A volte immaginiamo che la meditazione possa far scomparire i nostri mostri interni, dissolvere la nostra inquietudine, cambiare il colore alle nostre giornate e trasformare in luce la nostra oscurità. A questo proposito vorrei riportarti una citazione di Chandra Livia Candiani che risponde – in senso reale e metaforico – a questa domanda: com’è la stanza della meditazione?

C’era un uomo che aveva paura della propria ombra e orrore delle proprie impronte. Così le sfuggiva correndo. Ma quante più volte alzava il piede, tanto più numerose erano le impronte che lasciava; e più in fretta scappava, meno l’ombra l’abbandonava. Credendo di andare troppo piano, corse più svelto senza mai riposare, finché, all’estremo delle forze, non morí. Egli non capiva che per far scomparire l’ombra bisogna rimanere nell’oscurità, che per far cessare le impronte bisogna rimanere nella quiete.

Ecco, una stanza della meditazione non è un luogo esemplare, né dove essere esemplari, ma dove stare fermi nell’oscurità per conoscere la propria ombra e le proprie impronte. E per procedere oltre. Chandra Livia Candiani

©www.nicolettacinotti.net per la rubrica Addomesticare pensieri selvatici

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