Da tanto tempo ero smarrita in un luogo in cui non c’era il sole.
In cui non crescevano fiori.
Ma di tanto in tanto dalle tenebre emergeva qualcosa che amavo e mi riportava in vita.
Alla contemplazione di un cielo stellato.
Alla leggerezza di una risata fra vecchi amici.
A lettori che mi dicono che quelle poesie hanno salvato loro la vita.
Eppure io stessa stento a salvare la mia, miei cari.
Vivere è difficile.
Ma dobbiamo rifiutarci d’inchinarci ai brutti mesi o ai brutti anni.
Perché i nostri occhi bramano d’ingozzarsi di questo mondo.
Ci sono ancora tanti specchi d’acqua turchesi in cui tuffarci.
C’è la famiglia. Di sangue non d’elezione, la possibilità d’innamorarsi.
L’importante è accettare di non essere i padroni di questa terra.
Ma solo visitatori, trattiamola con mano delicata.
Così che possa viverla anche chi verrà dopo di noi. Troviamo un sole tutto nostro.
Coltiviamo fiori tutti nostri.
Magari a volte non la sentiamo ma la musica è sempre accesa.
Basta alzare il volume. Finché c’è fiato nei polmoni dobbiamo continuare a danzare.

Rupi Kaur e il suo nuovo libro

Photo by Aaron Burden on Unsplash

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