L’illusione di una vita perfetta è un tormento del quale possiamo liberarci. E non è mai troppo tardi per farlo né troppo presto.

È indubbio: alcune emozioni ci stanno antipatiche.O meglio ci sono situazioni antipatiche che ci fanno provare emozioni antipatiche. Come se nella vita dovesse splendere sempre il sole e i giorni di pioggia – oggi a Genova piove – fossero sbagliati. Da correggere immediatamente. Ovviamente non è possibile. Non sarebbe nemmeno salutare se la pioggia sparisse per sempre, così come non sarebbe salutare avere solo emozioni positive.
Di fatto la nostra mente funziona per contrapposizione e quindi conosciamo la gioia attraverso il dolore, conosciamo la felicità attraverso l’infelicità. Conosciamo il valore della compagnia attraverso la solitudine.
La vera ragione per cui ci stanno antipatiche certe emozioni e certe situazioni però è un’altra: crediamo che se qualcosa non va bene – o non va come vorremmo noi – ci sia preclusa la felicità. Come se la felicità dovesse essere un’esperienza uniforme in una vita in cui va tutto bene.

Possiamo essere felici anche in mezzo alla tempesta. Possiamo trovare spazi di gioia e di felicità anche negli angoli più oscuri. Non sono le emozioni difficili che oscurano la nostra vita. È la nostra reattività alla difficoltà che la oscura rendendo tutto più faticoso e complicato. Quando il nostro umore è basso pesca solo ricordi tristi, pensieri tristi e vede solo attraverso il filtro della tristezza. Allora dobbiamo fare una cosa piccola e vitale: staccarsi con il respiro dal nostro umore – che è l’aspetto storico delle nostre emozioni – e tornare nel presente aprendo a tutto il panorama. Aprendo lo sguardo sugli angoli bui e su quelli luminosi. Riacquistando una consapevolezza aperta anche quel brontolone del nostro cattivo umore non può negare l’evidenza: il cuore è vasto, il mondo è vasto e dove si chiude una porta spesso si apre un portone.

Siamo abituati a pensare che dovremmo correggere, cambiare, modificare, controllare quello che c’è per renderlo migliore(…).Invece la mindfulness non ci chiede di fare nessuna delle cose che abitualmente pensiamo di dover fare. La pratica di mindfulness è un invito, un invito a conoscere e conoscerci sospendendo la fretta del giudizio. Nicoletta Cinotti Pratiche informali di ordinaria felicità

Pratica informale: Oggi, ogni volta che navighi sui social, guarda quanto spesso sorge il desiderio di imitare quello che vedi o di migliorarti sulla base del paragone tra te e gli altri. La parte della nostra mente che paragona – detta anche comparing mind – è una delle cause del perfezionismo. Vuoi darle nutrimento o lasciare che si riposi?

© Nicoletta Cinotti 2020 Pratiche informali di ordinaria felicità

Photo by Andy Chilton on Unsplash

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