Cercare è, spesso, un’attività incessante. Cerchiamo cose nuove, nuove relazioni; cerchiamo contatti, cerchiamo prospettive.

Raramente però ci diciamo perché cercare è così importante, quasi indipendentemente dal contenuto. Anzi, a volte lo giudichiamo perché ci sembra un segno di avidità e incontentabilità.

Il punto è che l’attività di ricerca è prodotta, neuro-fisiologicamente (il neuroscienziato Pansksepp docet), per aumentare la produzione di serotonina e, quindi, per attivare una risposta anti-depressiva. Quindi, più temiamo la tristezza, più cerchiamo qualcosa. Per l’attimo di gioia che ci dà l’incontrarla. E tanto più l’incontro è inaspettato tanto più è anti-depressivo.

Come tutto però anche il nostro sistema di ricerca – il nostro naturale anti-depressore – può entrare in blocco. Succede quando la ricerca di qualcosa fallisce ripetutamente oppure quando stimoliamo troppo il nostro sistema di ricerca. A quel punto è come se comparisse un messaggio in sotto-impressione ” Se cerchi tanto è perché non trovi e non troverai mai”. Ecco perché è così importante cercare dentro: è sicuro che lì troveremo sempre qualcosa. E il nostro sistema di ricerca si sentirà arrivato a casa.

Non possiamo fare a meno di cercare fuori perché ci apre. Non possiamo fare a meno di cercare dentro perché ci nutre.

Così è bene essere gentili con il nostro cercare: ci protegge dalla tristezza.

È bene dargli un arrivo: ci protegge dalla compulsione della ricerca.

È bene dargli un limite perché stare nel vuoto fa fiorire la nostra creatività.

Così l’augurio nel 2016 è che tutti voi continuiate a cercare, a darvi un arrivo in cui gustare la soddisfazione di aver trovato, e assaggiare il sapore del vuoto e del silenzio, entrambi nutrimento della nostra creatività.

La speranza non è l’illusione in una salvezza miracolosa ma qualcosa che costruiamo, giorno dopo giorno, con la fiducia nella pratica. Praticare è come seminare. Forse non tutti i semi germoglieranno e non sempre le condizioni atmosferiche saranno ottimali. Ma l’attenzione con cui abbiamo seminato; la cura con cui guardiamo al nostro orto e al nostro giardino; la saggezza con cui abbiamo scelto quali piante mettere a dimora renderà la nostra fioritura l’espressione del senso stesso della nostra vita. Non avremo paura dell’orto del nostro vicino e gioiremo della bellezza dei suoi frutti. Ci scambieremo perle di pratica e di coltivazione perché è più importante il frutto di chi l’ha seminato. E allora il risultato sperato e il risultato realizzato coincideranno come espressione della nostra presenza. Nicoletta Cinotti Destinazione mindfulness:56 giorni per la felicità

Pratica di mindfulness:Meditazione del lago

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©nicocarmigna

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