Come addormento il dolore?  mi ha chiesto avidamente un ragazzo che non sapeva cosa fare con la tigre che gli passeggiava dentro…Aveva provato con analgesici di tutti i tipi, leciti e illeciti. Pochi spazi di pace e poi la tigre sembrava ancora più affamata. “Come addormento il dolore” è stata per un po’ la sua frase tipica e poi è diventata la mia domanda d’inizio, “come l’hai addormentato questa settimana?”

Tutte le nostre difese hanno una missione: combattere il dolore. Missione nobile direte voi. Io direi una missione necessaria ma, a volte controproducente perché il dolore prima che combattutto andrebbe conosciuto. Ci parla, vuole dire qualcosa. Desidera ascolto prima ancora che riparazione. In ogni caso possiamo imparare moltissimo su di noi proprio a partire dal nostro modo preferenziale di combatterlo. Così ho pensato di darti una piccola mappa dal titolo evocativo “Come addormento il dolore”

negazione                   Non è vero che sento quello che sento. Non sento niente, non sono arrabbiata, non sono impaurita ect ect ect
repressione                 Non sento perché ho represso la sensazione. Qui tutto bene, non sento niente. Come stai?Bene

dissociazione.             Non sta succedendo veramente. Non sta succedendo veramente a me
proiezione. ……………Sei tu che sei arrabbiato (triste, stanco ect) non io
conversione                 Il dolore emotivo si trasforma in dolore fisico o viceversa. Mi viene la nausea invece che sentire la fatica. Mi viene mal di testa invece che sentire la rabbia ect ect
minimizzazione.          Non è niente, passa subito  

Come puoi vedere sembrano ottime idee anzi geniali. Per capire quanto sono geniali immagina che il problema sia un piccolo incendio, oppure un rubinetto che perde. Solo così possiamo accorgerci di quanto siano dis-funzionali. “Non è vero che il rubinetto perde o la stanza brucia, non sento niente, non sta succedendo veramente, ho solo mal di testa ma passa subito…”La strada alternativa però non è nemmeno l’ansia di correre ai ripari. La strada alternativa è comprendere, confortare e lasciar andare. Se sei arrivato al punto di saper lasciar andare vuol dire che hai imparato tutto quello che c’era da imparare e forse anche qualcosa in più.

Il dolore ha molta energia, se lo esploriamo contiene in sé anche l’energia della riparazione che non è mai negazione del danno ma saggia esplorazione delle conseguenze dell’amore. Dell’amore? Sì, dell’amore perché non proviamo mai un dolore che non sia legato a qualcosa che amiamo. Il resto son fastidi passeggeri, disse il saggio ragazzo che non aveva più la tigre a passeggio sul cuore!

Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà anche noi, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. dal Diario di Anna Frank

Pratica di mindfulness: Consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo di Mindful Self compassion

Photo by Guillermo Latorre on Unsplash

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