Quando iniziamo la meditazione chiudiamo gli occhi, oppure li rivolgiamo verso il basso, in un orizzonte più limitato ed essenziale. E, nel momento in  cui lo facciamo, riduciamo la quantità di stimoli esterni. È così che possiamo iniziare a guardare il mondo interno. Lì cominciano i guai. Qualcuno direbbe che è più facile vedere una pagliuzza negli occhi di un altro che una trave nei nostri. Forse è così. Forse, semplicemente, il fatto che, quando chiudiamo gli occhi, possa emergere la lista di quello che ci manca è una ragione sufficiente per tenerli ben aperti. Non è una buona idea. Le cose rimangono in agguato e vengono fuori nei primi momenti di pausa. Allora, come il personaggio di scarpette rosse di Andersen, siamo costretti a continuare a ballare, per non far venir fuori quello che manca.

C’è un’alternativa: chiudere gli occhi e guardare quello che c’è nel panorama interno sapendo che disegnerà la lista di quello che ci manca. Inizierà con le cose banali: compiti da terminare, mail da mandare, cose da comprare. Non stare a sentire troppo quella lista di banalità: ti spinge all’azione ma sono tutte cose di cui puoi anche fare a meno. Fai attenzione a quello che arriva dopo. Fai attenzione perché quello che arriva dopo passa fugace e non si trattiene a lungo. Quello che arriva dopo è quello che ti manca davvero. Passa nella mente come un fantasma subito scacciato dalle cose che ti manca di fare e che ti spingono all’azione. Tu rimani fermo. Vedrai che ripassa approfittando del vuoto, di una pausa, di un momento in cui – occhi aperti o chiusi non importa – sente che puoi vederlo. Perché quello puoi e devi vederlo: è la tua vita che sta passando e non puoi pensare che sia salutare non dargli ascolto.

Poi nel dargli ascolto ti accorgerai che qualcosa di promettente accade. Se scappi diventi rigido e duro ma quando ascolti e guardi diventi tenero. Di quella tenerezza foriera di crescita. Quella tenerezza che apre il cuore e lo rende una finestra sul mondo. Non chiudere la tua finestra sul mondo.

O Signore, non lasciare che i miei occhi desiderino guardare i peccati degli altri. Sarebbe molto meglio essere cieco. Tukaram Maharaji

Pratica di mindfulness: Il panorama della mente

© Nicoletta Cinotti 2020

Parole che si poggiano sul cuore

 

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