La tenerezza apre possibilità dove le altre emozioni vedono problemi. Nicoletta

Ci sono effetti collaterali nelle nostre difese, un po’ come ci sono effetti collaterali nei farmaci. Uno degli effetti collaterali è che riducono la qualità delle nostre emozioni. Possono ridurre il numero di emozioni che proviamo oppure togliere sapore a quello che sentiamo. Ma, soprattutto, ci possono mettere in una situazione paradossale: farci credere che non amiamo più.

Ho visto storie finire non perché erano davvero finite ma perchè lo stress aveva ridotto lo spazio di amore nel cuore. Allora la soluzione più naturale sembra essere cambiare partner per poter rinnovare i nostri sentimenti. È vero, le emozioni dell’inizio ci risvegliano, riportano vitalità, ma se le nostre difese rimangono attive gradualmente torniamo nell’appiattimento emotivo.

Perché te lo racconto ora? Perchè abbiamo vissuto e stiamo vivendo uno stress colossale. Direi epocale. Uno stress che cambia tutti i consueti parametri relazionali e attiva tutte le difese. Ci fa stare distanti o ci obbliga a chiuderci in casa, rimanendo troppo vicini. Mette a repentaglio sicurezze che consideravamo scontate e assolute. Altera il nostro accesso alle strutture sanitarie. Copre con la paura del contagio l’attenzione a tutti gli altri sintomi e malattie. Niente di più facile che cercare di uscire dall’angoscia che proviamo tagliando quelli che crediamo siano rami secchi. È vero, una buona potatura a volte è necessaria. Ma io sto vedendo giardinieri impazziti che tagliano piante vive confondendo l’angoscia personale con quella relazionale. Facendo pagare ai partner conti che andrebbero scritti in altre contabilità. Cerchiamo una via d’uscita e invece avremmo bisogno di trovare una via d’entrata per capire cosa sta succedendo davvero.

Questo virus ci ha insegnato la forza di ciò che è piccolo e invisibile. Non permettiamogli di far ammalare la nostra anima. Manteniamoci aperti alla tenerezza che è l’unico sentimento che ci permette di amare rimanendo consapevoli della precarietà della vita. Manteniamo la tenerezza che coglie le possibilità dove le altre emozioni vedono solo problemi da risolvere e soluzioni da trovare. Le emozioni non hanno una via d’uscita ma solo una via d’entrata: le proviamo, le gustiamo e poi passano. Se ne vanno come sono arrivate se non le tratteniamo con i nostri pensieri. Invece noi – un po’ arroganti – facciamo un’altra cosa. Quando arriva un’emozione cerchiamo la soluzione per farla andare via. E mentre cerchiamo la soluzione la teniamo stretta tra le mani e la facciamo durare molto, molto di più. Fino a che asfissia tutto lo spazio con il suo odore. E poi la soluzione diventa, quasi sempre, eliminare qualcosa o qualcuno. Lottare se qualcosa o qualcuno non vuole andarsene da lì. Che peccato: a volte basterebbe viverla e imparare. Ascoltare per rispondere e non reagire. Oppure stare lì nello spazio di libertà che si chiama “non sapere prima cosa succederà dopo”.

Il mondo è pieno di persone che danno ricette per disfarsi di qualsiasi cosa ci opprima. Chandra Livia Candiani

Pratica di mindfulness: Be water

© Nicoletta Cinotti 2020 Pratiche informali di ordinaria felicità

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