E’ fatta di sentimenti, azioni oppure di sensazioni?
La gentilezza è un tessuto che accoglie, scalda, protegge.
In questi tempi in cui la freddezza del marmo ricopre le nostre mense questo tessuto risulta sempre più necessario.
Come filarlo? Che caratteristiche hanno l’ordito e la trama della gentilezza?
Proveremo a scoprirlo insieme attraverso le poesie di autrici e autori.

“Quando Nicoletta mi ha invitata a parlare della gentilezza mi é subito venuta in mente l’immagine di un tessuto che riscalda, poggiato su un tavolo. Il tavolo rappresenta per me, per noi, il nostro quotidiano attorno al quale ci incontriamo e ci nutriamo, attraverso il cibo – alimento primario per la nostra vita materiale – e anche attraverso la relazione che é un altro alimento non meno importante. Ci nutriamo di relazione, di intimità con gli altri.
Questo tessuto è come la gentilezza che protegge il nostro stare insieme e il nostro nutrirci. E’ fatto di una trama e di un ordito: cosi é la gentilezza per me; un tessuto che si costruisce con il tempo attraverso le esperienze, il lavoro artigiano di cura e attenzione su nostri sentimenti, ma anche lavoro di forza, come il corpo che al telaio si muove con fatica e determinazione.
Ma quali sono i fili di questo tessuto? Ho pensato idealmente a quattro caratteristiche della gentilezza che per me sono la trama invisibile di questo sentimento potente e delicato allo stesso tempo. A queste caratteristiche ho collegato le poesie di autori a me cari.
Questi fili sono:

 il filo della gratitudine che ci stabilizza e ho scelto la poesia di Czeslaw Milosz Dono (dalla raccolta “Dove sorge e dove tramonta il sole”, presente in “Poesie” Adelphi);

Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e le vele.

 per il filo della comprensione che da chiarezza e luce, ho scelto le parole di Roberta Dapunt, in orazione della mente (dalla bianca di Einaudi “Le beatitudini della malattia”);
Proteggimi dal dimenticare, proteggimi dal non sapere,
dal non aver visto, ascoltato, visto, guardato.
Favorisci in me il pensiero, non sia mai ferito.
Possa lo spazio che ho dentro la testa essere scontento,
perché troppo vuoto anche nell’ultimo giorno.

Proteggimi dalle camere buie, dall’ordine perfetto della mente,
niente passi oltre queste mie pareti, tutto m’irrompa.
Siano gli occhi e le orecchie il varco tra me e l’esterno,
rimangano le infelici domande e le risposte.
La volontà mi sta stendendo.

Riparami dal nulla, difendimi dal non essere,
meglio la morte. Meglio la morte.

 il coraggio che non ci fa desistere dal lavoro intrapreso attraverso Anna Maria Farabbi crea nel tuo cuore (da “dentro la O”, kammeredizioni);

Crea nel tuo cuore
un aratro e un seme
concentrati nel solco

 il filo della fiducia, che rende il nostro tessuto interiore più bello e ho scelto la poesia di Chandra Livia Candiani Io aspetto (dalla bianca di Einaudi “Fatti vivo”).

Io aspetto
come il melo
aspetta i fiori –
suoi –
e non li sa
puntuali
ma li fa,
simili
non identici
all’anno passato.
Li fa precisi
e baciati nel legno
da luce e acqua
da desiderio
senza chi.

Sorrido sotto il noce
ai suoi occhi tanti
che mi studino bene
la tessitura dei capelli
e ne facciano versi
di merlo e di vespa
di acuti
aghi di pino
e betulla appena sveglia.
Non so chi sono
ho perso senso
e bussola privata
ma obbedisco
a una legge
di fioritura
a un comando precipitoso
verso luce
spalancata.

Per concludere vorrei leggervi una poesia dalla mia prima raccolta edita da Puntoacapo “Il cormorano Bryan”, come un augurio affinché la gentilezza diventi un filo che costruisce.

“Piccola palla”

Piccola palla
sul mare sei tornata,
il filo ha trovato una posizione e oggi gira intorno ai sassi.
bianca schiuma che rilassa le membra
spalmate sull’arco della casa costruita. Costruisci.
Dona, plasmati di chiarore

e stringi le colorate strisce
che ritroverai nella tua festa”

© Chiara Albanese

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