Meditare non è cercare la via d’uscita ma piuttosto la via d’entrata. Chandra Livia Candiani

Quando abbiamo un problema la prima cosa che facciamo è cercare una via d’uscita. A volte una via d’uscita a tutti i costi. Ci sono state molte situazioni in cui, per trovare una soluzione ad un problema, ho fatto scelte che erano peggiori del problema stesso. Quello che mi spingeva in quella direzione era il mio istinto di fuga. La cosa più importante era non rimanere intrappolata, uscire da quell’incastro a tutti i costi. Come la volpe che, pur di liberarsi dalla tagliola si morde la zampa imprigionata. Lo vedo fare spesso: non è una mia specialità. Scappare senza guardare qual è la direzione che stiamo prendendo.

È per questo che amo la mindfulness. Perché è qui che ci viene in soccorso, nella nostra vita quotidiana, nelle scelte di ogni giorno, nelle difficoltà di ogni giorno, illuminando vie d’entrata anziché vie d’uscita. Può sembrare un paradosso ma quando siamo di fronte ad un problema abbiamo bisogno di entrarci dentro per capire qual è davvero la via d’uscita. Abbiamo bisogno di fare come l’asino di cui ci parla Chandra Livia Candiani in una delle sue storie. Era caduto in un pozzo e, nell’impossibilità di farlo risalire, il suo padrone aveva deciso di seppellirlo vivo. Così chiamò molte persone a raccolta per buttare terra nel pozzo e seppellirlo – e in effetti a volte ci sembra che la cosa migliore, quando una situazione è difficile, sia rimuoverla sotto uno strato spesso di dimenticanza – dicendosi che non voleva farlo soffrire a lungo. Anch’io a volte ho pensato che il modo migliore per non soffrire fosse chiudere con alcune persone. Interrompere alcune relazioni. Non ha funzionato ma vedo che spesso si tenta questa via. “Per me quella persona è morta” è una frase che ho sentito dire più volte e che, tradotta significa che un pezzo di noi è morto: povera salvezza seppellire parti di sé un pezzetto alla volta!

L’asino capì cosa stava succedendo, pianse e si disperò, proprio come facciamo noi quando ci sentiamo in trappola. Poi arrivò il silenzio e gli uomini capirono che l’asino aveva trovato una soluzione. Man mano che la terra veniva gettata lui se la scrollava di dosso e aumentava di qualche centimetro la sua vicinanza all’uscita. Alla fine uscì sano e salvo. A volte non abbiamo altro da fare che assumere tutte le conseguenze delle situazioni in cui ci troviamo e prenderci del tempo. Piano piano i problemi possono diventare soluzioni. Se non scappiamo e non seppelliamo nel dimenticatoio quello che ci affligge possiamo trovare vie d’uscita creative e insperate. Non abbiamo bisogno di molto per percorrere questa strada: basta portare la mindfulness nella nostra vita quotidiana, ad occhi aperti e, soprattutto a mente e cuore aperti.

Ogni volta ci troveremo davanti alla possibilità di proseguire coltivando il cambiamento o di fermarci coltivando l’attaccamento al carattere, alla personalità già costruita e che vogliamo immutabile, per non fare esperienza della sua inconsistenza, della precarietà dell’essere. Chandra Livia Candiani

Pratica di mindfulness: Centering meditation o la pratica delle 8 su FB

© Nicoletta Cinotti 2020 Andare oltre la paura di vivere

Photo by Roberto Carlos Roman on Unsplash

 

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