Che cosa ci siamo fatti è davvero la domanda fondamentale di ogni relazione duratura. Quello che diventiamo stando insieme è, infatti, la ragione che puòche cosa ci siamo fatti? spingerci a continuare o salutarsi. In qualsiasi tipo di relazione, professionale, amicale, affettiva. Spesso stando insieme ci miglioriamo e cresciamo. Ci diamo reciproco sostegno, ispirazione e nutrimento. Questo avviene sulla base di un legame di reciprocità positiva.

Quando facciamo qualcosa all’altro, in una relazione, lo facciamo automaticamente a noi stessi perché il legame che ci unisce è reciproco. Indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra consapevolezza.

Se violiamo il criterio di reciprocità positiva del rapporto facciamo solo apparentemente male all’altro. In realtà il primo a soffrirne saremo noi. Perché la rabbia che nasce da questa violazione è foriera di vendetta. Ovviamente maggiore è l’orgoglio, maggiore è la probabilità che questa violazione produca umiliazione. E la rabbia dell’umiliazione è la più pericolosa perché cerca vendetta, spesso al di là di ogni altra considerazione. E’una rabbia che rende accettabile anche sacrificare qualcosa di proprio: la libertà o la vita stessa.

Il sacrificio della libertà è indispensabile in ogni conflitto: per combattere non possiamo scegliere se stare o andarsene. Dobbiamo rimanere – metaforicamente o fisicamente – di fronte all’altro

Questa è una possibilità che abbiamo sempre davanti. Una possibilità che a volte può apparire come una soluzione. E sedurci come la migliore delle soluzioni possibili perché la spinta rabbiosa aumenta la percezione della forza. La contrazione ci fa sentire forti. Finita la contrazione però l’effetto di ciò che è avvenuto ricade su di noi e torniamo alla nostra percezione ordinaria, alla nostra vulnerabilità, alla nostra umanità.

Forse non c’è soluzione al dolore dell’umiliazione se non sentirlo e lasciarlo passare senza trattenerlo con i pensieri più a lungo nel campo percettivo. Forse umiliazione e vendetta sorgono perché ci stiamo già togliendo la libertà fondamentale di ogni relazione: quella di andarsene.

Forse è proprio il desiderio di non sentire il dolore della perdita che produce la follia del rimanere insieme.

Quando penso a mia moglie, penso sempre alla sua testa. Immagino di aprirle quel cranio perfetto e srotolarle il cervello in cerca di risposte alle domande principali di ogni matrimonio. ‘A cosa pensi?’, ‘Come ti senti’ ‘Che cosa ci siamo fatti?’. Dal film “Gone Girl. L’amore bugiardo

Pratica di mindfulness: Il panorama della mente

© Nicoletta Cinotti 2015 Mindfulness e relazioni

Foto di ©Vincenzo Guarneri e ©Towa-to

La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!