Quando siamo catturati dalla ripetizione e ci ritroviamo a provare le stesse emozioni, a fare le stesse cose e ad avere gli stessi risultati faremmo di tutto pur di uscire da quella morsa stringente. Ci disperiamo, dentro di noi, perché ci sentiamo in una prigione che abbiamo costruito senza sapere come.

Nello stesso tempo, se qualcuno ci dicesse che la chiave è ammorbidirsi fino a provare tenerezza lo guarderemmo come se ci avesse appena chiesto una missione impossibile. È vero, la tenerezza come tutte le emozioni, è un sentimento spontaneo, non può essere ” comandato”. Però possiamo aprirgli la strada. Anzi, gliela apriamo ogni volta che ci fidiamo di quello che emerge nella nostra vita, ogni volta che non evitiamo di sentire il dolore. Ogni volta che, semplicemente, invece che scappare rimaniamo per qualche attimo in più. Allora, in quel momento, se superiamo la difficoltà iniziale, possiamo sentire che qualcosa si scioglie, che qualcosa si muove dentro di noi. Possiamo riconoscere la natura vitale della nostra presenza.

Possiamo riconoscere che tutto ciò che si ripete è una parte che aspetta di essere riportata alla vita con tenerezza. Quando le tensioni muscolari si rilassano il nostro corpo vibra, quando le nostre difese psicologiche si sciolgono, ci commuoviamo. Non sono lacrime, anche se ne hanno la forma, non è pianto. È la gioia che finalmente ha lo spazio per muoversi con agio invece che rimanere confinata a quando abbiamo successo.

Pensiamo che la gioia possa sprigionarsi solo quando vinciamo qualcosa, solo quando raggiungiamo un obiettivo. Ma la gioia è presente sempre, in ogni momento in cui, invece che scappare, rimaniamo e ci facciamo toccare dalla nostra stessa vita. In quel momento, nel momento in cui non coltiviamo l’avversione, arriva silenziosa la tenerezza e con lei la gioia. Quanta tenerezza c’è nella nostra gioia? Quanta gioia c’è nella nostra tenerezza?

Una ferita rilascia una sua luce
dicono i chirurghi.
Se tutte le lampade a casa fossero spente
questa ferita potresti indossarla
con ciò che ne risplende. Anne Carson

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo di Mindful Self Compassion

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