattere – giusto per fare un esempio – abbiamo bisogno di una grandissima quantità di energia perché dobbiamo muovere tutti gli strati sottostanti (abitudini, azioni, parole, pensieri, sensazioni fisiche). Se partiamo dal corpo dobbiamo muovere le ali di una farfalla e dare al nostro respiro la libertà che merita.

Ecco, in un laboratorio di mindfulness e bioenergetica facciamo proprio questo: restituiamo al corpo la leggerezza del cambiamento!

© Nicoletta Cinotti 2021

 

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