Non credo che sia insolito provare più irritazione o rabbia proprio con le persone che amiamo di più. I genitori lo dicono dei figli e i figli dei genitori. Lo stesso accade nelle relazioni sentimentali: non c’è nessuno quanto il nostra partner che può farci perdere la pazienza.

La risposta più ovvia è che succede perchè sanno quali sono i nostri punti deboli. Se questo fosse vero vorrebbe dire che c’è una intenzionalità nel farci arrabbiare che credo accada solo in una piccola percentuale di casi.

Il punto è che il fatto che li amiamo ci fa desiderare da loro un insieme definito di comportamenti: più li amiamo e più vorremmo che le cose vadano in una direzione precisa e gradita. La rabbia che proviamo è una rabbia da dipendenza. Abbiamo bisogno che le cose vadano in una direzione stabilita o pre-stabilita  e tutte le volte che non accade entriamo in una irritazione spesso proporzionata alla nostra paura più che al reale problema.

Proviamo a gustare quei momenti di irritazione: ad assaporarli come faremmo con un gusto non ancora apprezzato. Spesso rivelano delle aree dove il nostro rapporto ha bisogno di crescere verso l’autonomia. Spesso la rabbia dichiara la profondità della nostra dipendenza: non dobbiamo cercare di sradicarla ma, piuttosto integrarla creativamente nella relazione. La rabbia, come dice Lowen può essere un’emozione che guarisce perchè rivelando le aree di tensione, ci indica in quali direzioni guardare. Cercare di sopprimerla la trasforma in esplosioni dannose quante inutili. Dopo chiederemo scusa e nessuno dei due avrà davvero imparato qualcosa.

La degradazione dell’amore, il calo del desiderio, non sono dovuti alla contaminazione dell’amore con l’aggressività, ma all’incapacità di sostenere la necessaria tensione tra questi due aspetti. Stephen Mitchell

Pratica di mindfulness: Esplorare rifiuto e accettazione (File audio)

© Nicoletta Cinotti 2018 A scuola di grazia e non di perfezione: ritiro di primavera

Il protocollo di mindfulness interpersonale

Foto di ©enza bianchimani

 

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