Ci sono degli strumenti di cambiamento nei quali riponiamo moltissima fiducia. Tanto che, anche quando ci accorgiamo che non funzionano, continuiamo ad usarli ancora di più, convinti che la loro non-efficacia sia dovuta ad un tentativo insufficiente da parte nostra. Così se criticarci non sembra funzionare, proviamo a criticarci ancora di più, a ripeterci frasi poco gentili per spronarci. A trattarci come faremmo con un animale che è capriccioso e non si comporta come dovrebbe. Se fossimo un cavallo si può dire che useremmo il frustino con parecchio impegno. Non funziona? Aumentiamo l’impegno.

La vera ragione per cui abbiamo così fiducia di un metodo che non funziona rimane un mistero. Non abbiamo amato i rimproveri che ci hanno fatto. Né abbiamo amato i rimproveri che ci fanno colleghi, partner, amici. Anzi, a volte ci offendiamo profondamente. Eppure dentro di noi, con noi stessi, continuiamo ad usare lo stesso metodo del rimprovero, della critica, dell’autocritica con una sorta di inconsapevole fiducia anche in assenza di risultati.

Forse è perché la nostra fiducia nei pensieri è sconfinata. Crediamo ai nostri pensieri senza renderci conto che non sono tutti buone idee. Le emozioni invece suscitano più sospetto. Alcune ci fanno stare male (anche i pensieri non scherzano!). Altre sfuggono al nostro controllo. Altre ancora ci fanno desiderare un contatto con gli altri che espone a rischi e pericoli. Così alla fine preferiamo pensare di cambiare grazie all’autocritica piuttosto che grazie al gentile rimando dell’affetto nei nostri confronti. Si sa, l’affetto può essere molto pericoloso! Chissà dove andremmo a finire se iniziassimo a volerci bene.

A volerci bene davvero: non l’indulgenza del cioccolatino in più. Non l’indulgenza della spesa inutile. Quell’affetto profondo che permette di dirci che le nostre risorse, miscelate con affetto, possono permettere un lungo e sorprendente sviluppo. Fatto di pausa e movimento, fatto di vicinanza e distanza, fatto con lo stesso ritmo del nostro respiro.

La pratica della meditazione permette di sviluppare un senso di solidità, lentezza e di guardare la mente che è costantemente all’opera. A partire da questo inizia lentamente un senso di espansione e nello stesso tempo la consapevolezza di essersi perso tante cose nella vita, perché troppo occupati per poterle cercare, vederle o apprezzarle. Chogyam Trungpa

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2019 Verso la self compassion ovvero come imparare a volersi bene

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