Gradualmente cominciamo a sentire che essere presenti è quello che conta. Jon Kabat-Zinn

A volte mi sorprendo nello scoprire quanto è forte il senso della separazione. Accade qualcosa e ci sembra che ci riguardi solo se tocca noi personalmente. È il nostro senso della separazione, una specie di sesto senso che ci fa credere che tra noi e gli altri ci sia una barriera che attutisce, fino a farle scomparire, le conseguenze delle reciproche azioni. Il senso della separazione risulta forte ed evidente nel momento in cui ci separiamo fisicamente da qualcuno. Molte coppie arrivano a questo punto con un senso di separazione interno già così formato che si sorprendono poi nello scoprire quanto ancora rimane da separare esternamente e quanto lungo può essere questo processo che, a volte, attraversa addirittura tutto il resto della loro vita.

Non siamo separati. Quello che riguarda uno arriva, magari in modo impercettibile, all’altro, in un contagio che a volte è benefico e a volte è disturbante. Togliere dalle nostre azioni questo velo di separazione può sembrare impossibile eppure ci rende più autentici. Ci permette di sentire che niente di quello che facciamo è indifferente e che non tutto quello che accade è una nostra colpa o una nostra responsabilità. A volte è semplicemente il riverbero di azione, di affetti ed effetti che arrivano da altri, che arrivano da lontano. Quanti dei nostri modi di agire sono ereditati dai nostri genitori che li hanno, a loro volta, ereditati dai loro genitori? Quanta della nostra vita è influenzata da cause e circostanze che non sappiamo dove sono iniziate e perché ci lambiscono con così tanta forza?

Allora in questa interconnessione, in questo riconoscere che la nostra vita è misteriosamente intrecciata a quella di tutti che altro possiamo fare se non essere presenti e tenere il più possibile aperto il panorama della nostra mente?

Il rischio che corriamo infatti è di credere che accadrà solo quello che abbiamo pensato, programmato, immaginato, in una visione molto ego-centrica. Quando poi arriva l’indesiderato o, semplicemente, l’imprevisto potremmo ancora pensare che ci è stato fatto un torto, che non ci meritavano quello che è successo e che qualcuno ci debba delle scuse. Potremmo addirittura credere che se rimettiamo tutto a posto non succederà più, in un continuo tentativo di essere preparati alla vita. Non credo che sia possibile essere preparati in senso stretto, proprio perché le cause che ci riguardano vanno ben al di là delle nostre dimensioni. Possiamo solo essere pronti e per essere pronti essere presenti, nel momento presente, nell’unico tempo in cui la nostra vita accade e si realizza.

In questa differenza tra prepararsi ed essere pronti disegniamo la differenza tra vivere nella testa e mettere i piedi per terra. Tra avere il cuore chiuso in un cassetto e averlo ammorbidito dalla nostra continua attenzione all’essere presenti. Tra sentirsi schiacciati da ciò che accade o guardarlo come spettatori coinvolti in una grande commedia collettiva.

La meditazione ti permette di far provenire direttamente dal tuo essere tutto ciò che devi fare e di cui vuoi occuparti. Di conseguenza, qualunque cosa emergerà sarà diversa dal mero fare, perché avrai in te un nuovo tipo di esperienza che deriva dalla disciplina dell’essere presenti. Questo è quello che intendiamo come pratica di mindfulness. È il come dell’affidarci ai nostri sensi momento per momento. Non c’è nessun posto dove andare in questo momento. Siamo già qui. Possiamo essere qui interamente? Jon Kabat-Zinn

Pratica di mindfulness: Be water

© Nicoletta Cinotti 2020 Pratiche informali di ordinaria felicità

Photo by Ingo Doerrie on Unsplash

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