Fino a non molto tempo fa l’idea prevalente, in psicologia e psicoterapia, era che fossimo spinti dai nostri impulsi. Impulsi che dovevamo imparare a regolare. Forze di base che ci spingevano a crescere in una certa direzione e dalle cui sorti dipendeva la nostra salute emotiva. Il gioco era tutto lì: nel cuore. La mente non era considerata particolarmente influente per la salute emotiva se non per fornire la possibilità di comprendere quello che succedeva.

Poi abbiamo cominciato a comprendere che quello che pensavano – sì, proprio la materia intangibile dei pensieri – aveva una certa importanza. Un pensiero può suscitare emozioni. Un pensiero può produrre reazioni fisiche. Non tutto quindi sta nel cuore. Tanto sta anche nella mente. Solo che, a questo punto, gli strumenti di lettura dei movimenti del cuore non erano più adatti a lavorare con la materia intangibile dei pensieri.

Oggi sappiamo che ciò che pensiamo forma la mente come ciò che sentiamo e che, spesso, molto spesso, sentiamo quello che vogliono i nostri pensieri. Solo che siamo abituati a parlare di emozioni. Non di pensieri. Rimangono fantasmi segreti della nostra mente. Poco condivisibili anche perchè proviamo vergogna per molti dei nostri pensieri.

Eppure la logica dei pensieri è semplice. È come quella di un giardino. Cresce quello che coltiviamo. Se coltiviamo gramigna cresce gramigna. Anzi la gramigna cresce comunque: possiamo solo scegliere se toglierla o no.

Se coltiviamo rose crescono rose. Se coltiviamo margherite crescono margherite. Se coltiviamo pensieri oscuri questi daranno una forma oscura anche alle nostre emozioni. Se coltiviamo pensieri leggeri anche il nostro cuore sarà sollevato. Non dobbiamo fare con i pensieri lo stesso lavoro interpretativo che facciamo con le emozioni. Hanno una natura diversa: richiedono un trattamento diverso. Cercare le cause che hanno prodotto un pensiero è come cercar di capire in che punto del mondo è nata una nuvola

Se pensi alla tua mente come un giardino, vorresti coltivare proprio tutti i pensieri che l’attraversano? O sceglieresti, per qualche pensiero, di tornare al respiro per non coltivarlo? Sì perchè non abbiamo bisogno di mandar via i pensieri ma solo di non coltivarli e per farlo basta riprendere i sensi. Niente di più semplice. Tornare al corpo, all’amorevole contrappeso del corpo, che rende la natura intangibile dei nostri pensieri solo polvere della realtà.

In primo luogo possiamo stare con l’esperienza mentale senza cercare di cambiarla, come semplici testimoni. In secondo luogo possiamo togliere le erbacce, ridurre ciò che crea sofferenza per noi e per gli altri. E, in terzo luogo, possiamo piantare e coltivare fiori che siano fattori di crescita come la resilienza, la gratitudine e l’amore. Rick Hanson

Pratica di mindfulness: Ascoltare profondamente

Verso una psicoterapia contemplativa © Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale    

Foto di ©kaylovesvintage

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